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27 marzo 2026 - Aggiornato alle 18:27
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il caso

Perché c'è una petroliera della flotta ombra russa che segue la Arctic Metagaz? Tutte le ipotesi in campo (e c'entrano gli 007)

La Jupiter in scia della gassiera danneggiata: un inseguimento sospetto per la possibile presenza di apparati di spionaggio a bordo

27 Marzo 2026, 16:25

16:30

Perché c'è una petroliera della flotta ombra russa che segue la Arctic Metagaz: tutte le ipotesi (e c'entrano gli 007)

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Da oltre tre settimane, nel Mediterraneo centrale si sta svolgendo un'operazione navale dai contorni opachi. Protagonista di un singolare “ombreggiamento” è la petroliera russa Jupiter, già inserita nelle liste delle entità sanzionate da Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea. L'obiettivo del suo lungo pedinamento è il relitto della gassiera Arctic Metagaz che i libici stanno cercando di rimorchiare verso un porto della Sirte.

I tracciati AIS attestano che il tanker russo ha seguito lo scafo danneggiato passo dopo passo, mantenendosi però ad distanza di sicurezza pur senza mai perderlo di vista.

Un comportamento che non è venuto meno neppure dopo l'avvio del traino dell'Arctic Metagaz da parte del rimorchiatore Maridive701, scortato da un convoglio navale delle milizie di Misurata per conto del Ministero della Difesa libico.

A rendere il quadro ancor più insolito è un episodio confermato da fonti ONG e rilevato dal giornalista investigativo Sergio Scandura: un velivolo civile in missione a 38 miglia a nord di Tripoli ha ricevuto via radio un'anomala “securite call” trasmessa proprio dalla Jupiter. Messaggi di questo tipo sono solitamente prerogativa di unità militari o della guardia costiera, circostanza che suggerisce che la nave russa abbia quantomeno un ruolo ambiguo e non esclusivamente commerciale.

L'attenzione internazionale sulla vicenda è altissima. Ogni giorno il JRCC di La Valletta e le Forze Armate maltesi diffondono, tramite i bollettini di MaltaRadio — stazione con una copertura di 350 miglia che comprende anche la FIR libica — la posizione esatta dello scafo alla deriva. Le coordinate vengono aggiornate grazie a ripetuti pattugliamenti aerei e navali di un ampio dispositivo: Aeronautica e Marina italiane, Armed Forces of Malta, la missione europea EUNAVFOR MED Irini e l'agenzia Frontex.

Il modus operandi della Jupiter indica però che non ci si trova dinanzi alla consueta “nave ombra”, ma a un dossier ritenuto cruciale per Mosca. Le autorità russe mostrano un interesse pressante, rifiutando di considerare il relitto “res nullius” secondo la formula marittima corrente e cioè, in sostanza, perso per sempre.  In parallelo, il governo di Tripoli (GNU) starebbe mantenendo un coordinamento diretto con l'ambasciata russa in Libia.

Il Cremlino ha finora sfruttato la vicenda a fini propagandistici, evocando l'immagine della “bomba ecologica” alla deriva per accusare la Ucraina di terrorismo internazionale e sostenendo che l'Arctic Metagaz sia stata colpita da droni di Kiev.

Sotto la superficie, tuttavia, affiorano questioni ben più sostanziali. Il relitto rappresenta una potenziale prova dirimente. Qualora la gassiera raggiungesse integra la banchina di un porto senza inabissarsi, un'ispezione internazionale potrebbe confermare o smentire definitivamente la tesi dell'attacco con droni. Non a caso, aliquote dell'intelligence occidentale presenti in Libia e in altri Paesi seguono da vicino gli sviluppi per poter esaminare l'unità.

Il vero punto sensibile per Mosca — una pratica nota e diffusa nella marina mercantile russa sin dai tempi sovietici — è l'eventuale presenza a bordo dell'Arctic Metagaz di apparati di raccolta informazioni. La scoperta di tali tecnologie di spionaggio getterebbe luce sui meccanismi occulti della flotta russa e spiegherebbe, senza margini di dubbio, l'ostinato e silenzioso inseguimento della Jupiter nelle acque del Mediterraneo.