English Version Translated by Ai
22 marzo 2026 - Aggiornato alle 23:16
×

il tentativo

Kaja Kallas in maratona diplomatica: salvare lo Stretto di Hormuz e arginare la nuova guerra dell'acqua

Diplomazia, petrolio e acqua con l'obiettivo di fermare gli attacchi a infrastrutture energetiche e impianti di desalinizzazione

22 Marzo 2026, 21:26

21:32

Kaja Kallas in maratona diplomatica: salvare lo Stretto di Hormuz e arginare la nuova guerra dell'acqua

Seguici su

L’Alto Rappresentante Ue Kaja Kallas ha avviato oggi una nuova frenetica maratona diplomatica sul Mediterraneo e nel Golfo, tenendo colloqui separati con i ministri degli Esteri di Turchia, Qatar, Corea del Sud e con il collega iraniano Abbas Araghchi, mentre l’Occidente teme un’escalation incontrollata nel conflitto mediorientale. I temi al centro delle consultazioni sono stati la guerra in Medio Oriente, gli attacchi alle infrastrutture energetiche e, soprattutto, l’urgenza di riaprire lo Stretto di Hormuz, snodo vitale per il transito del petrolio e del gas verso i mercati globali.

Fonti Ue hanno spiegato che «questi colloqui fanno parte degli sforzi continui dell’Ue per esplorare vie diplomatiche per andare avanti», sottolineando come la minaccia di nuovi attacchi alle infrastrutture civili critiche rischi di colpire milioni di persone in tutto il Medio Oriente e oltre. In questo quadro, il messaggio di Araghchi è stato chiaro: «Lo Stretto di Hormuz non è chiuso», ha scritto su X, ribadendo che «le navi esitano perché le compagnie assicurative temono la guerra che voi, Stati Uniti e Israele, avete iniziato, non l’Iran».

Il ministro iraniano ha anche aggiunto che «nessuna compagnia assicurativa, e nessun iraniano, si lascerà intimorire da ulteriori minacce», richiamando in modo esplicito il legame tra libertà di navigazione e libertà di commercio: «La libertà di navigazione non può esistere senza la libertà di commercio. Bisogna rispettare entrambe, altrimenti non ci si può aspettare nessuna delle due».

Macron, Arabia Saudita e il nuovo fronte della difesa aerea

Parallelamente, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato di aver parlato con il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman, ribadendo «la solidarietà della Francia e il nostro impegno a contribuire alla difesa aerea del territorio saudita, poiché il Paese è soggetto a ripetuti e inaccettabili attacchi missilistici e con droni iraniani». Macron ha sottolineato che «di fronte al rischio di un’escalation incontrollata, è essenziale più che mai che tutte le parti belligeranti concordino nell’istituire una moratoria sulle infrastrutture energetiche e civili e che l’Iran ripristini la libertà di movimento nello Stretto di Hormuz».

Per il presidente francese «è giunto il momento della responsabilità e della moderazione, al fine di creare le condizioni per la ripresa del dialogo, unico in grado di garantire pace e sicurezza per tutti». In questo contesto, il G7 e il Consiglio di Cooperazione del Golfo dovrebbero intensificare il coordinamento, con Francia e Arabia Saudita che si dichiarano già impegnate su questa linea strategica.

Acqua, desalinizzazione e il nuovo fronte della guerra

Mentre il mondo guarda alle infrastrutture energetiche, sta emergendo un nuovo fronte ancora più delicato: l’acqua. Gli attacchi alle risorse idriche sono rari in tempo di guerra, ma nel conflitto mediorientale sono diventati protagonisti con gli attacchi agli impianti di desalinizzazione dell’acqua di mare, settore vitale per milioni di persone nella regione.

Dopo l’ultimatum di Donald Trump, che minacciava di distruggere le centrali elettriche iraniane se Teheran non avesse riaperto rapidamente lo Stretto di Hormuz, l’Iran ha alzato la posta in gioco. Il suo obiettivo ora è gli impianti di desalinizzazione dell’acqua nella regione. «Chiunque osi attaccare l’acqua scatenerà una guerra ben più vasta di quella che stiamo vivendo oggi», ha avvertito l’economista Esther Crauser‑Delbourg, intervistata dall’Afp.

Iran, Bahrein e il cerchio delle rappresaglie

In Iran, il governo denuncia danni significativi alle infrastrutture di gestione idrica a seguito degli attacchi statunitensi e israeliani. Il ministro dell’Energia Abbas Aliabadi ha precisato che decine di impianti di trasmissione e trattamento dell’acqua sono stati presi di mira, con parti di reti di approvvigionamento critiche distrutte.

Lo stesso schema di rappresaglia si è ripetuto in Bahrein, dove un impianto di desalinizzazione dell’acqua di mare è stato danneggiato l’8 marzo da un attacco di droni lanciato da Teheran, in risposta a un raid attribuito agli Stati Uniti contro un impianto iraniano. In una delle regioni più aride del mondo, dove la disponibilità di acqua è dieci volte inferiore alla media globale secondo la Banca Mondiale, gli impianti di desalinizzazione svolgono un ruolo vitale nell’economia e nell’approvvigionamento di acqua potabile per milioni di abitanti.

La geografia strategica dell’acqua desalinizzata

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nature, circa il 42% della capacità mondiale di desalinizzazione si trova in Medio Oriente. Un rapporto del 2022 dell’Istituto francese di relazioni internazionali (Ifri) dettaglia come negli Emirati Arabi Uniti il 42% dell’acqua potabile proviene da questi impianti, il 90% in Kuwait, l’86% in Oman e il 70% in Arabia Saudita.

«Lì, senza acqua desalinizzata, non c’è nulla», ha sottolineato Crauser‑Delbourg, evidenziando la centralità della risorsa soprattutto nelle grandi aree metropolitane come Dubai e Riad. Benchè la desalinizzazione produrrà circa il 10% dell’acqua potabile mondiale entro il 2030, rimane pur sempre una soluzione costosa e vulnerabile agli attacchi, spingendo esperti a definire la guerra dell’acqua come un nuovo scenario di conflitto strategico.