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Stretto Hormuz, si muove la coalizione dei volenterosi dopo le minacce di Trump. Tajani: «L'Italia parteciperà a una condizione»

Il premier britannico Starmer ha riunito oggi pomeriggio i Paesi disponibili a interventi multilaterali per garantire il transito delle navi nello Stretto controllato dall'Iran

02 Aprile 2026, 19:42

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Sale a “oltre 40” il numero dei Paesi che aderiscono alla coalizione riunita oggi dal Regno Unito per discutere i piani post-bellici di ripristino della navigazione commerciale nello strategico Stretto di Hormuz, in gran parte paralizzato dall’Iran in risposta alla guerra condotta da Usa e Israele. Lo ha annunciato ai media la ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper, al termine della riunione ministeriale in videoconferenza da lei presieduta. Cooper ha evocato “ogni possibile misura diplomatica ed economica coordinata” per ottenere la riapertura dello Stretto, attribuendo a Teheran l’intera responsabilità dell’attuale situazione.

All’alleanza prende parte anche l’Italia, rappresentata al vertice da Antonio Tajani, che aveva già aderito al nucleo fondatore promosso da Londra il 19 marzo con una dichiarazione sottoscritta inizialmente da Regno Unito, Francia, Germania, Giappone, Olanda e Italia.

LA RISPOSTA ALLE MINACCE DI TRUMP

Secondo il Financial Times, l’iniziativa sarebbe nata dopo un ultimatum dell’amministrazione di Donald Trump, che avrebbe minacciato gli alleati di sospendere il sostegno Usa alle forniture di armi all’Ucraina in assenza di un maggior impegno sul dossier Hormuz.

La riunione odierna segna, nelle parole della ministra britannica, un passo avanti nella preparazione di una possibile futura missione, comunque subordinata a un cessate il fuoco prioritario e al via libera delle Nazioni Unite.

A nome del governo guidato da Keir Starmer, Cooper ha accentuato i toni, anche in risposta alle pressioni statunitensi, sottolineando il coinvolgimento di una vasta “alleanza” che spazia dal Canada all’Australia, dai partner arabi del Golfo al Giappone e alla Corea del Sud, oltre a diversi membri europei della Nato.

Ha inoltre puntato il dito contro la risposta iraniana agli attacchi di Usa e Israele, accusando Teheran di aver “messo sotto sequestro una rotta vitale per la navigazione commerciale, prendendo in ostaggio l’economia globale”. Una strategia che, ha aggiunto, mira a “colpire Paesi come il Kuwait, il Bahrein, il Qatar, gli Emirati, l’Arabia Saudita, l’Oman o l’Iraq”, minacciando al contempo “le forniture di gas naturale verso l’Asia in generale, di fertilizzanti verso l’Africa e di carburante aereo nel mondo intero”.

LA POSIZIONE DI TAJANI

Nel corso della riunione su Hormuz, Tajani ha sostenuto – insieme, tra gli altri, al ministro olandese e alla viceministra degli Emirati – l’urgenza di un percorso con le Nazioni Unite per istituire al più presto un “corridoio umanitario” prioritariamente dedicato ai fertilizzanti e ai beni necessari a evitare una nuova crisi alimentare, in particolare nei Paesi africani. Lo rende noto la Farnesina in un comunicato. Assicurare il trasporto di fertilizzanti e altri beni umanitari attraverso Hormuz è “vitale”, ha sottolineato il ministro, che ha richiamato la posizione italiana a favore di una de-escalation immediata e del ritorno al dialogo diplomatico, in pieno coordinamento con partner europei e internazionali, e a sostegno di qualunque soluzione negoziale capace di assicurare stabilità regionale.

Il vicepremier ha inoltre confermato la disponibilità dell’Italia a valutare la partecipazione a iniziative multilaterali per garantire il passaggio sicuro delle navi nello Stretto, ribadendo che un chiaro mandato Onu è imprescindibile.

Tajani ha rimarcato gli impatti diretti del blocco sullo Stretto sulla sicurezza delle rotte marittime, sugli approvvigionamenti energetici globali e sulla sicurezza alimentare. Richiamando la dichiarazione del G7 del 27 marzo, ha confermato l’impegno dell’Italia a contribuire agli sforzi per tutelare la libertà di navigazione, nel rispetto del diritto internazionale, e per salvaguardare la stabilità dei mercati energetici.

L'IRAN VUOLE UN PEDAGGIO

Intanto, l’Iran istituirà un pedaggio per le navi in transito nello Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato il vice ministro degli Esteri, Kazem Gharibabadi, in un’intervista a Sputnik, secondo quanto riportato da BloombergTeheran e l’Oman stanno inoltre mettendo a punto un protocollo per “monitorare il transito” nello Stretto, riferisce Cnbc citando l’agenzia iraniana Irna.

Il traffico “dovrebbe essere supervisionato e coordinato dai due Paesi”, ha affermato Gharibabadi, aggiungendo: “Questi nuovi requisiti non comporteranno restrizioni. Serviranno a garantire un passaggio sicuro oltre a fornire servizi migliori alla navi”, ribadendo l’intenzione di introdurre un pedaggio. Nei giorni scorsi il Parlamento iraniano ha approvato i piani per l’introduzione di una tassa sul transito.