Delitto
Garlasco, cosa potrebbe emergere dal computer di Chiara? Ecco la relazione informatica che può cambiare la rotta dell’inchiesta
Cosa contiene e perché conta la relazione del professor Paolo Dal Checco, consulente informatico nominato dagli inquirenti
Il cursore lampeggia su uno schermo vecchio di quasi vent’anni. Un file si apre, un altro resta ai margini, una chiavetta compare nei log, una cartella sparisce e riappare nella memoria di Windows. È qui, dentro le pieghe invisibili di due computer — quello di Chiara Poggi e quello dell’allora fidanzato Alberto Stasi — che la Procura di Pavia spera di trovare risposte rimaste appese dal mattino del 13 agosto 2007. Nelle scorse ore il professor Paolo Dal Checco, consulente informatico nominato dagli inquirenti, ha consegnato la sua relazione tecnica: un documento che, secondo quanto trapela, contiene “elementi nuovi importanti”, in particolare a partire dal computer della vittima. Un deposito che pesa, perché arriva in un momento in cui il fascicolo parallelo — quello che vede Andrea Sempio iscritto nel registro degli indagati — è a un bivio: spingere verso il rinvio a giudizio, oppure archiviare. Se quei bit raccontano davvero qualcosa che finora è sfuggito, la rotta dell’inchiesta potrebbe cambiare ancora.
Cosa sappiamo del nuovo lavoro informatico disposto dalla Procura
La Procura di Pavia, guidata dal procuratore capo Fabio Napoleone e affiancata dai magistrati Stefano Civardi, Valentina De Stefano e Giuliana Rizza, ha affidato in data 20 gennaio 2026 un incarico di consulenza informatica a Paolo Dal Checco. L’obiettivo: rianalizzare le copie forensi dei dispositivi in uso a Chiara Poggi e Alberto Stasi all’epoca dei fatti, verificando accessi, salvataggi, trasmissioni e visualizzazioni di file specifici.
La scelta della Procura è maturata dopo mesi di frizione tra le parti. A gennaio 2026, la gip Daniela Garlaschelli ha respinto la richiesta di incidente probatorio avanzata dalla difesa di Andrea Sempio proprio sugli accertamenti informatici. Nel provvedimento emergeva già l’intenzione degli inquirenti di procedere autonomamente con un loro consulente.
La relazione di Dal Checco arriva mentre altri tasselli tecnici hanno già preso posto: la consulenza medico–legale della professoressa Cristina Cattaneo è stata depositata in Procura il 23 febbraio 2026, con un focus sull’orario della morte e sulla durata dell’aggressione; un elemento che, se confermato, inciderebbe sul tema–chiave dei “23 minuti” e sulla tenuta dell’alibi di Stasi.
Perché i pc contano (ancora)
L’informatica forense non è mai stata un dettaglio in questa storia. Nel 2009 un primo, celebre accertamento giudiziario sul computer di Stasi gli offrì un alibi parziale per la mattinata del delitto; anni dopo, nella lunga trafila processuale chiusa nel 2015 con la condanna definitiva a 16 anni, la narrazione pubblica oscillò tra due poli: la “finestra” mattutina delle 9.12–9.35 e la sera precedente, con il tema — diventato tossico — dei cosiddetti “file pornografici”. Oggi quel terreno viene riarato con strumenti aggiornati. La Procura ha chiesto al consulente di scandagliare: i “dati di sistema” e i log degli applicativi, per verificare se, tra le 21:59 e le 22:09 del 12 agosto 2007, ci siano state attività riconducibili a Chiara sul portatile Acer in uso a Stasi; i movimenti riferibili a supporti USB, a cartelle sensibili e a file già emersi in passato, compresi quelli che la parte civile indica come “materiale hard”; le possibili interazioni, anche indirette, tra i dispositivi dei due fidanzati.
Il punto non è soltanto se una cartella sia stata aperta, ma chi, come e quando l’abbia visualizzata o modificata. I giornali hanno riportato nelle scorse settimane letture opposte: da un lato, la consulenza di parte dei difensori di Chiara che sostiene un “doppio clic” compiuto dalla vittima la sera prima; dall’altro, la consulenza della difesa di Stasi che indica invece attività sulla “tesi” e non sui “file hot”. La relazione della Procura serve proprio a “cristallizzare” ciò che è replicabile e forense.
Gli “elementi nuovi” dal pc di Chiara: cosa potrebbe emergere
Secondo quanto filtra, gli “elementi nuovi importanti” arriverebbero in gran parte dal pc di Chiara. In termini tecnici, potrebbero riguardare:
cronologie di accesso a documenti condivisi o scambiati via email;
metadati su bozze, appunti, fotografie o supporti rimovibili collegati tra il 12 e il 13 agosto 2007;
tracce di interoperabilità con il portatile di Stasi (condivisioni in LAN, timestamp coerenti, file temporanei).
Le fonti investigative, coperte dal segreto, non confermano nel merito. Ma il contesto in cui la consulenza viene depositata — dopo gli input mediatico–giudiziari sull’uso serale del pc e mentre si attendono le determinazioni sulla posizione di Sempio — rende questi riscontri potenzialmente decisivi sul piano logico–temporale: aiutano a capire cosa stessero facendo davvero Chiara e Alberto la sera precedente e, per riflesso, a valutare motivi, opportunità e menzogne di chi mentì.
Il riflesso sul filone Sempio
Il nodo si chiama Andrea Sempio, amico di Marco fratello di Chiara, tornato indagato per omicidio in concorso l’11 marzo 2025, a distanza di diciotto anni dai fatti e dopo una precedente iscrizione archiviata nel 2017. Nel maggio 2025 gli inquirenti hanno disposto perquisizioni e scavi per la ricerca dell’arma; in autunno, l’inchiesta di Brescia su presunte corruzioni in atti giudiziari ha coinvolto l’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, con un filone che, per riflesso, s’incrocia col caso Garlasco. In questo scenario, una relazione informatica che definisse con maggiore precisione attività, tempi e interazioni sui pc potrebbe spostare pesi: o corroborare l’ipotesi di un autore alternativo al solo Stasi, o, al contrario, indebolirla.
A oggi, il quadro è fluido. La Procura di Pavia ha calendarizzato una “discovery” entro circa 90 giorni, in linea con la scadenza degli 18 mesi di indagini preliminari ad agosto 2026. Nel frattempo, la difesa Sempio ha provato a forzare alcune verifiche, come la richiesta di incidente probatorio sugli stessi pc: respinta. Ed è stata depositata una consulenza sullo “scontrino” di Vigevano indicato come alibi, con consegna del ticket originale ai pm, che però non sembrano ritenerlo decisivo.
Il contraddittorio delle perizie: tre linee che si incrociano
La linea “Procura”: con l’incarico a Paolo Dal Checco il 20 gennaio 2026, l’ufficio guidato da Napoleone ha scelto di internalizzare il perno informatico per allinearlo agli altri accertamenti tecnici, in primis quelli medico–legali e sulla dinamica del sangue (BPA). La relazione appena depositata rientra in questa cornice.
La linea “parte civile”: i consulenti dei Poggi hanno sostenuto di aver individuato nuove evidenze sull’uso serale del pc; la loro richiesta di “cristallizzazione” in incidente probatorio serve a blindare un metodo replicabile su una copia forense.
La linea “difesa Stasi”: il 2 marzo 2026 gli avvocati Antonio De Rensis e Giada Bocellari hanno depositato una consulenza che, in estrema sintesi, attesta attività di Chiara sulla “tesi” del fidanzato la sera del 12 agosto 2007, negando l’accesso alla famigerata cartella “Militare”. Una ricostruzione antitetica rispetto a quella della parte civile. Spetterà alla relazione della Procura e al vaglio del gip selezionare ciò che è tecnicamente certo da ciò che è solo plausibile.
Tempo, orari, finestre: la variabile che può riscrivere il caso
La consulenza della professoressa Cristina Cattaneo, depositata il 23 febbraio 2026, suggerirebbe — secondo quanto riportato dalla stampa locale e nazionale — una durata dell’aggressione più estesa rispetto alle ricostruzioni cristallizzate in sentenza. Se l’evento omicidiario fosse temporalmente più lungo o collocato in un range differente, la famosa finestra dei “23 minuti” (dalle 9:12 circa, disinserimento dell’allarme; alle 9:35 circa, accensione del pc di Stasi) perderebbe centralità probatoria. Qui il dialogo tra medicina legale e informatica forense è cruciale: l’orologio biologico della vittima deve combinarsi con l’orologio digitale dei dispositivi per convergere su una timeline coerente.
Il quadro giudiziario attuale, in breve
Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva nel 2015 a 16 anni. Dal 2025 beneficia della semilibertà, misura confermata dopo il rigetto da parte della Corte di Cassazione del ricorso della Procura generale di Milano. La difesa valuta da tempo una possibile istanza di revisione, che potrebbe attingere proprio agli esiti delle nuove consulenze disposte a Pavia.
Andrea Sempio è l’unico indagato del nuovo filone (omicidio in concorso). Nel maggio 2025 scattano perquisizioni nelle sue pertinenze; a settembre 2025 emergono, nell’inchiesta di Brescia, ipotesi di corruzione in atti giudiziari a carico dell’ex procuratore aggiunto Mario Venditti in relazione all’archiviazione del 2017 su Sempio. A novembre 2025 si discute del sequestro di pc e telefoni di Venditti. Un intreccio che rende la gestione della prova tecnica particolarmente sensibile.
Cosa aspettarsi adesso
La “discovery” degli atti: entro i prossimi 90 giorni, secondo ricostruzioni di stampa, la Procura potrebbe mettere a disposizione delle parti gli esiti tecnici principali, compresa la relazione informatica di Dal Checco e quella medico–legale di Cattaneo. La scadenza fisiologica degli 18 mesi di indagini, ad agosto 2026, impone decisioni rapide: archiviazione o rinvio a giudizio.
Un possibile effetto domino: se l’informatica forense confermerà che la sera del 12 agosto 2007 Chiara lavorò davvero a contenuti “neutri” (come la “tesi”), il peso della pista “file pornografici” potrebbe ridursi fino a sparire dal perimetro dei moventi. Se invece si consolidasse la lettura della parte civile (accesso ai “file hot”), gli inquirenti avrebbero un ancoraggio fattuale per rileggere i contrasti di coppia nelle ultime ore di vita della giovane. In entrambi i casi, la posizione di Sempio verrebbe valutata alla luce di un contesto tecnico più definito.
La coerenza della timeline: l’irrobustimento — o la revisione — della dinamica temporale proposta da Cattaneo andrà sincronizzato con i log e i metadati dei pc. Solo un incastro coerente tra “tempo biologico” e “tempo digitale” può generare un quadro probatorio che regga al vaglio dibattimentale o sorregga, in alternativa, una revisione.