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2 aprile 2026 - Aggiornato alle 08:17
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il caso

Famiglia del bosco, i figli riabbracciano mamma Catherine

Dopo 132 giorni la madre è rientrata nella casa protetta di Vasto. Un ritardo nella perizia psichiatrica frena il ritorno alla normalità.

02 Aprile 2026, 08:17

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Famiglia del bosco, i figli riabbracciano mamma Catherine

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Tre bambini, una sorella maggiore e due gemelli, hanno finalmente riabbracciato la madre, Catherine Birmingham.

Un incontro fatto di braccia tese e passi rapidi, giunto dopo 132 giorni dal collocamento dei minori nella comunità e a 27 giorni da quel drammatico 6 marzo 2026, quando un’ordinanza impose alla donna di lasciare l’edificio tra le lacrime.

La vicenda, passata alle cronache come la storia della “famiglia del bosco”, ha profondamente colpito l’opinione pubblica.

Tutto è iniziato il 20 novembre 2025, quando il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento temporaneo dei figli dal casolare immerso nei boschi di Palmoli, dove vivevano con Catherine e il compagno Nathan Trevallion.

La scelta di condurre una vita “a contatto con la natura” si scontrava con l’assenza di elettricità, gas e acqua corrente, nonché con criticità rilevanti sul diritto allo studio.

Da quel momento, per i minori è cominciata un’esistenza scandita da orari, scuola interna e incontri vigilati, in un quadro sin dall’inizio fragile.

La presenza di Catherine nella struttura aveva alimentato frizioni quotidiane con gli educatori, che l’avevano definita una figura “rigida”.

Le tensioni sono culminate nell’ordinanza di marzo che ne ha disposto l’allontanamento: i video di quella notte, tra pianti e abbracci interrotti, sono diventati virali, dividendo il Paese tra chi denunciava un “trauma aggiuntivo” per i bambini e chi riteneva inevitabile l’intervento istituzionale a fronte di una convivenza divenuta ingestibile.

Il clima di distensione è stato favorito anche da un passaggio politico: il 25 marzo, a Roma, la coppia è stata ricevuta dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, davanti al quale Catherine ha implorato in lacrime di poter tornare a essere una famiglia.

Da allora i genitori hanno adottato una linea diversa: meno conflittualità e maggiore collaborazione con i servizi sociali, con l’obiettivo di recuperare gradualmente la genitorialità.

Intanto, dal 1° aprile 2026, il Comune di Palmoli ha messo a disposizione un’abitazione “idonea” nel centro del paese, garantendo la copertura delle utenze.

Il lieto fine, tuttavia, non è ancora scritto. Il riavvicinamento di Catherine ai figli non equivale a un ricongiungimento pieno: si tratta di visite rigorosamente monitorate dagli operatori.

Sul futuro familiare pesa un ritardo decisivo, quello della perizia psichiatrica su genitori e minori, unico documento in grado di stabilire tempi e modalità per un eventuale rientro a casa.

Nel frattempo, mentre esperti come lo psichiatra Tonino Cantelmi avvertono che la lunga separazione rischia di determinare una “sofferenza strutturata”, i magistrati continuano a orientarsi con la bussola dell’“interesse superiore del minore”.

L’abbraccio di Vasto ha iniziato a ricucire uno strappo doloroso. La guarigione, però, resta sospesa, in attesa di decisioni e riscontri che potranno sciogliere, o aggravare, i nodi ancora irrisolti.