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19 marzo 2026 - Aggiornato alle 21:30
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Guerra in Medio Oriente

Londra annuncia piano a sei per lo sblocco di Hormuz, c'è anche l'Italia

Una strategia comune per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, i sei paesi chiedono anche una moratoria sugli attacchi iraniani alle infrastrutture civili

19 Marzo 2026, 15:22

15:55

Centinaia  di navi bloccate a Hormuz, allarme petrolio

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Un piano condiviso da sei Paesi: Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone.

Ad annunciarlo da Londra è il premier britannico Kei Starmer: «Noi condanniamo nei termini più forti - si legge nel comunicato diffuso a nome dei leader dei sei Paesi - i recenti attacchi dell'Iran contro navi commerciali disarmate nel Golfo, gli attacchi contro infrastrutture civili incluse installazioni per il gas e il petrolio e la chiusura de facto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane».

Nella nota, i firmatari si dicono quindi «pronti a contribuire agli sforzi per garantire un transito sicuro attraverso lo Stretto» ed elogiano tutte «le nazioni disposte a impegnarsi nella pianificazione preparatoria» di un'iniziativa rinviata apparentemente per il momento al futuro.

I sei esprimono a seguire «profonda preoccupazione per l'escalation del conflitto» in Medio Oriente, per poi rivolgersi solo a Teheran: sollecitato a «cessare immediatamente le sue minacce», a mettere fine alla deposizione di "mine", ad «attacchi e lanci di droni o a qualunque altro tentativo di blocco dello Stretto» e ad aderire «alla Risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu».

Ricordano inoltre «il fondamentale principio di diritto internazionale della libertà di navigazione», imputando «agli effetti delle azioni dell'Iran» i contraccolpi destinati a essere «avvertiti da persone di ogni parte del mondo, specialmente tra le più vulnerabili».

Sulla base della Risoluzione 2817, i sei chiedono in ultimo la fine di queste "interferenze" sul commercio marittimo e sulle catene per la fornitura globale delle fonti di energia, sollecitando «un'immediata moratoria complessiva degli attacchi sulle infrastrutture civili, incluse quelle del petrolio e del gas».

Non senza evocare «la prosperità e la sicurezza internazionale» come loro obiettivo e impegnarsi anche ad aiutare, assieme all'Onu e ad altri organismi, «le nazioni più esposte» alle conseguenze della guerra.