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31 marzo 2026 - Aggiornato alle 22:05
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IL CASO

La ricina, il veleno invisibile che blocca le cellule: cosa c'è davvero dietro la morte di Campobasso

Non ha odore, non si vede, i sintomi sembrano quelli di una banale intossicazione. Ecco come agisce la tossina dei semi di ricino

31 Marzo 2026, 18:52

19:00

La ricina, il veleno invisibile che blocca le cellule: cosa c'è davvero dietro la morte di Campobasso

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Una stanza d'ospedale, luci fredde, monitor e domande senza risposta. A Campobasso, tra il 27 e il 28 dicembre 2025, muoiono a poche ore di distanza Sara Di Vita, 15 anni, e la madre Antonella Di Ielsi, 50 anni. Per settimane l'ipotesi più battuta è quella di una misteriosa intossicazione alimentare. Oggi le analisi tossicologiche spostano l'asse dell'indagine: nei campioni biologici sarebbero emerse tracce di ricina, una tossina letale estratta dai semi della pianta di ricino. L'ipotesi investigativa si orienta ora sul reato di omicidio. Le indagini proseguono e la prudenza resta d'obbligo: l'attribuzione definitiva richiede la convergenza di esami tossicologici, istologici e di tracciamento ambientale. Ma la domanda cruciale si impone: che cos'è la ricina e perché è così difficile da intercettare in tempo utile?

Cosa è successo

Le due vittime erano state ricoverate all'ospedale Cardarelli dopo accessi ripetuti al pronto soccorso tra il 24 e il 26 dicembre, inizialmente per quella che sembrava una tossinfezione legata ai pasti natalizi. Le indagini si sono poi allargate con sequestri di alimenti, verifiche su conserve e funghi, campioni inviati a laboratori specializzati fuori regione e all'estero, anche in Svizzera. La svolta arriva il 31 marzo 2026: fonti giornalistiche riferiscono di tracce di ricina nei campioni biologici. Le autorità non hanno ancora fornito una ricostruzione definitiva.

Cos'è la ricina e come agisce

La ricina è una proteina altamente tossica contenuta nei semi del Ricinus communis, la pianta del ricino, diffusa a livello globale per l'estrazione dell'olio industriale. Il suo meccanismo d'azione è preciso e devastante: disattiva il ribosoma cellulare — la "fabbrica" delle proteine — bloccando la sintesi proteica e innescando una cascata di morte cellulare che nei casi gravi porta al collasso multiorgano. È questo il cuore della sua pericolosità: un interruttore che spegne una funzione essenziale comune a tutte le cellule del corpo.

La gravità del quadro clinico dipende dalla via di esposizione, dalla quantità di tossina e dal tempo trascorso prima delle cure. In caso di ingestione i sintomi compaiono entro poche ore — dolore addominale, vomito, diarrea intensa, ipotensione — con possibili danni epatici e renali nelle esposizioni più importanti. Per inalazione il quadro è prevalentemente respiratorio e può evolvere più rapidamente. L'esposizione per iniezione, rara ma particolarmente grave, può determinare collasso emodinamico in tempi brevi.

Perché è così difficile da diagnosticare

La diagnosi è complessa per due ragioni fondamentali. I sintomi iniziali sono aspecifici e imitano facilmente infezioni o intossicazioni comuni. I test di laboratorio diretti non sono esami di routine: nei casi sospetti si ricorre a laboratori di riferimento specializzati, che possono cercare la tossina nel sangue o la ricinina — un alcaloide marcatore — nelle urine. La raccolta corretta dei campioni e i tempi di invio sono determinanti.

Il caso di Campobasso lo dimostra: gli accessi ravvicinati al pronto soccorso tra il 24 e il 26 dicembre e il rapido peggioramento nei giorni successivi raccontano una finestra clinica stretta, in cui condividere precocemente il sospetto con i Centri Antiveleni e i laboratori specializzati può fare la differenza tra un'ipotesi e una diagnosi utile.

Nessun antidoto, solo supporto precoce

Non esiste un antidoto approvato per la ricina. Il trattamento si basa sulla terapia di supporto intensiva: controllo delle vie aeree, fluidoterapia, correzione degli squilibri elettrolitici, monitoraggio delle complicanze renali ed epatiche. In caso di ingestione recente può essere valutata la somministrazione di carbone attivo. La regola è una sola: intervenire presto e in modo strutturato, coinvolgendo i servizi di sanità pubblica e le forze dell'ordine quando si sospetta un evento intenzionale.

Cosa non è la ricina

Vale la pena chiarire un equivoco che circola spesso: la ricina non è l'olio di ricino. L'olio di uso industriale e farmaceutico viene estratto e raffinato con processi che eliminano la proteina tossica. Confondere i due piani alimenta paure improprie. Altrettanto da ridimensionare è l'immagine cinematografica — Breaking Bad in testa — che ha reso la tossina famosa come veleno "subdolo e infallibile": nella realtà i quadri clinici, i tempi di comparsa dei sintomi e la rilevazione richiedono competenze e strumenti ben più complessi di quanto la fiction suggerisca.

Le informazioni disponibili al 31 marzo 2026 indicano tracce di ricina nei campioni biologici e una riqualificazione dell'indagine in chiave omicidiaria. Per tutto il resto — origine della tossina, modalità di esposizione, responsabilità penali — vale una sola regola: attendere gli esiti ufficiali. Con rispetto per le vittime, per i familiari e per chi indaga.