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17 marzo 2026 - Aggiornato alle 15:25
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L'indagine

Lecco, il nuovo capitolo del caso Baby Gang: retate all’alba, accuse di armi e rapina. E quella frase in tribunale che ora pesa come un macigno

Un’operazione a tappeto dei carabinieri scuote la Brianza: il trapper finisce di nuovo in manette a pochi giorni dalla condanna per la “pistola nel portatovaglioli”

17 Marzo 2026, 12:45

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Baby Gang lascia il carcere e va in una comunità terapeutica per disintossicarsi

Il trapper Baby Gang

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Gli uomini dell’Arma dei Carabinieri bussano a una stanza: è l’ennesimo capitolo giudiziario di Mouhib Zaccaria, in arte Baby Gang. A Lecco scatta un’operazione ampia, fatta di ordinanze di custodia cautelare e perquisizioni a catena. In mezzo, ancora una volta, il nome ingombrante del trapper che a inizio mese, in tribunale a Milano, aveva sussurrato: “Adesso basta, solo musica”. Parole pronunciate il 4 marzo 2026, dopo una condanna a 2 anni e 8 mesi per ricettazione e detenzione di una pistola con matricola abrasa. Parole che, oggi, tornano come un contrappunto amaro.

Il nuovo arresto: che cosa contestano gli inquirenti

Secondo quanto reso noto, i carabinieri del Comando provinciale di Lecco hanno dato esecuzione a diverse misure cautelari, svolgendo al contempo “numerose perquisizioni” che riguardano Baby Gang e soggetti ritenuti a lui vicini. Le ipotesi di reato che pendono sul rapper sono pesanti: porto abusivo di armi e rapina. Si tratta di un filone d’indagine che, per impostazione e tempistica, appare collegato all'indagine investigativo già emersa nei mesi scorsi e che aveva portato agli arresti dell’11 settembre 2025, quando il trapper venne bloccato in un hotel di Milano con una pistola clandestina e, successivamente, furono rinvenute altre due armi nella sua abitazione nel Lecchese. In quell’occasione, i carabinieri diedero esecuzione a quattro ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altre persone legate a un presunto giro di armi e droga. Oggi, gli inquirenti tornano a battere su quel fronte.

Il precedente che pesa: la “pistola nel portatovaglioli” e la condanna del 4 marzo

Il contesto è essenziale per capire la cornice giudiziaria. Il 4 marzo 2026 il gup Chiara Valori (Procura di Milano, pm Maura Ripamonti) ha condannato Baby Gang a 2 anni e 8 mesi con rito abbreviato per ricettazione e detenzione di un’arma con matricola abrasa. Quel procedimento nasce proprio dal blitz dell’11 settembre 2025: i militari, impegnati sull’asse Lecco–Milano in una più ampia inchiesta diretta dalla procura di Lecco, trovarono nella stanza d’albergo del trapper una semiautomatica nascosta in un insolito nascondiglio, un portatovaglioli. In seguito, raccontò la difesa, il 24enne avrebbe motivato il possesso dell’arma con la “paura di essere derubato”. Dopo l’arresto di settembre, la misura cautelare era stata in un primo momento il carcere; in autunno il gip concesse i domiciliari con braccialetto elettronico in una comunità terapeutica del Milanese, nell’ambito di un percorso di disintossicazione. Il quadro, insomma, era quello di un giovane artista che, a detta dei suoi legali, stava provando a recidere il legame con una “fascinazione patologica per le armi”. La sentenza, arrivata dodici giorni fa, sembrava il preludio a un cambio di passo. Oggi, però, l’inchiesta lecchese riaccende i riflettori.

Che cosa sappiamo dell’operazione su armi e droga del 2025

Per comprendere l’odierno giro di vite, è utile tornare al settembre 2025. Quel giorno, le pattuglie del comando provinciale di Lecco non solo arrestarono Baby Gang, ma eseguirono perquisizioni e misure cautelari contro un piccolo gruppo, in buona parte imparentato tra loro, sospettato di traffico di cocaina (un flusso stimato in circa 10–12 mila euro al mese) e di detenzione di armi, anche da guerra. In un tassello dell’indagine, un AK‑47 di fabbricazione ex cecoslovacca – arma perfettamente funzionante – venne collegato anche all’universo dei videoclip musicali riconducibili a Baby Gang e al collega Simba La Rue. Un dettaglio che, per gli inquirenti, faceva pensare a un dialogo costante tra immaginario artistico e disponibilità effettiva di armi. Da quell’indagine, partita a gennaio 2024, presero forma i primi capi d’imputazione che oggi tornano in scena.

Un profilo giudiziario stratificato: dalla sparatoria di Corso Como ai ribaltamenti d’appello

Il nome di Baby Gang è da anni al centro della cronaca giudiziaria lombarda. Il processo per la sparatoria tra il 2 e il 3 luglio 2022 in via Tocqueville (zona Corso Como, Milano) – episodio che ferì due giovani senegalesi – ha visto, nel tempo, sentenze e aggiustamenti: in primo grado condanne pesanti per il trapper e per Simba La Rue; poi, in Appello (9 luglio 2024), la caduta dell’accusa di rapina e la riduzione delle pene; quindi, per Zaccaria Mouhib, una condanna collegata divenuta definitiva e in parte scontata in affidamento in prova ai servizi sociali. Il dato che rileva oggi, anche secondo il Corriere della Sera, è che al 4 marzo 2026 Baby Gang risultava ancora in affidamento per la vicenda del 2022, mentre riceveva la nuova condanna per la pistola e, pochi giorni dopo, veniva raggiunto dalle nuove misure della Procura di Lecco. Una stratificazione che racconta un rapporto costante, e problematico, tra l’artista e le aule di giustizia.