Il caso
«Chiara ha lottato contro il suo assassino»: la perizia Cattaneo rivoluziona la ricostruzione del delitto di Garlasco
I pezzi del mosaico si rimescolano. La verità processuale che ha portato alla condanna di Stasi comincia a scricchiolare. Ecco cosa ha scritto la consulente più famosa d'Italia
Chiara ha lottato contro il suo assassino. La perizia di Cristina Cattaneo ha avuto un effetto dirompente nelle indagini. Le indiscrezioni finora emerse della consulenza già nelle mani dei procuratori di Pavia mettono in dubbio la verità processuale che ha portato alla condanna di Alberto Stasi. Ci sono tre elementi che riscrivono la morte di Chiara Poggi: un’impronta palmare, un orologio biologico spostato e la prova di una lotta disperata.
Era il 13 agosto 2007 quando il corpo di Chiara Poggi, 26 anni, è stato ritrovato dal fidanzato Alberto Stasi nel seminterrato della villetta di via Pascoli di Garlasco. Dopo un iter giudiziario tortuoso fatto di assoluzioni e colpi di scena, la parola "fine" sembrava essere stata scritta il 12 dicembre 2015, quando la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 16 anni per Stasi. Ma una condanna di 16 anni per un omicidio è già un'ammissione di dubbi. Molti dubbi. Stasi ha sempre gridato la sua innocenza in questi dieci anni di reclusione.
La svolta sarebbe arrivata dall'Impronta 33
Per oltre un decennio un’ombra indistinta sul muro della scala dove Chiara fu trovata cadavere. Oggi, l’Impronta 33 ha un nome e un cognome. Grazie a tecnologie di comparazione biometrica del 2026, il team della Cattaneo ha isolato 15 punti di corrispondenza con il palmo di Andrea Sempio, che all’epoca era amico del fratello della vittima.
Non sarebbe un contatto casuale. La biomeccanica rivela che l’assassino ha appoggiato con forza la mano sinistra sulla parete per bilanciare il corpo mentre, con la destra, sferrava i colpi mortali. È la "posizione del carnefice", un punto d’appoggio necessario per chi, comunque più alto di Alberto Stasi, avrebbe calibrato la violenza dei colpi verso il basso. Chiara sarebbe stata assassinata con una crudeltà senza precedenti.
La lotta con l'assassino
Il capitolo più straziante della perizia Cattaneo è quello che ricostruisce la dinamica del corpo a corpo. Chiara Poggi non è stata una vittima passiva. La biomeccanica forense descrive una vera e propria lotta per la sopravvivenza. Le ecchimosi profonde rilevate sugli avambracci — le parate attive — confermano che Chiara ha visto il suo assassino e ha tentato ripetutamente di schermarsi. In quegli istanti, la ragazza ha ingaggiato un contatto fisico talmente serrato da riuscire a "firmare" il suo carnefice: i frammenti epiteliali rinvenuti sotto le sue unghie non sono frutto di contaminazione, ma il resto di un graffio energico. Quel Dna, oggi, punta dritto verso Sempio.
La nuova ricostruzione
La perizia demolisce anche la cronologia dell'omicidio. L'analisi dei tessuti rivela che Chiara aveva già terminato la colazione da almeno trenta minuti. Questo spostamento dell'orario della morte apre una voragine negli alibi: la finestra temporale non è più quella "fulminea" attribuita a Stasi, ma un arco di tempo compatibile con i movimenti di chi conosceva bene le abitudini della casa. La difesa di Stasi ha già depositato l'istanza di revisione.