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il racconto

Giallo sull'arsenale iraniano: per la Casa Bianca è quasi distrutto, per gli 007 per niente

Un'inchiesta Reuters porta alla luce le contraddizioni nella narrazione americana. I droni e i missili di Teheran potrebbero essere semplicemente in attesa nel buio dei bunker

28 Marzo 2026, 19:58

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Giallo sull'arsenale iraniano: per la Casa Bianca è quasi distrutto, per gli 007 per niente

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A quasi un mese dall’inizio del conflitto che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran, l’ombra dell’incertezza grava sui reali risultati della campagna militare congiunta. Malgrado i bombardamenti incessanti, il vasto arsenale missilistico di Teheran resta una minaccia concreta, in larga parte celata nel dedalo di infrastrutture sotterranee.

Secondo un’inchiesta di Reuters, i servizi di intelligence statunitensi sono in grado di confermare con certezza la distruzione di appena un terzo dei missili iraniani. Il destino di un altro terzo rimane indeterminato: tali ordigni potrebbero essere stati danneggiati, eliminati oppure messi al riparo all’interno di una complessa rete di tunnel e bunker inaccessibili.

Una valutazione analoga riguarderebbe, in misura significativa, anche le capacità legate ai droni della Repubblica Islamica. Queste stime, riferite da fonti d’intelligence che hanno chiesto l’anonimato, contrastano nettamente con le rassicurazioni del presidente Donald Trump, secondo cui all’Iran sarebbero rimasti “pochissimi razzi”.

Lo stesso Trump, tuttavia, riconosce il rischio strategico, in particolare per la sicurezza dello Stretto di Hormuz, crocevia vitale per l’economia globale e i flussi petroliferi. Come riportato da Reuters, il presidente ha osservato che un tasso d’intercettazione del 99% non sarebbe sufficiente: “L’1% è inaccettabile, perché l’1% è un missile che penetra nello scafo di una nave che costa un miliardo di dollari”.

Il Pentagono, dal canto suo, rivendica con decisione i risultati dell’operazione “Epic Fury”, avviata il 28 febbraio. Il Comando Centrale statunitense sostiene che i raid abbiano colpito oltre 10.000 obiettivi militari, affondato il 92% delle grandi unità della marina iraniana e distrutto più del 66% degli impianti di produzione bellica e dei cantieri navali.

Israele, dal proprio punto di vista, stima di aver neutralizzato il 70% della capacità di lancio iraniana, partendo da un arsenale prebellico di 2.500 missili balistici in grado di raggiungere il territorio israeliano. Le stesse autorità israeliane ammettono però, in via riservata, che eliminare il restante 30% sarà un compito molto più arduo.

I fatti sul terreno confermano che Teheran non è né inerme né a corto di munizioni. Nelle ultime settimane l’Iran ha lanciato 15 missili balistici e 11 droni contro gli Emirati Arabi Uniti, dimostrando altresì nuove capacità con il tiro inedito di missili a lungo raggio diretti verso la base anglo-americana di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano.

Il deputato democratico ed ex marine Seth Moulton ha messo in guardia contro facili ottimismi, criticando le rassicurazioni della Casa Bianca: “Se l’Iran è intelligente, avrà conservato parte delle sue capacità... E sta aspettando il momento giusto”.

Il principale ostacolo per l’intelligence occidentale rimane la vasta infrastruttura sotterranea iraniana. Nicole Grajewski, esperta di forze missilistiche presso Sciences Po di Parigi, ritiene che Washington possa aver sovrastimato i propri successi, rilevando come l’Iran continui a operare efficacemente dalla base di Bid Kaneh, nonostante i pesanti bombardamenti.

Teheran dispone di oltre una dozzina di imponenti strutture nel sottosuolo per occultare lanciatori e vettori.

Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha riconosciuto la criticità del problema, affermando che le forze iraniane “hanno investito tutti gli aiuti per lo sviluppo economico e umanitari, nei tunnel e nei razzi”.

Il Pentagono definisce la caccia ai missili “metodica e spietata”, e dall’esito di questa campagna potrebbe dipendere una quota significativa della sicurezza globale.