La guerra
Trump difende l'attacco all'Iran: «Scongiurata l'atomica in poche settimane, rimosso un cancro»
Il presidente degli Stati Uniti sostiene che Teheran sia ora decimata ma desideri segretamente un accordo: «Lo vogliono, ma non lo dicono»
Gli Stati Uniti e Israele sono intervenuti militarmente contro la Repubblica islamica di Iran lo scorso 28 febbraio perché l'amministrazione americana "non aveva altra opzione". A rivendicare con forza l'operazione è Donald Trump, che nel corso di una cena di raccolta fondi ha tracciato un bilancio trionfale di quello che ha definito "il miglior primo anno di un presidente". Secondo il tycoon, l'offensiva congiunta ha "decimato" l'Iran, sventando una minaccia globale ormai imminente, dato che il Paese avrebbe ottenuto un' arma nucleare "in due o quattro settimane". Le dichiarazioni, rilanciate dalla Cnn e dai principali media statunitensi, non lasciano spazio a dubbi sulle motivazioni alla base dell'attacco: "Quello che dovevamo fare era sbarazzarci del cancro, rimuovere il cancro. Il cancro era un Iran con la bomba atomica. E lo abbiamo rimosso", ha sentenziato il presidente degli Stati Uniti.
Soffermandosi sugli scenari diplomatici attuali, Trump ha sostenuto che Teheran voglia "tanto" raggiungere un'intesa con Washington, ma che "ha paura ad affermarlo". Il presidente si è detto convinto dell'impatto schiacciante delle operazioni in corso, sottolineando come "nessuno ha mai visto niente di simile a quello che stiamo facendo in Medio Oriente con l'Iran". Dietro le quinte, secondo la sua ricostruzione, gli avversari "stanno negoziando e desiderano tanto raggiungere un accordo, ma hanno paura di dirlo perché temono di essere uccisi dalla loro stessa gente". Una paralisi dettata dal puro terrore, ha infine incalzato Trump, alimentata dalla costante pressione militare americana: "Hanno anche paura che li uccideremo".