l'america di oggi
Trump vuole riaprire il carcere di Alcatraz (e ha chiesto 152 milioni al Congresso)
Il presidente vuole ricreare un penitenziario federale di massima sicurezza: costi potenziali da 2 miliardi, sfide ingegneristiche, impatto turistico e scontro politico
Nel bilancio federale per l’anno fiscale 2027 l’amministrazione Trump ha inserito una voce che pare uscita da un copione hollywoodiano: 152 milioni di dollari per avviare la riapertura di Alcatraz come penitenziario federale.
L’obiettivo della Casa Bianca non è valorizzare un polo museale, bensì riportare i detenuti su “The Rock”, ricostruendo sull’isola una “state-of-the-art secure prison facility”, cioè una struttura di massima sicurezza conforme agli standard ingegneristici contemporanei.
I 152 milioni richiesti al Congresso rappresentano però soltanto un anticipo per l’apertura del cantiere. Le stime preliminari elaborate dall’amministrazione per una ricostruzione ex novo raggiungono l’esorbitante cifra di 2 miliardi di dollari.
L’iniziativa si colloca all’interno di un ampio rafforzamento del sistema penitenziario: il Dipartimento di Giustizia prevede 40,8 miliardi di spesa discrezionale, con un incremento di 1,7 miliardi destinato al Federal Bureau of Prisons per sostenere Alcatraz e altri istituti.
Già nel maggio 2025 Trump aveva esplorato la possibilità, avviando con il National Park Service studi di fattibilità su approvvigionamento energetico, risorse idriche, logistica e materiali anti-corrosione.
La realtà materiale dell’isola costituisce tuttavia un ostacolo formidabile. Il celebre penitenziario fu chiuso il 21 marzo 1963 proprio perché antieconomico, troppo oneroso da mantenere e gravemente deteriorato; venne sostituito dal carcere di Marion, in Illinois.
Oggi Alcatraz è un bene storico e una formidabile attrazione turistica: accoglie circa 1,6 milioni di visitatori l’anno e genera 60 milioni di dollari per l’indotto del parco. Il governo sta già investendo decine di milioni per la messa in sicurezza e la conservazione del sito a fini turistici, tra cui 40,2 milioni per il molo del 1939 e 63,6 milioni per l’ala ospedaliera.
Ripristinarne la funzione detentiva richiederebbe un salto di scala drastico per implementare ex novo infrastrutture energetiche, fognarie, di evacuazione e di sorveglianza, in linea con parametri contemporanei assai stringenti.
Oltre alle sfide ingegneristiche, si profila un profondo scontro politico. Alcatraz custodisce la memoria dell’occupazione dei nativi americani (1969-1971), tappa cruciale per l’affermazione della loro autodeterminazione. La deputata democratica californiana Nancy Pelosi, promettendo battaglia in Parlamento con tutti gli strumenti di bilancio, ha bollato la proposta come “assurda”, denunciandola quale tentativo di trasformare un simbolo pubblico di San Francisco in pura propaganda.
Il piano rispecchia la retorica securitaria di Trump, la cui agenda si traduce in un budget che prevede drastici tagli ai programmi civili e spese militari spinte fino a 1.500 miliardi di dollari. Più che una riapertura, il progetto sembra puntare alla costruzione di un polo industriale della detenzione, travestito da mito nostalgico.