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31 marzo 2026 - Aggiornato alle 00:12
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IL MISTERO

«Portateci la testa di mia figlia»: lo scempio sulla salma di Pamela Genini e il grido della madre che chiede verità

La traslazione interrotta, la scoperta della decapitazione e un’inchiesta per vilipendio: dentro l’orrore che ha colpito una famiglia e una comunità, tra indagini, ipotesi di reato e domande ancora senza risposta

30 Marzo 2026, 21:13

21:21

«Portateci la testa di mia figlia»: lo scempio sulla salma di Pamela Genini e il grido della madre che chiede verità

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La chiave inglese sul marmo. Il coperchio della bara scostato. Le viti mancanti sulla lapide. La mattina del 23 marzo 2026, gli operai del cimitero di Strozza, in Valle Imagna, si sono imbattuti in uno scempio: il corpo di Pamela Genini, 29 anni, profanato e decapitato.

Per la madre, Una Smirnova, il tempo si è fermato due volte. La prima il 14 ottobre 2025, quando la figlia venne uccisa a Milano con 24 coltellate dall'ex compagno Gianluca Soncin, 52 anni, oggi detenuto a San Vittore con l'accusa di omicidio volontario pluriaggravato. La seconda adesso, davanti a una violenza che travolge memoria e dignità insieme. «È un incubo continuo. Aiutatemi a ritrovarla», ha implorato in televisione, nella Settimana Santa, rivolgendosi ai telespettatori di Canale 5.

La profanazione non sembra un gesto d'impulso. Aprire il feretro, rimuovere le viti, manomettere la lapide, mutilare la salma: operazioni che richiedono tempo, attrezzi, forse più di una persona. La scoperta è avvenuta durante la traslazione predisposta per spostare il feretro nella cappella di famiglia. La Procura di Bergamo ha sequestrato la salma e aperto un fascicolo per vilipendio di cadavere e furto, al momento contro ignoti. Gli investigatori stanno analizzando le telecamere di sorveglianza, i registri degli accessi, ogni traccia biologica o forense rimasta nella cappella. Si cercano movimenti sospetti tra la sera di domenica 22 e la mattina di lunedì 23 marzo: veicoli, presenze anomale, sopralluoghi.

La matrice del gesto resta oscura. Gli inquirenti non escludono nessuna pista. La famiglia ha dichiarato di non aver ricevuto minacce né richieste di denaro, e respinge ogni ricostruzione fantasiosa: «Uno scempio disumano», da spiegare con i fatti.

Strozza è un paese di poco più di mille anime, abituato al silenzio dei monti della Valle Imagna. Il nome di Pamela qui era già inciso in una memoria collettiva fatta di fiaccolate e preghiere, nell'autunno dei funerali. Questa nuova ferita squarcia riti e ricordi, e chiede a una comunità — e a un paese intero — di che cosa sia capace la pietà, quando non basta più neanche il riposo dei morti.