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19 marzo 2026 - Aggiornato alle 16:45
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Ue

Macron tra Europa, Golfo e politica interna: asse con Berlino sul caccia Fcas, appelli per la pace e smentite sulle comunali

Il presidente francese cerca un'intesa con il cancelliere Merz per sbloccare il programma militare europeo, chiede una moratoria sugli attacchi energetici in Medio Oriente attirando le critiche di Teheran e respinge le accuse di ingerenze nelle elezioni di Parigi

19 Marzo 2026, 13:17

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Macron tra Europa, Golfo e politica interna: asse con Berlino sul caccia Fcas, appelli per la pace e smentite sulle comunali

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Francia e Germania tentano un'ultima mediazione per sbloccare il programma del nuovo caccia da combattimento europeo FCAS. A margine del vertice Ue, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno concordato l'avvio di colloqui guidati da esperti per superare le divergenze industriali tra Airbus e Dassault, puntando a un risultato concreto entro la metà di aprile. L'obiettivo, come ha sottolineato Macron registrando dei progressi, è trovare un terreno comune con calma e rispetto, mantenendo chiara la direzione strategica di un progetto cruciale. Il programma, che coinvolge anche la Spagna, mira infatti a sostituire i caccia Rafale e gli Eurofighter entro il 2040, sviluppando un ecosistema tecnologico avanzato che include anche droni e reti di combattimento.

Il vertice europeo è stato anche la cornice per affrontare la delicata crisi in Medio Oriente. Macron ha definito sconsiderata l'escalation militare che ha colpito per la prima volta le infrastrutture di produzione del gas in Iran e in Paesi del Golfo come il Qatar. Per questo motivo, il capo dell'Eliseo ha invocato una rapida de-escalation e una moratoria immediata sugli attacchi alle infrastrutture civili, in particolare quelle energetiche e idriche, fondamentali per i bisogni essenziali delle popolazioni. In vista delle imminenti festività religiose, Macron ha chiesto una cessazione temporanea dei combattimenti per dare spazio ai negoziati, confrontandosi telefonicamente anche con l'emiro del Qatar e con il presidente americano Donald Trump per tutelare la sicurezza degli approvvigionamenti.

La posizione francese ha però innescato la dura reazione diplomatica dell'Iran. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha accusato Macron di mancanza di imparzialità, rimproverandogli di non aver mai speso una parola di condanna per le offensive di Israele e degli Stati Uniti contro la Repubblica islamica, inclusi i raid ai depositi di carburante di Teheran dello scorso 7 marzo. Secondo il ministro iraniano, la preoccupazione di Parigi sarebbe emersa solo a seguito della rappresaglia di Teheran contro il cruciale giacimento qatariota di Ras Laffan, ignorando deliberatamente gli attacchi subiti in precedenza dall'Iran.

Spostando l'attenzione sul fronte politico interno, la giornata di Macron è stata segnata anche dalla necessità di respingere seccamente le accuse di ingerenze nelle elezioni municipali di Parigi. Emmanuel Grégoire, candidato sindaco per la coalizione di sinistra, aveva accusato il presidente di essere intervenuto in prima persona per spingere al ritiro la candidata di estrema destra Sarah Knafo, al fine di favorire l'ex ministra di centrodestra Rachida Dati. Arrivando a Bruxelles, Macron ha bollato queste affermazioni come prive di senso e non serie. Il presidente ha chiarito di non conoscere personalmente Knafo e ha smentito qualsiasi sua interferenza nelle dinamiche elettorali parigine, auspicando che la campagna per le comunali ritrovi un clima di maggiore rispetto e correttezza repubblicana.