la storia
Chi è Fabrizio Cardinali, l'uomo che da 40 anni vive nel bosco senza luce né acqua (ma è un caso diverso dalla Famiglia del bosco)
A Cupramontana, da quasi quattro decenni la "Tribù delle Noci Sonanti" pratica l'autosufficienza: vita a lume di olio, decrescita felice e formazione forestale per una nuova generazione
All’alba, sulle alture marchigiane di Cupramontana, il buio si dissolve soltanto davanti alla tenue fiamma di una lampada a olio. Nessun ronzio di frigoriferi, nessun router Wi-Fi, nessun contatore che scatta. Qui, da quasi quattro decenni, Fabrizio Cardinali porta avanti un esperimento radicale di autosufficienza: la “Tribù delle Noci Sonanti”.
La scelta affonda le radici a metà degli anni Ottanta, intorno al 1986, in netta controtendenza rispetto all’onda del consumismo di massa. In un antico casolare in pietra, circondato da cinque ettari di terreno, Cardinali ha dato vita a una comunità improntata alla totale autonomia e alla rinuncia alla modernità energivora.
La pratica quotidiana è concreta e severa: l’acqua si attinge a mano, il cibo cuoce sul focolare, ci si lava senza acqua corrente. Il ritmo delle giornate è regolato dal sole e dal susseguirsi delle stagioni.
Non è però un eremo chiuso al mondo. Un viottolo sterrato lo separa dal traffico a motore ma lo apre a un flusso costante di ospiti, compagne e amici alla ricerca di una “decrescita felice” e di un passo di vita più sobrio.
Il frutto più emblematico di questo microcosmo è Siddhartha, il figlio quasi diciannovenne di Fabrizio. Cresciuto dove ogni risorsa ha un limite tangibile—misurando fin da piccolo la legna per l’inverno o l’acqua per il bucato—ha compiuto un percorso formativo esemplare. Dopo l’istruzione parentale nel bosco, è passato alla scuola pubblica fino ad approdare alla Scuola Forestale di Ormea, in provincia di Cuneo. In questo storico istituto—che nel 2025 ha celebrato i 40 anni—si è distinto come studente modello, ottenendo nel 2024-2025 una prestigiosa borsa di studio del Rotary Club di Mondovì.
La sua traiettoria incarna l’evoluzione del progetto paterno: dal “bosco di casa” al “bosco di mestiere”, per acquisire competenze capaci di curare l’ecosistema e abitare con consapevolezza la modernità.
Come spesso accade nelle esperienze di frontiera, l’impatto iniziale non fu semplice. All’esordio, Cupramontana osservò quell’uomo che rinunciava ai comfort con curiosità mista a diffidenza. Oggi, però, la stessa comunità parla della Tribù con rispetto. La coerenza nel tempo, l’assenza di arroganza e la chiarezza delle regole hanno trasformato questa realtà in una componente riconosciuta del mosaico identitario locale, fino a entrare nelle narrazioni turistico-civiche del territorio.
Un esperimento nato in contropelo rispetto alla propria epoca che, senza cedere nella sostanza, ha saputo dialogare con il mondo circostante.