il caso
Paura all'aeroporto di Philadelphia: un agente della scorta dell'ex First Lady Jill Biden si è sparato ad una gamba
L’uomo è in condizioni stabili ed è ricoverato per accertamenti in una struttura ospedaliera della zona. Indagini in corso da parte del Secret Service
Un agente del Secret Service assegnato alla protezione dell’ex first lady Jill Biden si è accidentalmente sparato a una gamba all’Aeroporto Internazionale di Philadelphia.
L’episodio, avvenuto nella mattinata di venerdì all’interno di un terminal già messo a dura prova dai disservizi legati allo shutdown federale.
Secondo un portavoce del Secret Service, l’agente si è ferito poco dopo le 8:30 a seguito di una “scarica negligente durante la manipolazione di un’arma di servizio”. L’uomo è in condizioni stabili ed è ricoverato per accertamenti in una struttura ospedaliera della zona.
Jill Biden non era presente al momento dello sparo e l’incidente non ha avuto alcun impatto sul suo programma di viaggio.
Immediatamente dopo l’accaduto, le forze dell’ordine hanno istituito un cordone di sicurezza attorno a un Chevy Suburban nero parcheggiato nei pressi del banco check-in della American Airlines al Terminal C, dove sono intervenute anche squadre mediche. L’Ufficio di Responsabilità Professionale del Secret Service ha già avviato un’indagine per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti.
Dalla metà di febbraio, lo scalo di Philadelphia fronteggia gravi difficoltà a causa della chiusura parziale del governo federale, con gli agenti della Transportation Security Administration costretti a lavorare senza stipendio.
Nel tentativo di “ottimizzare le operazioni”, le autorità hanno disposto la chiusura di diversi varchi di controllo nei terminal A‑West, F e C. Il clima tra il personale è incandescente: oltre 300 dipendenti della TSA hanno rassegnato le dimissioni e le assenze improvvise sono aumentate, provocando ritardi significativi e una gestione caotica dei flussi passeggeri.
Per colmare la drammatica carenza di organico, il governo federale ha iniziato a dispiegare agenti dell’Immigration and Customs Enforcement. La scelta ha suscitato aspre critiche da parte di esponenti democratici e di attivisti per i diritti umani, secondo i quali il personale ICE non è adeguatamente formato per le funzioni di sicurezza aeroportuale e rischia soltanto di aggravare le tensioni in un ambiente già sotto pressione.
Il Senato degli Stati Uniti ha comunque approvato all’unanimità fondi d’emergenza per il Department of Homeland Security, consentendo la ripresa dei pagamenti per TSA, Guardia Costiera e Federal Emergency Management Agency. L’accordo passa ora alla Camera, dove lo Speaker Mike Johnson dovrà mediare con i repubblicani, scontenti per il mancato finanziamento integrale del dipartimento.
Nel tentativo di porre fine a quello che ha definito “Caos negli aeroporti”, il presidente Donald Trump ha promesso la firma di un ordine esecutivo per pagare immediatamente i lavoratori della TSA. In precedenza aveva minacciato di bloccare qualsiasi intesa di bilancio senza l’approvazione di una controversa legge di riforma delle registrazioni elettorali.