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29 marzo 2026 - Aggiornato alle 19:28
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il caso

Chiede all'IA "come disfarsi di un cadavere", poi uccide (ma l'algoritmo lo aveva avvertito: «Fatti curare»). Orrore in Germania

Il caso di Yanneck Z., il giovane che ha trasformato la sua sete d'omicidio in realtà. Il Pubblico Ministero contesta il movente più grave del codice penale tedesco: l'appagamento derivato dall'atto di uccidere. L'Intelligenza Artificiale aveva tentato invano di fermarlo: «Cerca subito l'aiuto di un medico»

29 Marzo 2026, 16:31

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Chiede all'IA "come disfarsi di un cadavere", poi uccide (ma l'algoritmo lo aveva avvertito: «Fatti curare»). Orrore in Germania

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Una chat, una tastiera e una confessione consegnata al gelo di un algoritmo: «Mi immagino di uccidere qualcuno con un coltello». Non è l’incipit di un romanzo distopico, ma una frase agli atti del processo contro Yanneck Z., 22 anni, tedesco, accusato di aver assassinato una collega e di aver ferito gravemente altri due uomini. Un caso che scuote l’opinione pubblica in Germania e riapre il dibattito sul fragile confine tra ossessioni online, fantasie omicide e loro traduzione in azione, con un testimone d’eccezione: l’Intelligenza Artificiale.

I fatti risalgono al 1º luglio 2025, a Mellrichstadt, in Bassa Franconia, nella sede del gestore elettrico regionale Überlandwerk Rhön. All’epoca 21enne, Yanneck fece irruzione nell’ufficio del suo superiore armato di coltello. Il bersaglio era una collega di 59 anni, colpita con otto fendenti letali al collo e al torace.

Nella concitazione, il capo, intervenuto per proteggerla, venne raggiunto a sua volta da otto coltellate, sopravvivendo soltanto grazie a un delicatissimo intervento d’urgenza.

Un terzo dipendente, ferito alla coscia, riuscì infine, con l’aiuto di altri colleghi, a disarmare l’aggressore fino all’arrivo della polizia. È però il preludio al delitto a rendere il caso senza precedenti in aula. Nel processo è emerso che l’imputato si era rivolto nei giorni precedenti a un chatbot come macabro “consulente”.

«Ho pianificato l’omicidio della mia collega. Penso da tutta la vita di uccidere qualcuno».

Le sue ricerche digitali spaziavano dalle procedure di arresto alla medicina legale, fino a chiedere «come disfarsi di un cadavere».

L’algoritmo, secondo quanto riferito, non fornì istruzioni operative, ma lo invitò ripetutamente a cercare aiuto medico.

Quelle conversazioni sono oggi la prova regina per il pubblico ministero. L’accusa respinge la tesi difensiva del semplice risentimento o “odio” e intende dimostrare la "Mordlust" che nel diritto penale tedesco è l’omicidio commesso per il puro appagamento interiore, per il brivido di uccidere. Una qualificazione giuridica particolarmente severa, che comporta l’ergastolo.

A rendere il quadro più netto è anche la perizia psichiatrica. In un primo momento Yanneck era stato ricoverato in una struttura psichiatrica per sospetta incapacità di intendere e di volere; è stato poi trasferito in carcere in custodia cautelare ordinaria. Gli esperti non hanno individuato disturbi tali da escluderne la responsabilità al momento dell’attacco. L’imputato, concludono, era pienamente lucido e imputabile: sapeva esattamente ciò che stava facendo, al punto da averlo persino preannunciato a una macchina che, paradossalmente, si è mostrata “più umana” suggerendogli di farsi curare.