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26 marzo 2026 - Aggiornato alle 04:59
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L'ex ministra

La lunga giornata di Daniela Santanchè: gli appuntamenti di lavoro, il rischio sfiducia e poi le dimissioni

La lettera amara a Meloni preceduta da un pressing a cui la componente di governo ha ceduto soltanto nel tardo pomeriggio

26 Marzo 2026, 00:03

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Daniela Santanchè

Daniela Santanchè

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Già da ieri sera dopo l’auspicio ufficiale arrivato dalla premier perché facesse un passo indietro, si rincorrevano voci sulle dimissioni imminenti ma, nonostante questo, stamattina la ministra Daniela Santanchè aveva varcato la soglia del MiTur a via di Villa Ada alle 10.05, con un ritardo di una mezz'oretta sull'agenda, per lavorare.

Ad accoglierla un drappello di giornalisti schierati con telecamere e macchine fotografiche già da prima delle 9. Lei, tailleur cammello e occhiali da sole, è scesa dall’auto blu con la scorta parlando al telefono e facendo un cenno di saluto al gruppo. Subito sono partite le domande se avesse intenzione di dimettersi, ma è scomparsa accompagnata dallo staff per una giornata lavorativa piena zeppa di impegni. «La ministra è qui per lavorare», ha intimato chi ha chiuso il portone.

La giornata nel fortino ministeriale è andata avanti tranquilla e non troppo diversa dal solito. Riunioni, appuntamenti, telefonate, sul tavolo molti temi su cui Santanchè sta lavorando da mesi: il forum internazionale sul Pet Tourism di maggio a Roma (si sta cercando la sede), gli eventi per gli 800 anni di San Francesco, la campagna a favore del regioni del Sud colpite dal ciclone Harry, le audioguide per i bambini, i podcast sui borghi. Un grande via vai di taxi ha introdotto interlocutori vari che la ministra ha ricevuto senza mostrare nervosismi o tensioni particolari, almeno secondo chi era presente.

Intanto in strada in qualche modo le vicende politiche sono state seguite e commentate con la tipica, verace schiettezza romana. C'è la signora elegante che passa e chiede: «Ma si è dimessa?». Quella più sportiva che corre ed è infastidita dalla selva di telecamere sul marciapiede. C'è il fan che dice colpito: «Ammazza che resistenza...». C'è poi la vecchietta che sembra una gemella della Sora Lella che dice: «Ahò, che faccia tosta che c'ha questa...». E chi se la prende con i giornalisti: «Siete degli sciacalli...». Tantissimi portano a spasso cani di tutti i tipi, molti dai pedigree blasonati. Uno di loro si dice contento del Forum sul Pet Tourism: «Mica è facile viaggiare con gli animali». C'è anche un protestatore solitario che passa un paio di volte a bordo di un'auto strombazzando con il clacson e gridando: «Dimettiti!».

Alle 15.05 i cancelli grigi del ministero si sono aperti di nuovo e la Bmw nera ha riportato fuori la ministra per una destinazione ignota. Anche stavolta dalla stampa sono partite le domande: «Ministra, si farà sfiduciare lunedì?» ma non c'è stata nessuna risposta. L’auto è stata avvistata a via del Tritone, ma poi si è persa nel vorticoso traffico della capitale.

Nelle successive tre ore si è evidentemente consumata la parte finale di questo inedito braccio di ferro tra la ministra e la premier che ha fatto ironicamente dire al segretario di Più Europa Riccardo Magi «al momento è Santanchè che ha sfiduciato Meloni».

In Parlamento per tutto il giorno si consuma lo psicodramma Santanché, con le opposizioni che - all’unisono - chiamano la premier a riferire sulla “crisi politica” post-referendum e presentano una mozione di sfiducia alla ministra, poi calendarizzata nell’Aula della Camera lunedì prossimo.

Una mossa, che non sarebbe stata particolarmente avversata dalla maggioranza, forse perché considerata uno strumento di ulteriore pressione sulla ministra. Di certo, sarebbe stato complicato per gli alleati di governo votare la mozione proposta dal centrosinistra.

Così, nel turbinio delle ipotesi circolate nei capannelli di Montecitorio c'era anche quella di presentare una mozione di sfiducia di maggioranza: strada che sarebbe stata sondata anche tecnicamente. Ma la vulgata tra i meloniani, sin da subito, era che non si sarebbe arrivati a questo punto. Anche se i segnali del braccio di ferro in atto erano evidenti. Alla notizia dell’addio della titolare del Turismo, alla Camera è rimbombato l’applauso delle opposizioni, epilogo di una giornata ad altissima tensione.

Alle 18.08, infine, la lettera a Meloni in cui Santanchè non nasconde l’amarezza per l’esito del suo percorso ministeriale e si dice «abituata a pagare» i suoi conti e «spesso anche quelli degli altri». E infine la frecciata: «Ad oggi il mio certificato penale è immacolato e per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio».