la curiosità
L'ascesa e la caduta della “soldatessa” star patriottica da oltre un milione di follower, ora c'è davvero da preoccuparsi
Il caso Jessica Foster svela l’economia del patriottismo patinato, tra soft‑porn, disinformazione e piattaforme in affanno
Tacchi a spillo e mimetica impeccabile. La “scorta” del presidente Donald Trump si chiama “Jessica Foster”, compare in foto con Vladimir Putin, sorride accanto a Volodymyr Zelensky e incassa like a centinaia di migliaia. Peccato che nulla di tutto questo sia reale: “Jessica” è un personaggio costruito con immagini generate dall’intelligenza artificiale, assemblate per sedurre l’algoritmo, monetizzare l’attenzione e alimentare una narrativa politico‑identitaria a misura di feed. In appena quattro mesi l’account Instagram ha superato il milione di follower, per poi essere rimosso da Instagram per violazione delle norme: un’ascesa‑crollo che racconta meglio di qualsiasi saggio la fase che stiamo attraversando, in cui l’economia della persuasione incontra la facilità produttiva dell’IA generativa.
Un personaggio “da sogno” per una bolla informativa perfetta
Secondo il Washington Post, ripreso da ANSA, “Jessica Foster” è una “ragazza dei sogni” Maga: una “soldatessa” fotogenica che posa su navi militari nello Stretto di Hormuz, stringe mani ai potenti e frequenta eventi ufficiali. Il punto è che quelle foto, diventate virali, sono state create con l’IA e non documentano alcun fatto reale.
L’account ha raccolto oltre 1.000.000 di follower “in appena quattro mesi”, tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, a suon di immagini iper‑realistiche e di narrazioni pro‑Trump.
Dopo domande inviate dai giornalisti, la persona dietro il profilo ha pubblicato una nuova foto su una nave in missione; il giorno successivo l’account è stato rimosso da Instagram per violazione delle norme della piattaforma. La rimozione è avvenuta giovedì 19 marzo 2026.
Soft‑patriotism, feticismo e monetizzazione: il cocktail virale del 2026
Dietro la “soldatessa” non c’è solo l’estetica militare. Diverse testate indicano che il profilo rimandava a una pagina su OnlyFans con contenuti feticisti (piedi) e richieste di mance, un imbuto di monetizzazione perfettamente integrato nella strategia social. È il patriottismo soft‑core: un mix di immagini sensuali e simbologie nazionali che trasforma l’engagement politico in ricavi, convertendo i like in denaro.
Il profilo presentava “selfie” con Trump nell’Ufficio Ovale, una “partecipazione” a un presunto evento chiamato “Border of Peace” (storpiatura dell’organo “Board of Peace”) e addirittura scatti con Cristiano Ronaldo e Lionel Messi: una progressione di “prove” visuali pensate per rafforzare la verosimiglianza del personaggio e il suo posizionamento nella bolla MAGA.
In alcuni post, dettagli rivelatori – bandiere statunitensi disegnate in modo errato, uniformi e distintivi indossati in contesti improbabili, tacchi in scenari operativi – tradivano la natura sintetica delle immagini. La resa iper‑curata della scena, il trucco perfetto, l’illuminazione da catalogo, infine, facevano il resto.
Perché Instagram ha rimosso il profilo
La rimozione non è avvenuta perché si trattava di immagini generate dall’IA in sé – sempre più tollerate e spesso solo etichettate dalle piattaforme – ma per una violazione delle regole che, nel complesso, riguarda comportamenti ingannevoli e inautentici. ANSA riferisce che la decisione di Instagram è arrivata dopo il contatto della stampa e successive pubblicazioni del profilo: il che suggerisce come, in casi borderline, pesi anche la pressione pubblica e il contesto d’uso dei contenuti. In generale, Meta da tempo tende a etichettare un numero crescente di media manipolati, più che rimuoverli automaticamente, riservando la rimozione a violazioni specifiche (per esempio comportamenti coordinati inautentici, frode o rischio di danno nel mondo reale).
L’“operazione attenzione” funziona perché conosce il proprio pubblico
“Jessica” si inserisce in un trend: account di destra che combinano patriottismo e soft‑porn sfruttando profili femminili fittizi per accrescere la base di spettatori, monetizzare e spingere messaggi politici. Il caso dimostra quanto sia diventato economico e rapido fabbricare personaggi plausibili con l’IA, cuciti su misura per rafforzare convinzioni preesistenti e ottenere interazioni record. ANSA riassume così la dinamica: profili di “soldatesse”, “camioniste”, “poliziotte” pro‑Trump, tutti generati dalla stessa filiera di intelligenza artificiale e marketing di attenzione.
OnlyFans, trasparenza e l’area grigia dell’IA
Il collo di bottiglia resta la verifica umana: OnlyFans pretende che ogni creatore sia un individuo verificato (documenti, controlli biometrici), pur lasciando margini all’uso dell’IA nei contenuti, a patto che non diventino deepfake di persone reali o materiale che induca deliberatamente in errore. Non esiste una “via libera” all’anonimato sintetico: l’account deve sempre ricondurre a una persona fisica responsabile. È la ragione per cui, se davvero la “soldatessa” incassava mance su OF, c’era pur sempre un umano al volante dell’operazione.