In israele
Persino Netanyahu si è stancato delle violenze dei Coloni in Cisgiordania
Un documento riservato svela le nuove direttive del governo: stop agli insediamenti nell'Area B e sanzioni agli ultranazionalisti. Il chiaro avvertimento ai ministri dell'estrema destra
I militari con la Stella di David hanno smantellato l’embrione di un nuovo avamposto ebraico. Un’immagine quasi surreale, che segna una svolta storica e senza precedenti nella cronaca politico-militare israeliana.
Un documento riservato del gabinetto di sicurezza, promosso con decisione dal Primo ministro Benjamin Netanyahu, dispone infatti un giro di vite inedito contro quella che a Gerusalemme è ormai definita “violenza di matrice nazionalista” in Cisgiordania.
La direttiva rappresenta un cambio di rotta per un esecutivo che finora aveva spesso liquidato tali episodi come l’azione isolata di “pochi estremisti”. Il piano si fonda su tre capisaldi operativi. C'è il divieto assoluto di erigere nuovi avamposti nell’Area B, dove – in base agli Accordi di Oslo del 1995 – l’amministrazione civile spetta ai palestinesi mentre la sicurezza è condivisa, sanzioni economiche dirette ai coloni responsabili di costruzioni illegali, chiamati a rimborsare di tasca propria i costi degli smantellamenti e la ridistribuzione di truppe dal fronte libanese verso la Cisgiordania.
Sottrarre unità a un teatro di guerra attivo – dove dall’inizio di marzo 2026 l’IDF è impegnato in complesse operazioni contro Hezbollah – per inviarle in un’area ritenuta teoricamente meno pericolosa è un azzardo. Il Capo di Stato Maggiore, Eyal Zamir, ha di recente lanciato l’allarme sulla “carenza di personale” che rischia di logorare un esercito già sotto pressione su Gaza, Libano, Siria e Cisgiordania.
Eppure l’impennata di violenze, con oltre 1.800 episodi registrati dall’ONU tra il 2023 e il 2025, ha imposto questo fragile equilibrismo tattico. Nel mirino finiscono gruppi ultranazionalisti come la famigerata “Gioventù della Collina”, accusati di aggressioni e occupazioni lampo. Il messaggio politico di Netanyahu è però rivolto anche all’interno della sua maggioranza, con un invito implicito a ministri di punta della destra radicale, Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir, a “sostenere la lotta” contro tali reati.
Vietare nuovi avamposti nell’Area B significa ribadire una linea rossa a tutela della mobilità e dell’economia rurale palestinese, bloccando iniziative unilaterali che alterano la fragile geografia dei territori. Se in passato le derive estremiste avevano suscitato soprattutto censure verbali – come quelle espresse nel 2025 dal Presidente Isaac Herzog – oggi le parole si traducono in meccanismi operativi e strumenti di diritto interno. Israele sceglie la linea dura contro i “propri”, una mossa audace che potrebbe ridefinire non solo la tenuta dell’esecutivo, ma anche gli equilibri dell’intera regione.