Crisi energetica
Dall'allarme razionamento al rischio stop dei voli: Bruxelles valuta scorte strategiche per i carburanti
Per i prodotti critici, come diesel e cherosene, «le cose potrebbero peggiorare nelle prossime settimane»
«La crisi energetica sarà lunga, il razionamento dei carburanti è una possibilità». Dopo giorni di messaggi indirizzati alle 27 capitali, eccolo, il vero e proprio allarme lanciato dalla Commissione europea. Ed è ancora il commissario all’Energia, Dan Jorgensen, a indossare i panni della Cassandra.
In un’intervista al Financial Times l’ex ministro danese sceglie di usare la parola più dura, il «razionamento». Dietro questa definizione si nascondono alcuni dei peggiori incubi per i cittadini europei: aerei a terra per mancanza di cherosene, viabilità automobilistica ridotta, vacanze estive da riprogrammare. Eppure, al momento la realtà è questa.
La crisi energetica scaturita dalla guerra in Iran - che non a caso ha portato Giorgia Meloni ad un blitz a sorpresa nel Golfo Persico - lascia poco spazio agli ottimisti.
L’Europa, man mano che l’offensiva israelo-americana su Teheran proseguiva, ha nei giorni scorsi assistito al progressivo estendersi dell’allarme energia. Al principio concentrato soprattutto sull'aspetto dei costi. Poi, il passaggio allo step successivo, la mancanza di gas e petrolio. Di più, la mancanza di carburante per i trasporti, il meno sostituibile con le rinnovabili.
La tempesta perfetta potrebbe innanzitutto investire il comparto aereo. Secondo la testata specialistica Argus, si prevede che il Portogallo potrebbe esaurire il carburante per jet in quattro mesi, mentre l'Ungheria potrebbe finirlo in cinque, la Danimarca in sei, l'Italia e la Germania in sette, e la Francia e l’Irlanda in otto.
Discorso diverso per la Polonia: è quasi autosufficiente nel carburante per jet, quindi è improbabile che affronti una crisi. Ma Varsavia è un’eccezione. La chiusura dello Stretto di Hormuz e i danni alle infrastrutture energetiche del Golfo rendono la crisi energetica «grave e lunga». Una crisi che, come ha già avvertito Bruxelles nei giorni scorsi, andrà ben oltre la fine della guerra.
Non è un caso che Jorgensen abbia parlato con il Ft di "shock duraturo e strutturale", con un appendice: per i prodotti critici, come diesel e cherosene, «le cose potrebbero peggiorare nelle prossime settimane». L’Europa, da qualche giorno, sta esaminando tutte le strade per ammorbidire la crisi. A Bruxelles si fa più incalzante la voce di un summit dei 27 ad hoc da tenersi sull'energia. Non si esclude che si tenga a maggio, visto che il 23 aprile i leader si incontreranno già a Cipro, per il Consiglio europeo informale. Nel frattempo la Commissione non esclude più un ulteriore rilascio delle riserve strategiche di petrolio, dopo quello autorizzato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia nelle prime battute del conflitto.
La sicurezza dell’approvvigionamento, al momento, non appare a rischio. Ma l’Ue si prepara a scenari peggiori. E si prepara all’ipotesi di acquistare più carburante dagli Stati Uniti. Con un problema: per importarli deve cambiare le normative comunitarie. Ue e Usa hanno infatti regole diverse per il carburante per aerei: nell’Unione ha un punto di congelamento di -47 gradi mentre negli Stati Uniti è di -40 gradi. Il rischio, per Ursula von der Leyen, è di infilarsi in un cul de sac non solo normativo ma anche politico, visto che tra i 27 cresce la fronda di Paesi a dir poco scettici nella scelta di affidarsi a Trump.