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20 marzo 2026 - Aggiornato alle 21:00
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L'inchiesta

Il deragliamento del tram 9 a Milano: l'ombra dello smartphone e il mistero dei dodici secondi

Secondo gli inquirenti c'è l'ipotesi che l'autista poco prima dello schianto stesse parlando al telefono mentre la difesa invoca malore e punta sulla discrepanze nei tempi: la chiamata si sarebbe chiusa molto prima dell'incidente

20 Marzo 2026, 17:40

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Il deragliamento del tram 9 a Milano: l'ombra dello smartphone e il mistero dei dodici secondi

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Svolta nell'inchiesta sul deragliamento in viale Vittorio Veneto, all’angolo con via Lazzaretto, a Milano del tram linea 9, finito fuori dai binari ad alta velocità finendo contro un edificio. Il bilancio è tragico con due morti, Ferdinando Favia e Okon Johnson Lucky, e decine di feriti.

La Procura della Repubblica meneghina e la Polizia Locale hanno concentrato le indagini su un’ipotesi tanto netta quanto inquietante: una distrazione fatale dovuta all’uso dello smartphone durante la guida.

Il cuore dell’inchiesta per omicidio colposo e lesioni ruota attorno a un dato: dodici secondi. In base alle prime ricostruzioni, elaborate dai contenuti del cellulare sequestrato al macchinista, l’uomo avrebbe concluso una telefonata circa 12 secondi prima dell’impatto. In quel brevissimo intervallo il tram avrebbe «saltato» una fermata e affrontato uno scambio verso sinistra a circa 50 km/h, uscendo irrimediabilmente dai binari.

Per l’Azienda Trasporti Milanesi (ATM), l’eventualità che il conducente fosse al telefono configura una “violazione gravissima” dei regolamenti interni e delle norme di sicurezza. La posizione dell’azienda è inequivocabile: l’uso del cellulare in marcia è tassativamente vietato, perché su mezzi così affollati e inseriti in una rete complessa ogni possibile fonte di distrazione deve essere eliminata. Di segno opposto la ricostruzione della difesa. Gli avvocati Benedetto Tusa e Mirko Mazzali sostengono che il tranviere non fosse affatto al telefono al momento dello schianto. La chiamata incriminata, della durata complessiva di 3 minuti e 40 secondi, si sarebbe interrotta «almeno un minuto e mezzo» prima del disastro. I legali si dichiarano certi che il confronto tra tracciamenti GPS e tabulati, insieme all’analisi tecnica dei dati, scagionerà il loro assistito dall’accusa di distrazione.

Per dirimere il contrasto tra ipotesi accusatoria e tesi difensiva, gli investigatori stanno procedendo a un delicato “riallineamento” cronometrico. L’obiettivo è sincronizzare in modo univoco gli orari della copia forense dello smartphone con quelli della “scatola nera” del tram. Solo l'analisi e il confronto con i tabulati telefonici e la lettura delle immagini delle telecamere interne alla cabina consentiranno di stabilire con certezza se il conducente fosse distratto dal dispositivo in quei secondi decisivi.

A complicare il quadro, alla pista della distrazione si affianca quella del malore. Il macchinista ha dichiarato di aver avvertito un improvviso dolore al piede che avrebbe provocato una “sincope vasovagale”, impedendogli di mantenere il controllo della vettura. Gli inquirenti, che hanno perquisito la control room di ATM per acquisire le comunicazioni, stanno verificando se l’infortunio sia stato segnalato alla centrale operativa. Secondo un servizio della TGR Lombardia, tale segnalazione non sarebbe giunta in tempo utile.