Salute
Epatite A in aumento in Campania: frutti di mare crudi sotto accusa per 133 casi e oltre 50 ricoveri
Controlli intensificati e invito alla vaccinazione, all'igiene e alla cottura sicura
Sono in aumento in Campania i casi di epatite A. Al momento ne sono stati censiti dalla Regione 133, con una cinquantina di ricoverati all’ospedale Cotugno di Napoli da metà febbraio e 14 nella giornata di oggi: tra loro un 46enne trasferito al Cardarelli in condizioni critiche.
Diversi i pazienti sulle barelle nel pronto soccorso.
Per la direzione dell’Azienda Ospedaliera dei Colli comunque «non sussiste alcuna emergenza. La situazione al pronto soccorso si mantiene infatti complessivamente stabile. Nel corso della giornata si sono registrati circa 14 nuovi casi. Di questi, nel pomeriggio è previsto il ricovero in degenza di circa 9 pazienti, con conseguente alleggerimento dell’area di emergenza. Sono inoltre in fase di trasferimento due ulteriori casi dal presidio Cto, attualmente in attesa di ricovero. Il flusso di nuovi accessi si mantiene al momento moderato, senza evidenze di criticità nella gestione clinica e organizzativa».
Sotto accusa frutti di mare e pesce crudo.
Il numero dei casi che si è registrato in quest’ultimo periodo, secondo la Regione, rappresenta «un incremento che richiede la massima attenzione sul fronte della sicurezza alimentare, della sorveglianza epidemiologica e dell’informazione ai cittadini».
Di qui la decisione di rafforzare i controlli sulla filiera dei molluschi e potenziare contestualmente l’attività di prevenzione.
Vaccinazione, igiene personale e degli ambienti domestici alcune delle prescrizioni fondamentali oltre alla cottura dei frutti di mare che non vanno mai consumati crudi.
L'epatite A è un’infezione acuta del fegato causata dal virus Hav.
Si trasmette per via oro-fecale, cioè attraverso ingestione di acqua o cibi contaminati oppure per contatto stretto con una persona infetta.
Il contagio può avvenire anche prima che compaiano i sintomi, perché il virus è presente nelle feci già 7-10 giorni prima dell’esordio clinico; il periodo di incubazione varia in genere da 15 a 50 giorni.
I sintomi più frequenti sono febbre, malessere, nausea, dolori addominali, urine scure e ittero; nei bambini l’infezione può anche decorrere senza sintomi evidenti.
Nella trasmissione alimentare, un ruolo importante può quindi essere svolto da alcuni cibi consumati crudi o non sufficientemente cotti, in particolare i molluschi bivalvi, ma anche acqua contaminata, frutta, verdura e frutti di bosco.
La vaccinazione, si fa presente, resta la misura più efficace di prevenzione. È particolarmente importante per i contatti di casi di epatite A e per le persone a maggiore rischio.
È fondamentale che chi è stato a stretto contatto con un caso confermato si rivolga subito al proprio medico o ai Servizi di prevenzione della Asl.
Bisogna rivolgersi al medico, inoltre, in presenza di sintomi come nausea persistente, forte stanchezza, dolore addominale, urine scure, feci chiare o colorazione gialla della pelle e degli occhi.
Nella maggior parte dei casi la guarigione è completa, ma il decorso può essere più impegnativo negli adulti più anziani e nelle persone con patologie epatiche preesistenti.