Internazionale
Al G7 di Vaux-de-Cernay Rubio, messaggero di Trump, spinge per riaprire lo stretto di Hormuz
Nella prima giornata di lavori i ministri degli altri sei Paesi hanno messo a fuoco la posizione comune sulla quale insisteranno: Washington deve agire per una de-escalation in Medio Oriente, senza lasciare in secondo piano l’Ucraina
Riuniti all’Abbazia di Vaux-de-Cernay, a pochi chilometri da Rambouillet dove 50 anni fa si tenne la sua prima riunione, il G7 dei ministri degli Esteri ieri ha fatto il punto della situazione sulle tante crisi internazionali, a partire dalla situazione in Medio Oriente, in attesa che per la seconda giornata di lavoro arrivi al tavolo il segretario di stato americano.
Ma Marco Rubio, proprio prima di imbarcarsi per la Francia, ha già lanciato il messaggio che Donald Trump vuole venga recapitato di persona ai partner: «Spingere per riaprire lo Stretto di Hormuz è nell’interesse di tutti i Paesi del G7. É nel loro interesse aiutare».
La guerra in Iran e le sue conseguenze, insieme al dossier Ucraina, è stato il tema centrale della prima discussione tra i ministri, in attesa che con l’arrivo di Rubio si entri nel vivo.
Intanto i ministri degli altri sei Paesi hanno messo a fuoco la posizione comune sulla quale insisteranno con l’americano: Washington deve agire per una de-escalation in Medio Oriente, senza lasciare in secondo piano l’Ucraina.
Antonio Tajani e i suoi omologhi tedesco, canadese, inglese, francese e giapponese puntano ormai decisamente a una soluzione diplomatica in tempi brevi alla guerra in Iran, anche per limitare al massimo le ripercussioni gravissime del conflitto sulle economie dei loro paesi, con lo stretto di Hormuz dal quale ormai da un mese passano navi con il contagocce.
Jean-Noel Barrot, ministro degli Esteri della Francia, presidente del G7, ha ribadito alla fine della prima giornata di lavori che Parigi vuole «un G7 di convergenze» e «di risultati». Che, al di là dei due grandi temi delle guerre, sono anche quelli da ottenere «nella lotta contro il terrorismo».
«Organizzeremo a Parigi, in maggio - ha annunciato Barrot - la conferenza 'No Money For Terror', che consentirà di meglio identificare, individuare e neutralizzare il finanzimento del terrorismo».
Intanto, la Francia ha convocato per lunedì una riunione del G7 con i ministri delle finanze, i ministri dell’energia e i governatori delle banche centrali.
«Oggi ci troviamo alla convergenza di questioni energetiche, economiche e inflazionistiche» - ha spiegato il ministro dell’Economia, Roland Lescure - «questa è la prima volta che includiamo le banche centrali».
Tajani ha avuto, a margine dei lavori, un bilaterale con l’omologo ucraino, Andrii Sybiha. Con il quale, riferisce lo stesso Sybiha, «ha discusso del rafforzamento della cooperazione tra Ucraina e Italia».
Il ministro ucraino ha ringraziato l’Italia «per il costante sostegno politico, militare ed economico», incluso il «contributo concreto alla resilienza energetica dell’Ucraina, che ci ha aiutato a superare l'inverno più difficile», ha aggiunto.
Infine, accordo in vista fra i membri del G7 anche sul progetto al quale tiene molto la presidenza francese, il restauro dell’arco di protezione del sarcofago di Cernobyl, in Ucraina, danneggiato l’anno scorso da un drone russo. Il costo dei lavori sarà «di circa 500 milioni di euro» ha annunciato Barrot. «Il G7 - ha detto Barrot - deve svolgere un ruolo catalizzatore nella raccolta di fondi, in stretto collegamento con la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers).»