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31 marzo 2026 - Aggiornato alle 17:03
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Difesa

Dagli aeroporti alle torri radar e ai porti: tutte le infrastrutture militari statunitensi in Italia

Al centro dell'attenzione il caso Sigonella dove sono stati fermati voli non autorizzati

31 Marzo 2026, 12:43

12:50

Dagli aeroporti alle torri radar e ai porti: tutte le infrastrutture militari statunitensi in Italia

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Dagli aeroporti passando per le torri radar fino ai porti, sono diverse le infrastrutture militari americane nel territorio italiano mentre sono tredicimila, tra reclute e ufficiali, gli statunitensi di stanza nel nostro Paese.

In queste ore sotto i riflettori è finito lo scalo militare di Sigonella in Sicilia dopo che l’Italia ha negato agli Stati Uniti l’uso della base. Una decisione che risale a qualche giorno fa. Il diniego del ministro della Difesa Guido Crosetto è partito quando si è appreso del piano di volo di alcuni asset aerei Usa, che prevedeva di atterrare a Sigonella per poi partire verso il Medio Oriente. Nessuno però aveva chiesto alcuna autorizzazione né aveva consultato i vertici militari italiani: il piano era stato infatti comunicato mentre gli aerei erano già in volo e dalle verifiche è emerso che non si tratta di voli normali o logistici e quindi non sono compresi nel trattato con il nostro Paese. Secondo gli accordi, infatti, nel caso in cui gli Stati Uniti intendano invece utilizzare una loro postazione come trampolino di lancio per scopi bellici - come gli attacchi a Teheran - serve l’ok del governo italiano.

I primi patti che ne regolamentano l’utilizzo risalgono al primo dopoguerra: il Nato SOFA del 1951, poi il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d’intesa Italia-Usa del 1995.

Oltre a quello di Sigonella, ci sono anche gli aeroporti militari di Aviano in Friuli Venezia Giulia - da cui una dozzina di F16 sarebbero già stati trasferiti - e Ghedi (che ospiterebbe testate nucleari) in Lombardia. I porti sono quelli di Napoli e Gaeta, mentre le due basi sono Camp Darby in Toscana (il più grande deposito di armi e munizioni americano in Europa), e Camp Ederle in Veneto. Esistono poi presidi minori e dislocazioni riservate. Oltre ai 13 mila militari americani nelle basi, altri 21mila fanno parte invece della VI flotta della US Navy, composta da 40 navi e 175 aerei di combattimento e di trasporto.

Ci sono poi i porti di Napoli e Gaeta (c'è la sesta flotta americana) e la Caserma Del Din, in Veneto. Dislocati per il Paese ci sono poi sistemi di sorveglianza come il Muos (Mobile User Objective System) a Niscemi, che monitora anche la situazione in Medio Oriente attraverso radar e satellite.

Aldilà delle questioni normative che regolano gli scopi del loro utilizzo, la presenza di infrastrutture statunitensi militari rappresenta un elemento sensibile rispetto ad eventuali minacce terroristiche in Italia, tanto che il Dipartimento della Pubblica sicurezza ha inviato a prefetti e questori una circolare per il rafforzamento della vigilanza sulle stesse basi e sui siti sensibili riconducibili alla filiera di produzione ad interesse militare americano.