GENETICA
L'incredibile caso del bambino con due padri possibili: quando il test del DNA non riesce a distinguere i gemelli identici
La Corte d'Appello di Londra parla di "verità binaria": il padre è "uno o l'altro", ma la scienza oggi non può dire chi
Una stanza di tribunale, un certificato di nascita e una domanda a cui la biologia, per una volta, non sa rispondere: chi è il padre?
Un neonato indicato con la lettera P cresce con una verità dimezzata: suo padre è uno dei due fratelli gemelli con cui la madre ha avuto rapporti sessuali a distanza di quattro giorni, ma non è possibile stabilire quale. Nemmeno il DNA — quel totem di certezza che da decenni decide cause di paternità e processi penali — è riuscito a sciogliere l'enigma. La Corte d'Appello civile di Londra ha scritto una pagina destinata a fare scuola: per ora, la giustizia può dire soltanto che il padre è "uno o l'altro" dei due gemelli. Una "verità binaria", l'ha definita il presidente della Family Division, Sir Andrew McFarlane.
La vicenda
La madre del bambino, indicata come MP, aveva avuto rapporti con due fratelli monozigoti — TP1 e TP2 — nello stesso periodo fertile. La giudice di primo grado aveva accertato che la paternità era "esattamente probabile al 50%" per ciascuno: nessuno dei due poteva dimostrare, oltre la soglia richiesta, di essere o non essere il padre.
In appello il nodo centrale era il certificato di nascita: TP1 risultava registrato come padre, ma TP2 e la madre chiedevano di correggere quel dato, sostenendo che fosse TP2 il genitore biologico. La Corte — con un collegio composto da Sir Andrew McFarlane, Lady Justice King e Lord Justice Stuart-Smith — ha confermato il problema: allo stato delle conoscenze e con le prove disponibili, non è possibile stabilire quale dei due gemelli sia il padre. Di conseguenza, il certificato non può essere modificato in assenza di una declaratoria chiara ai sensi della Family Law Act 1986. Come ricordato nel giudizio, l'assenza di prova non significa prova del contrario.
La corte ha però distinto la registrazione anagrafica dalla responsabilità genitoriale: anche senza toccare il certificato, la posizione di TP1 non implica automaticamente il mantenimento della parental responsibility, che può essere rimossa quando contraria al miglior interesse del minore. Gli effetti pratici sulle decisioni quotidiane riguardanti il bambino possono essere, entro certi limiti, sganciati da quella fotografia amministrativa.
Perché il DNA non basta con i gemelli identici
I gemelli monozigoti condividono lo stesso patrimonio genetico di base. I comuni test di paternità — le analisi STR del profilo genetico forense — non colgono differenze sufficienti per distinguerli. Esistono approcci più sofisticati, come il sequenziamento dell'intero genoma o il cosiddetto duplex sequencing, in grado di individuare rarissime mutazioni insorte dopo la separazione dell'embrione. Sono strumenti che in alcuni casi penali hanno già permesso di discriminare tra gemelli identici, ma richiedono laboratori altamente specializzati e budget elevati.
Non a caso la corte britannica ha adottato un principio di prudenza: in assenza di una prova accessibile e proporzionata che superi il 50% di probabilità, la paternità non può essere dichiarata né negata. Nel dispositivo si legge anche un'apertura verso il futuro: "È possibile, anzi probabile, che quando P sarà maggiorenne la scienza consenta di identificare un padre ed escludere l'altro; ma, per ora, ciò richiederebbe costi molto significativi."
Cosa cambia davvero
Il certificato di nascita non è solo un pezzo di carta: incide su diritti civili, accesso ai servizi, profili successori, status e cittadinanza. Per questo la Corte d'Appello ha respinto la tentazione di semplificare con una cancellazione priva di fondamento giuridico. È anche una protezione della "verità futura": se e quando la scienza offrirà una risposta verificabile, il sistema dovrà poterla accogliere senza aver già bruciato le carte.
La formula che ha fatto il giro dei media — "una madre e due padri" — fotografa il contenzioso, non la realtà anagrafica. Nel caso di P il bambino non ha due padri iscritti; ha una madre e un padre registrato, mentre un secondo uomo è riconosciuto in giudizio come possibile padre al 50%, senza che il tribunale possa sostituire un nome con l'altro. Una distinzione sottile ma decisiva.
La corte si è occupata anche di un aspetto meno tecnico ma forse più importante: come raccontare a P la sua origine. È la madre, sottolinea il giudizio, a dover gestire con sensibilità la costruzione di un racconto adatto all'età, che non nasconda ma neppure traumatizzi. L'idea che la verità possa essere, per un periodo della vita, "binaria" e poi forse diventare "singolare" grazie alla scienza, è una traccia preziosa per genitori e terapeuti. Qui il diritto, con rara umiltà, ha riconosciuto di dover lasciare spazio al tempo.
La sentenza — Re J, M & P, [2026] EWCA Civ 344 — non è un'anomalia da curiosità. È un banco di prova per una transizione che i tribunali di tutto il mondo dovranno affrontare: imparare a maneggiare la genomica come prova, tenendo insieme verità, sostenibilità economica e tutela del minore. Meglio raccontare bene l'incertezza, dice Londra, che nasconderla dentro scorciatoie pericolose.