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L'analisi

Famiglia del bosco, la criminologa Fabbroni: la verità è nella zona grigia, l'amore non basta

La psicoterapeuta ha affrontato casi di cronaca nera e cold case tra cui il caso Garlasco, Nada Cella, la Strage di Erba e l’omicidio di Yara Gambirasio

15 Marzo 2026, 19:24

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Famiglia del bosco, la criminologa Fabbroni: la verità è nella zona grigia, l'amore non basta

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La criminologa e psicoterapeuta Barbara Fabbroni interviene sul caso della “famiglia del bosco”: “La verità sta nella zona grigia. L’amore non basta se non diventa garanzia di tutela”.  Nel suo intervento sul caso della famiglia che ha scelto di vivere in un casolare tra i boschi di Palmoli (Chieti), Fabbroni invita a guardare oltre la narrazione romantica. “Ci sono storie che sembrano uscite da un libro di favole: case di pietra in mezzo ai boschi, bambini scalzi che imparano dal vento e genitori che cercano, forse con ostinazione, una vita più essenziale. E poi ci sono le stesse storie osservate da vicino, senza il filtro romantico: luoghi che diventano troppo isolati, scelte educative che oltrepassano i confini, fragilità economiche che si trasformano in rischio”.

Il caso

Secondo gli atti richiamati nell’intervento, tutto inizia nel settembre 2024 con una richiesta di soccorso per un’intossicazione da funghi che, per legge, attiva una segnalazione ai servizi sociali. Il quadro descritto: un’abitazione rurale in pietra priva di impianto idraulico e rete fognaria, servizi igienici assenti, risorse economiche discontinue e tre minori che non frequentano la scuola. Nel novembre 2025, su ordinanza dell’autorità minorile, i bambini vengono allontanati e accompagnati in una comunità insieme alla madre; il padre resta nella casa. “Mi manca la mia vita”, ha dichiarato il padre ai microfoni di una nota trasmissione televisiva. La madre, Catherine Birmingham, ha rivendicato la scelta educativa: “Loro hanno imparato a leggere e scrivere da soli”.

L’analisi di Fabbroni

Per Fabbroni, il cuore del caso è l’attrito tra un ideale educativo e i confini della tutela. “La psicologia di un allontanamento è sempre la stessa: non è un taglio netto, ma una frattura invisibile. Si spezza l’equilibrio, si spezza la quotidianità, e soprattutto si spezza l’illusione — legittima, umana — che l’amore basti a proteggere”. Al centro del contenzioso c’è l’unschooling, una forma radicale di istruzione parentale non prevista dal quadro normativo italiano. “Dal punto di vista psicologico, l’unschooling è un terreno complesso: può favorire creatività e identità libera, ma rischia di negare ai bambini quelle competenze sociali e strutturali che li proteggono nel mondo reale”. E aggiunge: “L’Italia riconosce il diritto all’istruzione, ma anche l’obbligo di garantirla. In questa cornice normativa il sogno di Catherine e Nathan diventa un vuoto giuridico”. Sulle difficoltà di dialogo tra famiglia e istituzioni, Fabbroni parla di un “cortocircuito comunicativo” che ha inciso sulle decisioni: “La storia psicologica di questa famiglia è una storia di mancati incroci: tra loro e le istituzioni, tra il loro lessico e quello dei servizi, tra ciò che volevano dire e ciò che è stato compreso”. E mette a fuoco il nodo: “Il problema non è il bosco, ma la solitudine educativa”. Nell’opinione pubblica la vicenda divide. “C’è chi parla di abuso istituzionale e chi di tutela necessaria; chi vede due genitori alternativi ma amorevoli e chi dei visionari irresponsabili. La verità sta, come spesso accade, nella zona grigia: tra un modello educativo libero e una possibile trascuratezza; tra la scelta di vivere fuori dagli schemi e la capacità — o incapacità — di garantire ai figli ciò che la legge considera essenziale”. Nella sua lettura simbolica, Fabbroni richiama il significato del bosco. “Il bosco rappresenta il luogo dell’esplorazione e dell’ignoto. Questa famiglia ha scelto il sentiero poco battuto: ora è chiamata a uscirne, almeno per un tratto, per dimostrare che quel bosco non era una fuga, ma una scelta consapevole”. E chiude con una domanda che suona come monito: “Quanto spazio possiamo concedere alla libertà, senza tradire la responsabilità?”

Chi è Barbara Fabbroni 

Criminologa specializzata in rilettura della scena del crimine e dinamiche psicologiche dell’azione omicidiaria; ha affrontato casi di cronaca nera e cold case tra cui il caso Garlasco, Nada Cella, la Strage di Erba e l’omicidio di Yara Gambirasio. - Psicologa e psicoterapeuta con lunga esperienza clinica nel trattamento delle dipendenze affettive e delle psicopatologie di coppia. - Autrice di riflessioni critiche sui processi mediatici, affronta i temi con l’autorevolezza di chi conosce sia “le carte” sia le fragilità umane. - Formazione in Analisi Transazionale, che integra a una comunicazione empatica orientata alla sensibilizzazione del pubblico.