PERUGIA
«Aveva un manuale per ogni incubo», cosa hanno scoperto gli inquirenti sul 17enne che voleva fare una strage a scuola
Il giorno X e il suicidio finale: il piano shock ispirato a Columbine scoperto sul computer del giovane arrestato
L'alba, in una zona residenziale della provincia di Perugia. Finestre socchiuse, persiane che scricchiolano, il vapore del caffè. Poi gli uomini del ROS suonano un campanello. Dentro quell'appartamento vive un ragazzo di 17 anni: uno studente, uno che dal balcone non distingue le foglie nuove dai fari blu. Nel suo computer, però, la vita scorreva su binari opposti: manuali su ordigni, schede su armi, documenti su sostanze chimiche e batteriologiche, archivi di immagini e video. Per gli inquirenti, non è un accumulo casuale — è la base materiale di un progetto preciso: una strage in una scuola, dichiaratamente ispirata al massacro della Columbine High School.
Un arresto che parla chiaro
Il 17enne pescarese, domiciliato in Umbria, è stato posto in custodia cautelare e trasferito in un Istituto Penale Minorile, su ordine del gip del Tribunale per i Minorenni de L'Aquila. La misura arriva al termine di un'indagine che non si è limitata alla perquisizione locale: contestualmente sono state eseguite sette perquisizioni — personali, locali e informatiche — nei confronti di altri minorenni nelle province di Teramo, Perugia, Pescara, Bologna e Arezzo. Gli elementi raccolti delineano, secondo l'accusa, un quadro di radicalizzazione suprematista e di apologia dei "mass shooters", con un passaggio ritenuto cruciale dall'ammirazione all'intenzione operativa.
Il cuore dell'inchiesta riguarda la dimensione digitale. Il minore avrebbe intrattenuto contatti con i vertici di un canale Telegram denominato "Werwolf Division": un ambiente che promuove contenuti suprematisti, xenofobi, antisemiti e la glorificazione di autori di stragi come Brenton Tarrant (Christchurch, 2019) e Anders Behring Breivik (Oslo e Utøya, 2011), presentati come "santi" da emulare. Il 17enne avrebbe espresso in modo esplicito la volontà di replicare un'azione alla Columbine, con successivo suicidio.
Le accuse e il materiale sequestrato
Tra i file sequestrati compaiono manuali per la costruzione di ordigni e armi, oltre a materiale su sostanze chimiche e batteriologiche. La presenza di questi contenuti non basta da sola a costituire reato; ma incrociata con riferimenti testuali, contatti e cronologia delle ricerche, diventa — sostengono gli inquirenti — un indizio concreto di finalità offensive. Al minore vengono contestati reati connessi alla propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, oltre a profili relativi alla detenzione di materiale con possibili finalità terroristiche.
L'indagine si inserisce in un quadro più ampio: nel luglio 2025 operazioni coordinate avevano fotografato una rete di minorenni che diffondeva materiale di propaganda, con 22 perquisizioni in tutta Italia. Dal 2023 alla metà del 2025, 12 minori erano stati sottoposti a misure cautelari e 107 erano stati oggetto di approfondimenti investigativi.
L'ecosistema digitale: dove matura l'emulazione
I canali Telegram con chat chiuse, ribattezzati "divisioni" o "cellule", funzionano da acceleratori: spazi dove narrazioni suprematiste e neonaziste circolano con memi, manifesti e istruzioni, e dove un lessico condiviso banalizza o eroicizza la violenza. Tarrant e Breivik vi vengono presentati come modelli: l'idea che un singolo determinato possa colpire scuole, luoghi di culto, spazi pubblici, costruendo attorno a sé una figura da crociato solitario. Un immaginario che non nasce in Italia né oggi, ma che si trapianta nei contesti digitali nazionali.
Il precedente Columbine
Il riferimento alla Columbine High School — la strage del 20 aprile 1999 — non è un dettaglio marginale. È un copione che continua a riaffiorare nei materiali di chi progetta attacchi scolastici: il "giorno X", l'azione solitaria, il suicidio finale come sigillo del gesto. Nel caso umbro, gli atti parlano di un'ispirazione dichiarata. Il richiamo non è solo simbolico: struttura l'identità di gruppo e produce, nei canali frequentati dal ragazzo, una sorta di manuale culturale sulla violenza.
Le cautele: minorenne, atti in corso, presunzione di innocenza
Le informazioni qui riportate sono desunte da atti ufficiali e da ricostruzioni giornalistiche convergenti pubblicate il 30 marzo 2026. Le contestazioni sono ipotesi di reato su cui dovranno esprimersi i giudici. Il ragazzo avrà modo di difendersi: nei prossimi giorni gli interrogatori potranno chiarire motivazioni, contesto familiare, eventuali condizionamenti esterni e il grado di concretizzazione del progetto attribuito.
Le sette perquisizioni: perché ci sono altri minorenni coinvolti
Le perquisizioni in cinque province raccontano che attorno al 17enne esisteva — agli occhi degli inquirenti — una rete di contatti che meritava riscontri. Dall'analisi forense dei dispositivi e dei canali frequentati potrebbero emergere ruoli diversi: spettatori, fiancheggiatori digitali, istigatori. La linea di confine non è sempre netta. La scommessa investigativa è distinguere chi condivide contenuti d'odio da chi organizza, chi fantastica da chi pianifica. Laddove emergessero istigazioni, apologie o auto-addestramenti, le Procure minorili potrebbero procedere come già avvenuto in altri casi recenti.
Riconoscere i segnali
Parlare di radicalizzazione tra i minorenni non significa criminalizzare un'intera generazione. Significa attrezzare insegnanti, genitori, educatori a cogliere indicatori di rischio: isolamento improvviso, ossessione per armi e stragi, uso di simboli suprematisti, permanenza in canali criptati, linguaggio intriso di odio. In presenza di questi segnali, il passo successivo è la presa in carico — servizi psicologici, sociali, scolastici, e quando necessario la segnalazione alle autorità — non la gogna pubblica.
Cosa resta
Resta un ragazzo di 17 anni che, secondo le accuse, aveva preso la mira contro una scuola. Restano file e manuali che nessuno avrebbe dovuto considerare normali. Resta il lavoro degli inquirenti, chiamati a distinguere tra fantasia cupa e piano operativo, a definire responsabilità proporzionate all'età e al pericolo.
La violenza non nasce a scuola. Ma è spesso a scuola che può essere riconosciuta per tempo.