LA VISITA
Gedda, Doha, Abu Dhabi: perché Meloni ha scelto di essere la prima leader occidentale nel Golfo in guerra
Più che un tour regionale, è un test politico. L'area non è solo un bacino di investimenti miliardari: è diventato uno dei baricentri internazionali
Il rumore, stavolta, non è quello dei comizi. È quello più secco delle piste d'atterraggio e delle agende costruite all'ultimo minuto. Giorgia Meloni è atterrata a Gedda per una missione di due giorni che la porterà anche in Qatar e negli Emirati: un viaggio a sorpresa che racconta molto della fase aperta nel Golfo dopo settimane di guerra, attacchi missilistici e riposizionamenti diplomatici. Secondo askanews, è la prima visita di un leader occidentale nell'area dallo scoppio del conflitto.
Più che un tour regionale, è un test politico. Il Golfo non è solo un bacino di investimenti miliardari: è diventato uno dei baricentri della sicurezza internazionale, della tenuta dei mercati energetici e della diplomazia sulla crisi mediorientale. Se Palazzo Chigi ha scelto di muoversi adesso, in modo rapido e ad alto profilo, è perché ritiene che si giochi qualcosa di più di una relazione bilaterale.
Da Gedda: blindare il rapporto più prezioso
La prima tappa non è casuale. L'Arabia Saudita è il perno politico del Golfo, e il rapporto con Roma ha accelerato nell'ultimo anno. La visita di Meloni ad AlUla nel gennaio 2025 aveva elevato le relazioni a partenariato strategico, aprendo accordi commerciali per circa 10 miliardi di dollari. I numeri dicono perché si investe tanto: l'interscambio bilaterale ha superato i 10 miliardi di euro nel 2024, con un aumento del 67% in cinque anni e le esportazioni italiane verso il Regno a +27,9%, il dato più alto nell'area MENA. Blindare questo rapporto mentre la regione cerca nuovi equilibri è il primo obiettivo della missione.
Doha: energia e diplomazia che conta
La tappa in Qatar ha un peso diverso ma non minore. Doha è partner strategico per la sicurezza energetica italiana e continua a svolgere un ruolo di mediazione nei dossier mediorientali che nessun altro attore regionale può sostituire. Nei primi otto mesi del 2025 l'interscambio bilaterale ha raggiunto 3,1 miliardi di euro, in crescita del 21% rispetto all'anno precedente. Andare a Doha subito dopo Gedda significa parlare con due capitali che oggi condividono la necessità di evitare che la crisi si trasformi in una lunga instabilità sistemica.
Abu Dhabi: 40 miliardi e un corridoio verso l'India
La tappa emiratina è quella dove la politica estera incontra più apertamente l'economia. Il 24 febbraio 2025, durante la visita di Stato del presidente Sheikh Mohamed bin Zayed a Roma, Italia ed Emirati hanno firmato oltre 40 intese e formalizzato un impegno emiratino a investire 40 miliardi di dollari in Italia — energia, intelligenza artificiale, difesa, spazio, infrastrutture. Nei primi undici mesi del 2024 il commercio bilaterale ha toccato 9 miliardi di euro, con oltre 600 aziende italiane operative nel Paese. Ma la vera posta è geopolitica: Abu Dhabi è uno dei nodi chiave del corridoio India-Medio Oriente-Europa, l'IMEC, l'infrastruttura da 5.000 chilometri pensata per collegare India ed Europa via mare e ferrovia. Se la crisi del Golfo mette a rischio quei flussi, l'Italia vuole sedersi al tavolo con chi li governa.
Il senso del viaggio
Ridurlo a una missione commerciale sarebbe un errore. Gli affari contano, ma non bastano a spiegare il tempismo. Il Golfo post-guerra cerca partner affidabili, capaci di parlare insieme di sicurezza, energia e stabilità. L'Italia prova a candidarsi a questo profilo, forte di una rete di rapporti costruita negli ultimi mesi e di una postura meno ideologica di altri europei. E il messaggio che Meloni manda ai partner occidentali è chiaro: Roma non intende delegare ad altri la gestione del rapporto con le monarchie arabe.
Se davvero questa è la prima visita di un leader occidentale nell'area dall'inizio della guerra, il valore del gesto è tutto qui: arrivare prima che la finestra si richiuda. In diplomazia, spesso, un'ora di vantaggio vale più di un'ora di discorsi.