15 marzo 2026 - Aggiornato alle 21:32
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Il caso

Manager-giornalista arrestato per pedopornografia: ecco perché non si può fare il nome

Ex vice direttore di un tg diventato capo della comunicazione fermato con la compagna: sequestrati foto e video ritenuti pedopornografici, indagini su presunti abusi e coinvolgimento di minori in ambito familiare

15 Marzo 2026, 20:06

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Manager-giornalista arrestato per pedopornografia: ecco perché non si può fare il nome

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Il nome non si può fare perché sono coinvolti i nipotini. E quindi sarebbero identificate le vittime. Il manager-giornalista arrestato per pedopornografia era un insospettabile. Da vice direzione di un tg nazionale aveva fatto il salto assumendo il ruolo di capo della comunicazione di un’importante azienda energetica a partecipazione statale. Adesso lavora in una società privata. Il 52enne è stato arrestato nei giorni scorsi dai carabinieri in contemporanea alla nuova compagna, un'insegnante di 48, invece in carcere a Treviso per gli stessi reati. La procura di Roma sospetta che il giornalista potrebbe far parte di un giro più vasto di pedofilia. 

Nel telefono cellulare dell'uomo gli inquirenti hanno rinvenuto fotografie e filmati di minori che, secondo gli investigatori, configurerebbero materiale pedopornografico. Tra i file sequestrati figuravano anche le immagini della figlia sedicenne della sua compagna e quelle dei due nipotini della donna, di 5 e 8 anni, figli del fratello, del tutto ignaro dei fatti. Lui, e con lui la compagna, non hanno rilasciato dichiarazioni quando i carabinieri hanno bussato alla porta, all'esito della denuncia presentata dal padre della sedicenne, ex partner della donna. L'uomo si era rivolto alle autorità dopo che la ragazza lo aveva avvertito di aver scoperto, nell'abitazione del giornalista a Treviso, alcune sue foto mentre si trovava sotto la doccia, nella vasca da bagno o addormentata, conservate nel computer della madre.

L’interrogatorio di garanzia avverrà la prossima settimana. L’uomo e la donna sono accusati a vario titolo di violenza sessuale su minori, pornografia minorile e detenzione nonché accesso a materiale pedopornografico. I due sono stati tradotti in carcere in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip della Capitale. Il giornalista è stato bloccato alla stazione Termini subito dopo l’arrivo del treno da Bologna, la docente di liceoa Treviso, città in cui risiede. Le indagini hanno preso avvio dalla denuncia dell’ex compagno della professoressa, presentata dopo che la figlia aveva raccontato di aver scoperto sul computer della madre uno scambio di materiale pedopornografico con un uomo, poi identificato nel cronista.

La minore, in seguito ascoltata in audizione protetta, avrebbe visto a Treviso, nell’abitazione materna, una chat tra i due sospettati con immagini e messaggi a contenuto sessuale riguardanti minori, tra cui lei stessa e due cuginetti di 5 e 8 anni. Tali elementi hanno trovato riscontro nelle testimonianze e nel materiale informatico sequestrato durante le perquisizioni effettuate tra Treviso e Roma nelle case degli indagati, compresi telefoni, computer e tablet. Secondo gli investigatori dell’Arma è stata rinvenuta “una elevatissima mole di dati afferenti foto e video dal contenuto sessualmente esplicito”. Nelle conversazioni tra i due sarebbero stati “rilevati contenuti di natura pedopornografica incentrati su commenti scambiati tra i due, con riferimento alle foto che ritraevano i minori nelle zone intime del corpo”, oltre ad altri passaggi “che fanno ipotizzare che i nipoti della donna indagata siano stati costretti a subire attenzioni di natura sessuale dalla zia” come “ripetuti toccamenti nelle zone genitali contemporaneamente videoregistrati e commentati poi con l’indagato”. Nel telefono in uso al giornalista, infine, sono state trovate “numerose immagini a contenuto pedopornografico” di under 18 “in pose sessualmente esplicite”. Gli accertamenti proseguono; gli indagati restano a disposizione dell’autorità giudiziaria, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.