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20 marzo 2026 - Aggiornato alle 21:00
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Patologie

Troppi casi di epatite A in Campania: a Napoli scatta il divieto di consumare frutti di mare

L'ordinanza del sindaco Manfredi per arginare la diffusione del virus; ispezioni dei Nas e sanzioni per commercianti senza tracciabilità

20 Marzo 2026, 18:16

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Troppi casi di epatite A in Campania: a Napoli scatta il divieto di consumare frutti di mare

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Ottantaquattro casi da gennaio ad oggi nel solo territorio della Asl di Napoli, 14 quelli registrati nelle ultime 24 ore nella stessa Asl e altri 10 a Forio Ischia, più 50 ricoverati al Cotugno, il centro di riferimento in Campania per le malattie infettive, con sede nel capoluogo partenopeo. Sono i numeri dell’epatite da virus A, la malattia a trasmissione orofecale che sta provocando allarme tra i cittadini e le strutture sanitarie della regione.

Parlano i dati diffusi dal Dipartimento di prevenzione dell’Asl Napoli 1 Centro: gli 84 casi contati dall’inizio dell’anno sono dieci volte maggiori rispetto alla media delle segnalazioni nello stesso arco di tempo degli ultimi dieci anni e 41 volte in rapporto all’ultimo triennio. Al momento le condizioni cliniche dei pazienti ricoverati non presentano aspetti di criticità. In ogni caso e per evitare un’ulteriore diffusione dell’epatite, il Comune di Napoli, con un’ordinanza firmata dal sindaco Gaetano Manfredi, ha stabilito il divieto di consumo di frutti di mare in tutti gli esercizi pubblici, inclusi i locali di vicinato con consumo sul posto e le attività di produzione per consumo immediato, raccomandando ai cittadini di fare altrettanto e di prestare attenzione al consumo di frutta e verdura, che deve essere lavata in modo accurato. Le violazioni saranno punite con sanzioni da 2.000 a 20.000 euro. In caso di recidiva, scatterà la sospensione dell’attività da uno a 30 giorni e la successiva revoca del titolo autorizzativo. Analoghe ordinanze sono state firmate dai sindaci di Benevento e di Forio Ischia. Nel frattempo si muovono i carabinieri del Nas, coordinati dal comandante Alessandro Cisternino: da oggi sono partite tra Napoli e provincia le ispezioni nei ristoranti e nelle pescherie, ma anche nei mercatini 'anonimi', per accertare se vengono messi in vendita frutti di mare e ortaggi privi di tracciabilità. I campioni prelevati saranno poi analizzati dall’istituto zooprofilattico di Portici.

Controlli apprezzati dagli allevatori, che da anni sono riuniti in un consorzio. Ma, dicono, l’attenzione deve concentrarsi sugli abusivi che nel settore del commercio di cozze in Campania hanno il 25 per cento del mercato. La produzione di frutti di mare in regione sfiora i 5.000 quintali l'anno. Duemila quintali quelli delle ditte riunite in consorzio che contano 80 addetti diretti nella produzione più l’indotto per il commercio al dettaglio. I picchi di consumo si registrano nel periodo natalizio e nelle festività pasquali. «Le nostre strutture di produzione sono costantemente controllate dalle Asl - chiarisce Giuseppe Ambrosio, presidente di Asso Mitili - Tutto il prodotto viene cartellonato: significa che l’intera filiera è tracciata, dal luogo di coltivazione a quello di depurazione».