Le dichiarazioni
«Siamo una colonia degli Usa, serve maggiore autonomia»: lo sfogo di Enrico Letta sull'Ue
L'ex premier, intervenuto al Forum economico di elDiario.es, evidenzia il ritardo europeo rispetto a Stati Uniti e Cina su tecnologia e finanza, auspicando un mercato unico per superare l'attuale frammentazione
Enrico Letta, decano dell’IE School of Politics, Economics e Global Affairs, lancia un monito sullo stato di salute dell'Unione Europea durante il suo intervento al VI Forum economico di elDiario.es. Ripreso dalla testata online, l'ex premier ha sottolineato il profondo divario esistente con i colossi d'oltreoceano, dichiarando senza mezzi termini: «L'Europa, nella tecnologia digitale e nella finanza, è una colonia degli Stati Uniti. Dobbiamo uscire da questa situazione».
Nonostante il quadro critico, Letta ha riconosciuto i recenti sforzi fatti a livello comunitario, affermando che «stiamo finalmente andando nella giusta direzione» grazie alle decisioni del Consiglio europeo volte a integrare i settori dell'energia, delle telecomunicazioni e dei mercati finanziari. Tuttavia, ha evidenziato come il fattore cronologico rappresenti l'ostacolo principale in questo processo di crescita condivisa: «Il problema dell’Europa è il tempo: abbiamo perso tre decenni. Abbiamo 27 mercati finanziari, energetici e delle telecomunicazioni, tutti troppo piccoli».
Poi l'ex presidente del Consiglio ha ribadito che «l'Europa non si deve inginocchiare davanti a Trump né agli Stati Uniti», ma deve piuttosto puntare a rafforzare la propria autonomia in ambiti cruciali come la difesa e la sicurezza. A tal proposito, ha promosso il lavoro delle istituzioni, notando che «la Commissione Europea attuale sta facendo bene» nel creare le basi per questa indipendenza. Letta ha inoltre definito l’accordo commerciale con il Mercosur «una grande decisione, allo stesso modo che i passi che si stanno facendo con India, Australia o Messico».
Analizzando le sfide del futuro, ha poi osservato come «gli americani e i cinesi hanno vinto il primo round», con particolare riferimento ai settori nevralgici dell'innovazione e dell'intelligenza artificiale. Di fronte a questo scenario competitivo, ha insistito sul fatto che «la frammentazione del mercato è il problema fondamentale dell’Europa», invocando una centralizzazione delle scelte a Bruxelles a discapito delle singole logiche nazionali. Infine, ha concluso con un'osservazione sul ruolo politico americano, sostenendo che paradossalmente «Trump è un fantastico generatore di Europa», poiché le sue politiche spingono l’Unione a compattarsi e a rafforzarsi.