La guerra
Medio Oriente nel caos: l'Iran colpisce ancora Israele ed Emirati, le Filippine ricevono il petrolio russo
Pioggia di droni e missili iraniani su più fronti inasprisce la tensione regionale. L'opposizione azera accusa Teheran di usare la guerra per coprire il disastro economico interno, mentre le ripercussioni del conflitto stravolgono le rotte mondiali degli idrocarburi
L'escalation militare in Medio Oriente continua ad allargarsi, con l'Iran protagonista di un'offensiva su più fronti che sta destabilizzando l'intera regione e provocando pesanti ripercussioni a livello globale. Nelle ultime ore, la tensione ha registrato un nuovo picco in Israele, dove cinque persone sono rimaste ferite in modo lieve a Kafr Qasim, nella parte centrale del Paese. Secondo quanto riportato dal Times of Israel e confermato dai medici del servizio di emergenza Magen David Adom, le vittime sono state investite dall'esplosione delle submunizioni di una bomba a grappolo contenuta all'interno di un missile balistico lanciato da Teheran. L'impatto ha causato diversi danni materiali all'interno del centro abitato, rendendo necessario il trasferimento dei feriti in ospedale per le cure del caso.
Il raggio d'azione dell'offensiva iraniana non si limita tuttavia al solo territorio israeliano e ha investito con estrema violenza anche gli Emirati Arabi Uniti. Il ministero della Difesa di Abu Dhabi ha comunicato che i propri sistemi antiaerei sono attualmente impegnati a intercettare una nuova ondata di missili e droni provenienti dall'Iran. I boati avvertiti dalla popolazione civile sono il risultato delle intense operazioni di abbattimento condotte dai caccia e dalle batterie antimissile. Si tratta di una campagna militare che le autorità emiratine definiscono senza mezzi termini una sfacciata aggressione, in corso ormai dallo scorso 28 febbraio. I numeri diffusi dal ministero restituiscono le dimensioni del conflitto: dall'inizio delle ostilità, verso gli Emirati sono stati lanciati ben 357 missili balistici, 15 missili da crociera e oltre 1.815 droni. Sebbene la stragrande maggioranza delle minacce sia stata neutralizzata, gli attacchi hanno comunque mietuto vittime, causando la morte di tre militari e sei civili di diverse nazionalità, oltre al ferimento di circa 166 persone. Attualmente le forze armate emiratine mantengono il livello di massima allerta per gestire le costanti incursioni aeree.
Di fronte a questa aggressiva proiezione esterna, si levano voci di forte dissenso anche dall'interno dello scenario politico iraniano. Simin Sabri, ex segretaria generale e attuale portavoce del Partito Democratico Azero Iraniano, formazione di opposizione, ha duramente condannato gli attacchi contro i Paesi del Golfo. In un'intervista all'emittente Al Arabiya, Sabri ha accusato Teheran di colpire i vicini e interessi indiretti per manifesta incapacità di sostenere un confronto diretto con potenze come Stati Uniti e Israele. Secondo la portavoce, l'attuale escalation bellica non è tanto il frutto di un radicato furore ideologico anti-occidentale, quanto piuttosto una cinica manovra del regime per distrarre l'opinione pubblica dalla gravissima crisi economica interna attraverso uno scontro esterno. Ribadendo la necessità di instaurare un governo autenticamente democratico in Iran, Sabri ha esortato alla via dei negoziati, ricordando come ogni guerra debba inevitabilmente concludersi al tavolo delle trattative.
Nel frattempo, le onde d'urto del conflitto mediorientale stanno travolgendo gli equilibri economici e le catene di approvvigionamento mondiali. A migliaia di chilometri di distanza, le Filippine sono state costrette a dichiarare uno stato di emergenza energetica nazionale proprio a causa dei gravi ostacoli alle forniture di idrocarburi generati dal conflitto. Per far fronte a questa drammatica carenza, Manila si è rivolta a Mosca: fonti dell'agenzia Afp confermano infatti l'arrivo al porto di Limay, vicino alla capitale, di una nave battente bandiera della Sierra Leone con un carico di oltre 700.000 barili di petrolio greggio russo. Si tratterebbe della prima consegna di greggio da Mosca alle Filippine negli ultimi cinque anni, un segnale inequivocabile di come la complessa crisi in Medio Oriente stia ridisegnando in tempo reale le geografie e le rotte dell'energia globale.