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21 marzo 2026 - Aggiornato alle 00:23
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Il caso

Il New York Times accusa Paolo Zampolli: «Ha chiesto all'Ice di espellere l'ex moglie brasiliana». Lui: «Ricostruzione non vera, vi spiego cosa è veramente accaduto»

Inchiesta del quotidiano newyorkese sull'inviato speciale di Trump. L'imprenditore da Milano ha però deciso di chiarire i fatti secondo il suo punto di vista

20 Marzo 2026, 23:37

21 Marzo 2026, 00:14

Il New York Times accusa Paolo Zampolli: «Ha chiesto all'Ice di espellere l'ex fidanzata brasiliana». Lui: «Ricostruzione non vera, vi spiego cosa è veramente accaduto»

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L’ombra di un presunto abuso di potere si allunga su Paolo Zampolli, inviato speciale in Italia di Trump e figura nota per la sua vicinanza con il presidente Usa tanto da essere l'uomo ad avergli presentato Melania.

Un’inchiesta del New York Times sostiene che l’imprenditore avrebbe fatto leva sulle proprie relazioni istituzionali per favorire l’espulsione dagli Stati Uniti della sua ex moglie, la brasiliana Amanda Ungaro, in un contesto già segnato da un durissimo contenzioso per l’affidamento del figlio adolescente.

Secondo la ricostruzione del prestigioso quotidiano statunitense, mentre Ungaro era detenuta in un carcere di Miami per presunte frodi sul luogo di lavoro, Zampolli avrebbe contattato un alto dirigente dell’ICE segnalando l’irregolarità del suo status migratorio. Il New York Times fa il nome di David Venturella, funzionario dell’agenzia, che dopo aver parlato con Zampolli, avrebbe chiamato l’ufficio di Miami ordinando agli agenti di prelevare la donna prima che venisse liberata su cauzione. Il pressing avrebbe avuto esito: passata in custodia all’ICE, Ungaro è stata in seguito deportata.

Raggiunto a Milano, Zampolli ha respinto le accuse, senza definirle “fake news” ma bollando la ricostruzione del quotidiano newyorkese come “certamente inaccurata”, e inquadrandola come un attacco politico alle linee sull’immigrazione dell’amministrazione Trump, proprio mentre il Congresso vota il finanziamento della Homeland Security. L’imprenditore ha negato di aver chiesto favoritismi o corsie preferenziali: “Le mie richieste erano unicamente volte a comprendere la situazione e qualsiasi consiglio che ho sollecitato riguardava esclusivamente la sicurezza di mio figlio”.

A suo dire, la posizione legale dell’ex moglie — tra un mandato di arresto pendente, un procedimento penale in corso e un’indagine parallela in Brasile — giustificava pienamente le determinazioni delle autorità. La mancata concessione della cauzione, insiste, non sarebbe frutto di indebite pressioni, ma l’esito di decisioni giudiziarie basate su registri ufficiali che attestavano il rischio di recidiva. “Segnalare presunte attività criminali o condotte illegali è un diritto legale”, ha aggiunto.

A parziale riscontro di questa versione è intervenuto il Dipartimento della Sicurezza interna degli Stati Uniti, che in una nota ha precisato come il rimpatrio sia avvenuto regolarmente per un visto scaduto da tempo e per gravi accuse di frode, definendo “falsa” l’ipotesi di un allontanamento imposto per favoritismi politici.

Nel suo messaggio diffuso da Milano, Zampolli ha scritto: «Innanzitutto, voglio ringraziare il New York Times per aver scelto un così bel ritratto d’archivio di me. Anche se non definirei il reportage "fake news", è certamente inaccurato”. E ha proseguito: “L’articolo sembra un attacco mirato alle politiche immigratorie dell’amministrazione — soprattutto in un momento così critico, mentre votiamo per finanziare la Homeland Security e proteggere la nostra nazione e i suoi alleati in un periodo di transiti globali e allarmi di sicurezza elevati. Sono orgoglioso di servire e di espormi al fuoco per il mio paese. Tutto ciò che faccio è per gli Stati Uniti d’America.

Ribadendo la propria linea difensiva, ha quindi affermato: «Non ho mai chiesto favori ai miei colleghi. Le mie richieste erano unicamente volte a comprendere la situazione, e qualsiasi consiglio che ho sollecitato riguardava esclusivamente la sicurezza di mio figlio».