Scontri
Sigonella, Martelli sul no di Meloni e quello di Craxi dell'85: «Fatti con poche cose in comune»
Il ricordo dell’ex ministro della Giustizia e vicesegretario del Psi
La vicenda di Sigonella nel 1985 e il no all’uso delle basi Nato da parte del governo Meloni? «Le cose in comune tra i due episodi non sono molte. Nella vicenda del passato da parte degli Usa vi fu un tentativo di imperio a cui Craxi si oppose con un atto di orgoglio nazionale. Stavolta il governo ha fatto bene a dire di no all’uso delle basi Nato per un atto di guerra contro l’Iran». Lo dice a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, l’ex ministro della Giustizia e vicesegretario del Psi Claudio Martelli. Cosa ricorda della notte di Sigonella durante cui fu protagonista Bettino Craxi? "Sinceramente quella notte io ero a casa mia e Craxi al Raphael, ci furono delle consultazioni frenetiche e io sentii Bettino solo la mattina successiva".
I fatti di Sigonella dell'ottobre 1985 scaturiscono dall'assalto di un commando di quattro palestinesi del FLP (Fronte per la Liberazione della Palestina) che dirottò l’Achille Lauro in navigazione al largo dell’Egitto, richiedendo la liberazione di 50 prigionieri palestinesi detenuti in Israele. Durante la crisi i terroristi uccisero il passeggero statunitense Leon Klinghoffer, un uomo in sedia a rotelle, gettandone il corpo in mare, e minacciano di far saltare il traghetto; il governo italiano, guidato da Bettino Craxi, mobilitò le forze armate e preparò un’operazione di forza per riprendere la nave.
Accordo e trasferimento a Sigonella
Dopo trattative via televisiva e con mediazione di Egitto, Tunisia e Siria, i dirottatori si consegnano al governo egiziano il 9‑10 ottobre e accettano un accordo di fuga verso Tunisi a bordo di un Boeing 737 dell’EgyptAir, con il patto che non vengano processati.
Gli Stati Uniti, informando l’Italia, organizzano l’intercettazione aerea del volo e l’atterraggio forzato a Sigonella, in Sicilia, dove il velivolo è circondato da Carabinieri e militari della Vigilanza Aeronautica Militare (VAM): secondo l’Italia, i dirottatori sono su “solo” territorio italiano e devono essere giudicati qui, mentre gli USA pretendono di prenderli in consegna per processarli e, se possibile, portarli in Israele.

La “notte di Sigonella”
Nella notte tra il 10 e l’11 ottobre 1985 si arriva al confronto diretto tra contingenti italiani (circa 20 Carabinieri e 30 avieri) e decine di soldati statunitensi della Delta Force, con armi puntate e una tensione altissima che sfiora lo scontro armato.
Il governo Craxi, sostenuto dal presidente Sandro Pertini, respinse la pretesa di Washington e impone l’arresto dei dirottatori sull’aerodromo di Sigonella, ribadendo il principio di sovranità nazionale: “su suolo italiano decide solo l’Italia”.
Alla fine i quattro palestinesi restarono in mano italiana, furono processati e condannati in Italia, mentre gli USA ottennero solo l’estradizione di Abu Abbas (il loro principale obiettivo politico, non dirottatore diretto), che però riuscì a lasciare l’Italia per la Tunisia senza mai essere processato.
