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29 marzo 2026 - Aggiornato alle 22:59
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IL PROFILO

Chi è Pierbattista Pizzaballa, il cardinale di Gerusalemme: una vita in Terra Santa tra restauri, dialogo e ferite aperte

Dal cuore della Bergamasca alla Città Santa: l’itinerario sorprendente del francescano che guida i cattolici in Israele, Palestina, Giordania e Cipro

29 Marzo 2026, 20:19

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Pierbattista Pizzaballa, il cardinale di Gerusalemme: una vita in Terra Santa tra restauri, dialogo e ferite aperte

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Una sera di marzo, sotto la grande cupola annerita dall’incenso del Santo Sepolcro, il rumore secco di un martello interrompe il brusio dei pellegrini. Il colpo non è liturgico: è il segnale di un cantiere storico. Davanti all’Edicola che custodisce la tomba di Cristo, un team di scienziati greci, monaci armeni, francescani e greco-ortodossi lavorano fianco a fianco. A garantire quell’accordo raro — e a seguirne la realizzazione — c’è un frate nato nella pianura bergamasca, che da oltre trent’anni ha fatto di Gerusalemme il proprio orizzonte: Pierbattista Pizzaballa, oggi Patriarca di Gerusalemme dei Latini e, dal 30 settembre 2023, cardinale. È il primo “porporato residente” nella Città Santa, una novità che restituisce alla sede patriarcale un peso simbolico e pastorale unico. Un ministero che attraversa confini fragili e conflitti laceranti, tra Israele, Territori Palestinesi, Giordania e Cipro, dove la Chiesa latina vive come una minoranza antica e tenace.

Un bergamasco alla scuola dell’ebraico biblico

Nato a Cologno al Serio (Bergamo) il 21 aprile 1965, Pizzaballa entra nell’Ordine dei Frati Minori e viene ordinato sacerdote il 15 settembre 1990. Pochi anni dopo si immerge nello studio dell’ebraico e del giudaismo: contribuisce alla pubblicazione dell’Ordo Missae in ebraico e traduce testi liturgici per le piccole comunità cattoliche di lingua ebraica in Israele, di cui diverrà vicario patriarcale. È un tassello rivelatore del suo profilo: conoscere la lingua dell’altro per nominarlo con rispetto e costruire dialogo.

Dodici anni da Custode: il “ministro dei Luoghi Santi”

Nel maggio 2004 il francescano viene eletto Custode di Terra Santa, ruolo cruciale con cui guida i Frati Minori nella tutela dei Luoghi Santi e nel servizio alle comunità cristiane locali. Sarà confermato più volte fino al 2016, attraversando stagioni difficili e avviando progetti che coniugano cura dei santuari, assistenza sociale e accoglienza dei pellegrini. Tra le iniziative più note, la spinta al Terra Sancta Museum, pensato per restituire ai visitatori il quadro storico, archeologico e spirituale dei luoghi evangelici.

Il cantiere del Santo Sepolcro: un miracolo di cooperazione

Da Custode, Pizzaballa è tra i protagonisti del più delicato intervento degli ultimi decenni: il restauro dell’Edicola del Santo Sepolcro. Nel 2016 le tre comunità che reggono la basilica — Greco-ortodossa, Armena e Cattolica (Custodia di Terra Santa) — raggiungono un accordo raro e affidano i lavori al team dell’Università Tecnica Nazionale di Atene. I fondi arrivano da donatori privati e istituzionali, tra cui un contributo personale del Re di Giordania Abdallah II e del Presidente palestinese Mahmoud Abbas: un segno concreto che la Custodia e il Patriarcato latino sanno tenere insieme diplomazia, fede e scienza. Il 22 marzo 2017 l’Edicola restaurata viene inaugurata; gli esperti avvertono che occorreranno ulteriori consolidamenti strutturali dell’area. L’operazione, costata diversi milioni di euro, diventa un modello di cooperazione ecumenica e professionale applicata al cuore della cristianità.

Dal governo della Custodia alla guida del Patriarcato

Nel pieno delle sfide amministrative e pastorali, il 24 giugno 2016 Papa Francesco nomina Pizzaballa Amministratore Apostolico sede vacante del Patriarcato Latino di Gerusalemme, affidandogli una fase di transizione carica di responsabilità. Dopo quattro anni di servizio, il 24 ottobre 2020 il Papa lo nomina Patriarca di Gerusalemme dei Latini. È la conferma del suo radicamento nella regione e della fiducia che Roma ripone nella sua capacità di governo in un territorio esteso e frammentato, dove la Chiesa latina conta comunità storiche e una fitta rete di parrocchie, scuole, ospedali e opere sociali.

Una “voce di Gerusalemme” nel Collegio cardinalizio

Il 9 luglio 2023, durante l’Angelus, Papa Francesco annuncia il concistoro: il 30 settembre 2023 Pierbattista Pizzaballa riceve la berretta rossa in Piazza San Pietro, insieme ad altri 20 nuovi cardinali. È un passaggio storico: per la prima volta la Città Santa ha un cardinale residente, scelta che alza il volume della “voce di Gerusalemme” dentro la Chiesa universale e nella sfera pubblica internazionale. Lo stesso patriarca lega il nuovo titolo alla vocazione al dialogo della Terra Santa. Per evitare equivoci di data: la creazione cardinalizia è avvenuta il 30 settembre 2023, non il 23.

“Disponibile a tutto”: quando il rosso della porpora si misura nel dolore della guerra

Nel ottobre 2023, pochi giorni dopo gli attacchi del 7 ottobre e l’escalation del conflitto, Pizzaballa risponde a una domanda in conferenza stampa e dichiara la propria “assoluta disponibilità” a offrirsi in scambio per la liberazione dei bambini presi in ostaggio a Gaza. Un gesto di pastorale radicale, che restituisce al colore della porpora il senso del servizio fino al sangue. In interviste successive, il Patriarca chiarisce il contesto di quelle parole ma ne riafferma la sostanza: la Chiesa deve “stare accanto” a chi soffre, senza cedere alla logica dei blocchi contrapposti.

Un territorio immenso, una minoranza creativa

La giurisdizione del Patriarcato Latino di Gerusalemme abbraccia Israele, Palestina, Giordania e Cipro. I cattolici di rito latino sono una minoranza: in Israele oscillano attorno a 1,9–2,5% della popolazione; in Giordania le stime variano tra il 3% e il 4%; in Palestina circa l’1–1,2%. In totale, tra le diverse giurisdizioni e riti cristiani, la presenza cristiana va da qualche decina di migliaia a poche centinaia di migliaia di fedeli, a seconda delle fonti e dei criteri statistici. È un quadro fluido, segnato da emigrazione, bassa natalità e periodiche crisi politico-militari, dove la rete scolastica e caritativa della Chiesa — parrocchie, ospedali, centri per rifugiati — resta un presidio quotidiano di coesione.