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22 marzo 2026 - Aggiornato alle 18:50
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l'attacco

“Notte di fuoco in Cisgiordania”: attacchi coordinati dei coloni, forze di sicurezza presenti ma inerti

Testimonianze, dati e denunce d’impunità: dentro le ore più buie tra Jenin, Nablus, Hebron e Ramallah

22 Marzo 2026, 17:14

17:20

“Notte di fuoco in Cisgiordania”: attacchi coordinati dei coloni, forze di sicurezza presenti ma inerti

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 «Sono arrivati a ondate, incappucciati, brandendo mazze e bottiglie di benzina», raccontano i residenti. A pochi metri, lungo la strada che collega Qaryout e Jalud, le ambulanze non riuscivano a passare: «C’erano soldati e poliziotti, ma non ci hanno fermati né protetti», ripetono i testimoni. È solo uno dei frammenti della lunga notte in Cisgiordania, quando gruppi di coloni israeliani hanno colpito in almeno «mezza dozzina» di località con incendi, aggressioni e devastazioni, mentre unità delle forze di sicurezza israeliane presidiavano l’area senza impedire i raid.

I villaggi nel mirino

Dalle prime ore della sera fino all’alba, la sequenza degli attacchi ha attraversato diverse aree: ad al‑Fandaqumiya e Seilat al‑Dahr, a sud di Jenin, le case e le vetture sono state date alle fiamme; nella fascia di Masafer Yatta (sud di Hebron), feriti e arresti sono seguiti all’irruzione dei coloni, «sotto protezione» di forze armate; a Qaryout e Jalud (governatorato di Nablus) i residenti riferiscono di irruzioni successive condotte da circa 100 uomini incappucciati, mentre blocchi stradali e sassaiola si sono registrati lungo le arterie presso Haris (ovest di Salfit), Rawabi e nell’area di Tuqou (a sud‑est di Betlemme). Nel cuore della notte, attorno alle 02:00, truppe e polizia israeliane erano visibili ai margini dei villaggi, ma gli attacchi sono proseguiti. Immagini di videosorveglianza mostrano un gruppo numeroso lasciare Jalud in formazione, vestito di nero.

Il quadro ufficiale: nessun arresto comunicato

Un portavoce militare israeliano ha riconosciuto «episodi di cittadini israeliani coinvolti in atti d’incendio doloso contro strutture e proprietà» e «turbolenze» in varie zone della Cisgiordania. Eppure, al momento, non risultano arresti o indagini annunciate pubblicamente sulle aggressioni della notte. È una dinamica che si ripete: nelle stesse ore, l’agenzia AP ha documentato veicoli incendiati, vetrate spaccate e diversi feriti in villaggi palestinesi, con l’esercito che parla di risposta a “disordini” ma non indica provvedimenti immediati contro gli aggressori.

Il contesto: Eid al‑Fitr e la scia di sangue dei giorni precedenti

La notte di violenze è coincisa con le festività di Eid al‑Fitr, a chiusura del Ramadan, e si è innestata su un’escalation di settimane: raid, scontri e aggressioni si sono addensati soprattutto tra Nablus, Hebron e la valle del Giordano. Il 15 marzo 2026, nella cittadina di Tammun, i soldati israeliani hanno fatto fuoco su un’auto familiare uccidendo quattro persone — Ali Bani Odeh e la moglie Waad, con i figli Othman (6 anni) e Mohammad (5) — episodio che B’Tselem ha definito «gravissimo» e su cui esercito e polizia hanno parlato di «veicolo che accelerava verso le forze» durante un’operazione: due bambini sono sopravvissuti con ferite da schegge. La sequenza, avvenuta a una settimana esatta dai raid di massa, è diventata simbolo del senso d’impunità percepito.