Artemis II è decollato, obiettivo Luna: i dieci giorni che cambieranno il nostro futuro
Nessun allunaggio ma un test estremo e senza margini di errore. Gli astronauti sfrecceranno a 6.400 km dal lato oscuro del satellite su una traiettoria di "free return"
Alle 18:35 ora della Costa Est americana, le 00.35 in Italia il gigantesco Space Launch System (SLS), alto oltre 98 metri, si è staccato dalla Piattaforma 39B del Kennedy Space Center.
A bordo della navicella Orion viaggiano quattro astronauti, pronti a inaugurare un nuovo capitolo dell’esplorazione dello spazio profondo a più di cinquant’anni dalle storiche missioni Apollo.
Liftoff.
— NASA (@NASA) April 1, 2026
The Artemis II mission launched from @NASAKennedy at 6:35pm ET (2235 UTC), propelling four astronauts on a journey around the Moon.
Artemis II will pave the way for future Moon landings, as well as the next giant leap — astronauts on Mars. pic.twitter.com/ENQA4RTqAc
“Abbiamo un bellissimo sorgere della Luna, ci stiamo dirigendo proprio verso di essa”, ha annunciato il comandante Reid Wiseman dai finestrini della capsula poco dopo il decollo, racchiudendo l’emozione di un’impresa che è già storia.
L’equipaggio di Artemis II incarna una stagione spaziale più inclusiva e internazionale. Al fianco del veterano Wiseman volano Victor Glover, il primo astronauta afroamericano a spingersi oltre la bassa orbita terrestre, e Christina Koch, destinata a diventare la prima donna a circumnavigare il nostro satellite. A completare il quartetto c’è Jeremy Hansen dell’Agenzia Spaziale Canadese, il primo cittadino non statunitense dell’era moderna a intraprendere un viaggio nello spazio profondo.
Una composizione che riflette la natura del programma Artemis: leadership salda della NASA, sostenuta da partnership chiave con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), fornitrice del Modulo di Servizio europeo, e con la canadese CSA.
La missione, della durata di circa dieci giorni, rappresenta un banco di prova cruciale per la nuova architettura spaziale. Non è previsto l’allunaggio in questa fase, bensì un sorvolo spettacolare: Orion seguirà una traiettoria di “free return”, spingendosi oltre il lato nascosto della Luna fino a 6.400 chilometri dalla superficie, per poi sfruttare l’assist gravitazionale e rientrare in sicurezza con ammaraggio nell’Oceano Pacifico.
Le prime quarantotto ore saranno decisive: dopo il raggiungimento della bassa orbita terrestre e circa venticinque ore di test sui sistemi, è in programma l’accensione per l’iniezione translunare (TLI), che proietterà l’equipaggio verso lo spazio profondo.
Il volo offrirà anche l’occasione di validare tecnologie destinate a cambiare radicalmente le esplorazioni future. In primo piano l’O2O (Orion Artemis II Optical Communications System), un sistema di comunicazione ottica laser che consentirà di inviare a Terra video e immagini della Luna con una qualità impensabile all’epoca dell’Apollo. Un netto salto di qualità rispetto alle trasmissioni radio tradizionali, che apre la strada a operazioni complesse come la telemedicina e al trasferimento massiccio di dati per le future basi cislunari.
Il successo del lancio corona mesi di tensione e lavoro incessante. La NASA ha dovuto affrontare una ripida curva di apprendimento, tra perdite di idrogeno liquido e problemi alle valvole dell’elio che avevano imposto il rinvio del decollo, inizialmente previsto per marzo. Ma l’obiettivo vale l’attesa: oggi la Luna non è più un traguardo per piantare bandiere, bensì un hub strategico per lo sfruttamento in-situ delle risorse e un trampolino verso Marte.
Sullo sfondo incombe la pressione geopolitica della Cina, che punta a portare i propri taikonauti sulla superficie lunare entro il 2030 con una filiera autonoma. La nuova corsa allo spazio si gioca su standard tecnologici, leadership industriale e alleanze con il settore privato. Con Artemis II in rotta verso l’orbita lunare, l’Occidente ha riaffermato la propria credibilità tecnica, compiendo la prima mossa decisiva sulla nuova scacchiera cosmica.