l'emergenza
Arctic Metagaz, in campo la compagnia petrolifera libica e l'Eni per scongiurare un disastro senza precedenti nel Canale di Sicilia
NOC ed Eni hanno affidato la gestione della crisi a una società internazionale di primo piano, specializzata nel recupero di navi e piattaforme petrolifere e nella prevenzione di sversamenti in mare
Una possibile emergenza ambientale incombe sulle acque del Mediterraneo centrale, ma la compagnia petrolifera statale libica e i partner internazionali si sono già attivati per scongiurare il pericolo.
La National Oil Corporation (NOC) della Libia, tramite la controllata Mellitah e in stretta cooperazione con il partner strategico italiano Eni, ha annunciato l’avvio di un’operazione straordinaria per mettere in sicurezza e rimorchiare la nave russa Arctic Metagaz, attualmente fuori controllo al largo delle coste libiche. Il bestione di 277 metri, con 60 mila tonnellate di GNL a bordo e centinaia di tonnellate di gasolio nei serbatoi, vaga da settimane nel Canale di Sicilia, prima in direzione ovest mettendo in allarme i lampedusani, ora la corrente e il vento la stanno spingendo verso sud, in un'area che è costellata da piattaforme petrolifere.
L’imbarcazione, definita una potenziale “bomba ecologica”, ha riportato gravi danni nei giorni scorsi e ha perso completamente la capacità di manovra. Particolarmente critico è il tipo di carico: la nave trasporta gas naturale liquefatto. Rilevamenti recenti indicano che l’azione combinata di venti intensi e mare agitato sta spingendo progressivamente il relitto verso il litorale libico. Questa traiettoria ha reso necessario un intervento immediato per tutelare le acque territoriali e contenere il rischio di inquinamento a danno dell’ecosistema marino e costiero.
Di fronte alla minaccia, l’ente libico ha attivato una procedura d’emergenza. NOC ed Eni hanno affidato la gestione della crisi a una società internazionale di primo piano, specializzata nel recupero di navi e piattaforme petrolifere e nella prevenzione di sversamenti in mare. L’obiettivo operativo è la rapida messa in sicurezza del relitto e il successivo traino verso un porto libico, garantendo condizioni di piena tutela.
Pur riconoscendo la delicatezza della situazione, i vertici della NOC hanno diffuso un messaggio rassicurante, affermando che il contenimento di questa minaccia ambientale è considerato “del tutto possibile”. La compagnia ha inoltre precisato che tutte le infrastrutture petrolifere del Paese, comprese le piattaforme off-shore e gli impianti portuali, risultano al momento al riparo da rischi di inquinamento o danni collaterali. Per assicurare la massima efficacia delle operazioni è stata istituita una sala operativa dedicata, incaricata di coordinare ogni fase dell’intervento e di mantenere un monitoraggio diretto e costante della situazione. Le attività si svolgono sotto la supervisione personale del Presidente del Consiglio di Amministrazione della NOC, in stretto raccordo con l’Autorità portuale e le altre istituzioni competenti.
