l'indagine
“Collutorio alla menta e l'aroma di hashish”: il dentista dei vip fermato in carcere
Un insospettabile odontoiatra è stato bloccato all’ingresso della casa circondariale con un trolley carico di roba
Un controllo di routine prima di avere libero accesso all'interno della casa circondariale di Benevento, un trolley che passa sul nastro dei controlli e i cani antidroga che puntano dritto contro la valigia appartenente a un odontoiatra romano di 59 anni, professionista con studio nel salotto buono della Capitale, via del Tritone, noto a una clientela di vip. Dentro al trolley, la sorpresa: 93 grammi di hashish, suddivisi in cinque pezzi, ciascuno avvolto in profilattici, occultati in una confezione di collutorio. Un nascondiglio perfetto, ma non è stato così per i cani dell’unità cinofila della Polizia penitenziaria hanno smascherato al volo. Secondo la prima ricostruzione, la sostanza sarebbe stata destinata al detenuto Giacomo Daranghi, figura orbitante attorno a contesti di Camorra attivi su Roma e condannato a 20 anni per un omicidio e due gambizzazioni aggravate dal metodo mafioso.
L’arresto in penitenziario e il sequestro: cosa è successo
Il controllo si è consumato al varco sicurezza del penitenziario sannita. Il medico aveva dichiarato di trasportare esclusivamente attrezzatura sanitaria per una visita odontoiatrica. Ma il comportamento del cane addestrato ha imposto l’apertura del bagaglio. Dentro il trolley, gli agenti hanno trovato 93 grammi di hashish celati nel collutorio, con l’accorgimento dei profilattici per proteggerne odore e tenuta. Alla richiesta di spiegazioni, il professionista ha riferito di non sapere come la droga fosse finita tra i suoi effetti. Una versione ritenuta poco credibile dagli operatori, con conseguente fermo e sequestro della sostanza. L’odontoiatra era atteso, quel pomeriggio, per visitare Giacomo Daranghi, circostanza che orienta gli inquirenti sull’ipotesi di un tentativo di “consegna” interna allo stabilimento penitenziario.
Chi è Giacomo Daranghi e perché il suo nome pesa
Il riferimento a Giacomo Daranghi non è casuale: il suo profilo giudiziario è ben noto a chi segue la criminalità organizzata nella Capitale. Il 20 maggio 2025, la cronaca giudiziaria di Roma ha fissato un punto fermo: 20 anni di reclusione per aver ordinato l’omicidio del carrozziere Andrea Fiore e la gambizzazione di due persone, tra cui il fratello, nell’ambito di una rete di traffico di droga e violenze connotate dal metodo mafioso. Un uomo spietato e figura apicale nello spaccio di sostanze stupefacenti.
Se, come ritengono gli investigatori, l’hashish fosse effettivamente destinato a lui, il quadro si complica: introduzione di stupefacenti in carcere a favore di un detenuto di peso, con implicazioni che vanno oltre la semplice detenzione. Restano tuttavia in corso accertamenti su mandanti, compensi e intermediari, per capire se l’odontoiatra sia stato un vettore consapevole o se si muovesse in una zona grigia di pressioni e “favori” agganciati alla sua professione.
Il metodo di occultamento: perché il “collutorio” tradisce
L’uso del collutorio come contenitore e dei profilattici come involucro fa parte di un repertorio criminale che punta su due fattori: mascherare l’odore e sfruttare oggetti “neutrali” in contesti sanitari. Ma se gli umani possono ingannarsi, i cani lavorano su tracce minime, e il controllo ai varchi è progettato proprio per intercettare anomalie. In Campania, la Polizia penitenziaria ha intensificato negli ultimi anni l’impiego dei gruppi cinofili, ottenendo sequestri di droga e cellulari anche nel carcere di Benevento.
Il quadro investigativo: ipotesi accusatoria e posizione dell’odontoiatra
Secondo la tesi della Procura di Roma, l’odontoiatra avrebbe accettato l’incarico di introdurre l’hashish in cambio di denaro. Il Gip ha ritenuto improbabile la giustificazione fornita dal professionista – “non sapevo nulla” – e, pur riconoscendogli lo status di incensurato, ha emesso una misura cautelare ritenuta proporzionata: obbligo quotidiano di presentazione alla polizia giudiziaria, senza misura detentiva.
Il racconto dell’odontoiatra: la linea difensiva e i margini d’ombra
Nelle ore successive al sequestro, l’odontoiatra ha sostenuto di ignorare l’esistenza della droga nel bagaglio. È una linea difensiva frequente, che chiama in causa il tema dell’affidamento e dell’accesso al trolley da parte di terzi, della catena di custodia degli oggetti sanitari e della tracciabilità dei materiali portati in istituto. Gli inquirenti stanno verificando tabulati, spostamenti, appuntamenti e la stessa agenda delle visite programmate, un percorso classico per appurare se vi siano stati contatti o pressioni. La misura dell’obbligo di firma riconosce al professionista l’assenza di precedenti, ma non attenua la gravità dei fatti contestati, in particolare per la destinazione ipotizzata della sostanza e per le modalità dell’occultamento.
Il carcere resta un mercato conteso
L’economia dello spaccio non si ferma alle mura: anzi, il carcere è spesso una piazza ad alta domanda, dove piccoli quantitativi assumono valore moltiplicato e diventano moneta di controllo e fidelizzazione. Non è un problema circoscritto a Benevento o al Lazio: nel 2024-2026 le cronache hanno registrato sequestri di cellulari, droga e microstoviglie manipolate in diversi istituti del Mezzogiorno, con il ricorrente supporto delle unità cinofile e di ispezioni mirate nei reparti colloqui. Il trend viene monitorato e contrastato con programmi specifici di formazione dei conduttori cinofili e dotazioni incrementali, come ricorda la stessa Polizia penitenziaria nelle sue comunicazioni istituzionali sull’ampliamento delle unità cinofile antidroga.