la guerra in medio oriente
Il "penultimatum" di Trump all'Iran: niente raid alle centrali energetiche fino al 6 aprile (e Teheran smentisce i colloqui)
Il presidente Usa parla di mediazione richiesta dagli ayatollah e di trattative avanzate. L'annuncio su Truth
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha disposto una nuova estensione temporanea della sospensione dei raid mirati contro le infrastrutture energetiche iraniane.
La tregua parziale resterà in vigore fino a lunedì 6 aprile 2026, alle ore 20:00 (Eastern Time), prolungando di ulteriori dieci giorni lo stop operativo già in essere e aprendo una finestra delicata per i tentativi di mediazione internazionale.
L’annuncio è giunto dai profili social del tycoon. In un post su Truth Social, Trump ha precisato che il rinvio del periodo di “distruzione degli impianti energetici” è stato deciso su “esplicita richiesta” del governo di Teheran.
Il presidente ha inoltre ostentato forte ottimismo sull’andamento dei contatti, affermando che i colloqui procedono “molto bene”, e ha attaccato le “erronee dichiarazioni contrarie” attribuite ai media delle “Fake News”.
La misura si inserisce nel solco dell’ultimatum lanciato in precedenza dalla Casa Bianca, che aveva minacciato di colpire i siti del comparto energetico iraniano in caso di mancata riapertura dello Stretto di Hormuz.
In un primo passaggio, l’amministrazione aveva concesso un rinvio di cinque giorni, citando conversazioni “molto buone e produttive” per una possibile de-escalation.
Con la nuova proroga, l’eventuale ripresa degli attacchi contro obiettivi energetici slitterebbe alla sera del 6 aprile, corrispondente alla mattina del 7 aprile a Teheran.
Resta tuttavia un punto cardine: non si tratta di un cessate il fuoco generale. Il congelamento ordinato da Washington è circoscritto al settore energetico — centrali, impianti di estrazione e infrastrutture connesse — mentre il resto dell’apparato militare statunitense continua a operare.
Lo stesso Trump ha chiarito di non essere affatto “disperato” per un’intesa, rivendicando che le forze americane proseguono quotidianamente a colpire “altri bersagli strategici e militari” sul territorio iraniano.
La narrazione della Casa Bianca contrasta però con le dichiarazioni ufficiali provenienti dalla Repubblica Islamica. Da Teheran, figure di primo piano come il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Qalibaf, hanno smentito categoricamente qualsiasi apertura, bollando le notizie su colloqui diretti come manovre di manipolazione tese a influenzare i mercati.