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28 marzo 2026 - Aggiornato alle 18:30
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la manifestazione

Il corteo No Kings per un mondo senza re e senza armi: il filo rosso che unisce Roma, Londra e gli USA

La mobilitazione transnazionale "Together" attraversa la Capitale mescolando istanze pacifiste e provocazioni choc, come la ghigliottina e i volti capovolti di Meloni, La Russa e Nordio. In un corteo composito, sindacati, studenti e figure istituzionali come Landini e Ilaria Salis sfilano per chiedere giustizia climatica e sociale, respingendo le derive autoritarie e l'austerità

28 Marzo 2026, 17:19

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Il corteo No Kings per un mondo senza re e senza armi: il filo rosso che unisce Roma, Londra e gli USA

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Nel primo pomeriggio a Roma, la mobilitazione transnazionale “Together – Contro i re e le loro guerre”, declinata in Italia come “No Kings”, ha mostrato il suo volto più variegato e divisivo.

Tra via Cavour e piazza dell’Esquilino ha sfilato una colonna che ha intrecciato istanze pacifiste, ambientaliste e sociali con simbologie dall’impatto deliberatamente provocatorio. A catalizzare subito l’attenzione dei media, mentre elicotteri delle forze dell’ordine sorvolavano l’area, è stata una ghigliottina di legno, costruita artigianalmente ed eretta accanto alle fotografie capovolte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del presidente del Senato Ignazio La Russa e del ministro della Giustizia Carlo Nordio.

La manifestazione ha seguito un percorso classico delle proteste capitoline, da piazza della Repubblica fino all’Esquilino, con alcuni negozianti che hanno abbassato le serrande al passaggio della testa del serpentone. Se l’immagine della ghigliottina e gli striscioni per “Alfredo Cospito libero” hanno riacceso il dibattito sul labile e rischioso confine tra satira politica e istigazione, il cuore del corteo ha invece scandito slogan per un mondo libero dalle armi, per la giustizia climatica e contro la precarietà.

A segnare la volontà di saldare le diverse vertenze in un’unica piattaforma sociale è stata la presenza di figure istituzionali e sindacali di primo piano. In apertura, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha ribadito l’impostazione “pacifica e non violenta” della piazza, indicando nella Costituzione l’unica bussola contro la guerra e ogni deriva autoritaria.

Al suo fianco hanno marciato l’eurodeputata Ilaria Salis e i leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, a rimarcare un segnale politico in difesa dei diritti e della democrazia. Fratoianni, in particolare, ha sottolineato l’urgenza di opporsi a chi “alimenta la guerra e accresce le disuguaglianze”.

L’appuntamento romano è stato il culmine di un percorso di tessitura sociale e culturale. Alla vigilia, il movimento aveva animato la Capitale con la “Marcia dei fantasmi” – per dare voce agli invisibili delle politiche urbane e migratorie – e con un grande concerto alla Città dell’Altra Economia, che ha visto la partecipazione di artisti della scena indipendente, tra cui la cantautrice romana Ditonellapiaga. Una strategia pensata per abbassare le barriere d’accesso alla partecipazione, utilizzando la musica per coinvolgere le nuove generazioni.

La mobilitazione si inserisce in una cornice internazionale: il 28 marzo è stato scelto come giornata d’azione comune, in parallelo con grandi eventi a Londra e in diverse città degli Stati Uniti. Il filo rosso che lega le piazze è il rifiuto netto di quella che i manifestanti definiscono “l’economia di guerra”, accusata di drenare risorse vitali dal welfare, dall’istruzione e dalla transizione ecologica a favore di un riarmo globale.

In un equilibrio delicato tra la carica urticante dei simboli scelti da alcune frange e le rivendicazioni di giustizia sociale, la piazza tenta così di lanciare una sfida generazionale a élite economiche e politiche percepite come “re” impermeabili al dissenso.