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Guerra

Il bilancio di Trump: «L'Iran è una tigre di carta e Mojtaba Khamenei non sappiamo se sia vivo o morto»

Conferenza stampa del presidente alla Casa Bianca. La sorpresa Regno Unito sulla mancata partecipazione alla guerra e ancora la sollecitazione sul sostegno degli alleati nello Stretto di Hormuz

16 Marzo 2026, 18:51

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Il bilancio di Trump:  «L'Iran è una tigre di carta e Mojtaba Khamenei non sappiamo se sia vivo o morto»

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«Sono molto sorpreso» che il Regno Unito non voglia partecipare alla guerra contro l’Iran. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, parlando alla Casa Bianca e tornando ad accusare diversi alleati di aver rifiutato di prendere parte alle operazioni militari contro la Repubblica islamica.

«Ho detto: non volete farlo? Noi siamo stati con voi. Siamo il vostro alleato più antico e spendiamo molti soldi per la Nato e per tutte queste cose per proteggervi», ha aggiunto.

Dal podio della Casa Bianca, Trump ha ridimensionato la minaccia di Teheran definendo l’Iran una “tigre di carta”. «Quella con cui abbiamo a che fare ora è una tigre di carta», ha affermato, precisando però che «non era una tigre di carta due settimane fa».

Il presidente ha tracciato un bilancio delle operazioni in corso, sostenendo che le forze statunitensi avrebbero colpito «oltre 7.000 obiettivi», per lo più infrastrutture militari e siti strategici. Ha quindi parlato di una «riduzione del 90% dei lanci di missili balistici e del 95% degli attacchi con droni», segnalando un marcato indebolimento delle capacità operative iraniane.

«Abbiamo attaccato gli impianti in cui vengono prodotti missili e droni, e le operazioni continuano», ha detto, aggiungendo che numerose unità navali sarebbero state distrutte o affondate insieme ad altre capacità ritenute cruciali per l’apparato militare di Teheran.

Trump ha spiegato di aver chiesto ad altri Paesi di fornire il loro contributo nello Stretto di Hormuz «non perché abbiamo bisogno di loro, ma perché voglio vedere come reagiscono». Ha poi ribadito una critica già mossa in passato: gli Stati Uniti «proteggono sempre gli altri Paesi» senza ricevere analogo sostegno quando serve. «Ho sempre pensato che questa fosse una debolezza della Nato, il nostro compito era proteggerli», ha affermato. «Ma ho sempre detto che, quando avremo bisogno di aiuto, loro non ci proteggeranno», ha aggiunto, precisando tuttavia che «questo non è un bisogno».

«Abbiamo costruito il più grande esercito del mondo e proteggiamo le persone», ha proseguito. «Se avessimo bisogno delle loro navi posamine o di qualsiasi altra cosa, di qualsiasi mezzo che potrebbero avere a causa di una situazione in cui si trovano, dovrebbero venire subito ad aiutarci perché noi li abbiamo aiutati per anni».

Alla domanda su quali Paesi sosterranno gli sforzi degli Stati Uniti in Iran, Trump ha reso noto che il segretario di Stato Marco Rubio farà presto un annuncio, aggiungendo che alcuni Stati sono vicini all’area e altri più lontani. «Non sappiamo se sia vivo o morto», ha esordito poi il presidente americano a proposito della nuova Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei. «Dirò questo, nessuno l’ha visto e questo fatto è inusuale», ha osservato. «Non sappiamo chi sia il loro leader. Ci sono persone che vogliono negoziare. Non abbiamo idea di chi siano», ha aggiunto.

Sul rischio di mine nello Stretto di Hormuz, Trump ha dichiarato: «Non sappiamo» se «effettivamente» l’Iran le abbia posate, ma qualora lo facesse sarebbe «una forma di suicidio» da parte di Teheran. Quanto al possibile ruolo di Parigi per garantire la libertà di navigazione nello Stretto, il presidente ha risposto: «Penso che aiuterà», confermando di aver avuto un colloquio telefonico con Emmanuel Macron. «Su una scala da 0 a 10, lui è stato da 8. Non la perfezione, ma è la Francia, non ci aspettiamo la perfezione», ha concluso.