16 marzo 2026 - Aggiornato alle 00:09
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lo scenario

Stretto di Hormuz in bilico: l'Iran blocca il passaggio, l'Occidente pensa a una coalizione

I padroni di casa oscillano tra diplomazia e uso della forza, Stati Uniti e Regno Unito spingono per scorte marittime mentre la Germania invoca il dialogo

15 Marzo 2026, 22:25

22:30

I pasdaran rivendicano il controllo totale dello stretto di Hormuz : oltre 40 missili contro obiettivi Usa e israeliani

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La crisi nello Stretto di Hormuz tiene il mondo con il fiato sospeso, con l'Iran che gioca una partita delicata tra diplomazia e forza militare, mentre le potenze occidentali spingono per sbloccare questa arteria vitale del commercio globale. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha rivelato in un'intervista a Cbs News che diversi Paesi, senza nominarli, hanno bussato alla porta di Teheran per ottenere passaggi sicuri alle loro navi attraverso lo stretto attualmente bloccato. "Spetta alle nostre forze armate decidere", ha tagliato corto, lasciando intendere che la tensione resta alta e che ogni mossa dipende dal contesto bellico in corso.

Intanto, dal fronte atlantico arriva un pressing deciso: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro britannico Keir Starmer si sono sentiti ieri sera per discutere proprio dell'"importanza di riaprire lo Stretto di Hormuz", come confermato da Downing Street. I due leader hanno messo sul tavolo l'impatto economico globale dell'interruzione del traffico marittimo, che sta facendo lievitare i costi dell'energia in tutto il mondo. Trump, già nella giornata di ieri, aveva esortato i Paesi dipendenti dal petrolio che transita da Hormuz a coordinarsi con Washington per garantire la sicurezza della rotta, un appello che sa di preludio a un'azione concreta.

Alleanze e divergenze tra le potenze

Non solo USA e Regno Unito: anche il Giappone entra nel dibattito con un colloquio telefonico durato mezz'ora tra il ministro della Difesa Shinjiro Koizumi e l'omologo americano Pete Hegseth, a pochi giorni dal loro ultimo confronto del 10 marzo. Hegseth ha fornito una panoramica degli sviluppi in Medio Oriente, ribadendo l'impegno USA a rafforzare la deterrenza nell'alleanza nippo-americana senza toccare il dispiegamento di truppe in Giappone, che resta in piena prontezza. Koizumi ha risposto sottolineando quanto la pace nello Stretto sia cruciale per Tokyo e la comunità internazionale, promettendo un dialogo serrato con tutti gli attori coinvolti. Le forze giapponesi, dal canto loro, vigilano attentamente sulle aree intorno al Paese.

Ma non tutti marciano compatti: la Germania ha messo un freno netto. Il ministro degli Esteri Johann Wadephul, intervistato dall'Ard, ha escluso categoricamente un intervento militare per proteggere le navi commerciali. "Diventeremo presto una parte attiva di questo conflitto? No", ha sentenziato, eco della linea dura del cancelliere Friedrich Merz e del ministro della Difesa Boris Pistorius. Per Berlino, la sicurezza di Hormuz passa solo per una "soluzione negoziata", parlando direttamente con l'Iran, senza scorciatoie armate.

La coalizione americana all'orizzonte

E mentre le diplomazie si intrecciano, l'amministrazione Trump sembra pronta a passare ai fatti: secondo il Wall Street Journal, già questa settimana potrebbe annunciare la formazione di una coalizione internazionale per scortare le navi lungo lo Stretto, che lambisce la costa iraniana. Le discussioni sono in corso sul timing – prima o dopo la fine delle ostilità – ma molti Paesi restano prudenti, scoraggiati dai rischi di un coinvolgimento diretto. La Casa Bianca, per ora, nicchia, lasciando aperta la porta a possibili aggiustamenti in base all'evolversi della crisi.

In un contesto così instabile, lo Stretto di Hormuz non è solo una questione di petrolio: è il termometro di un Medio Oriente sotto pressione, dove ogni telefonata e dichiarazione può spostare equilibri economici e geopolitici. L'Iran tiene le redini, ma le richieste di passaggio sicuro da parte di vari Stati suggeriscono crepe nel blocco. Trump e Starmer puntano a un sblocco rapido per placare i mercati, il Giappone vigila senza avventurarsi, e la Germania scommette sul dialogo. Resta da vedere se la coalizione USA decollerà e, soprattutto, se basterà a riaprire la rotta senza innescare un'escalation.