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4 aprile 2026 - Aggiornato alle 21:00
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il delitto

Garlasco, il giallo della porta mai aperta: e se Chiara non avesse fatto entrare il killer?

La difesa di Alberto Stasi ribalta la scena del crimine: l'allarme staccato alle 9:12 serviva solo per i gatti, l'assassino ne ha approfittato per un'irruzione silenziosa. Tutto quello che non torna

04 Aprile 2026, 18:46

Garlasco, il giallo della porta mai aperta: e se Chiara non avesse fatto entrare il killer?

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Il caso Garlasco torna a far discutere, rimettendo in gioco certezze e letture consolidate su uno dei delitti più complessi e mediatici d’Italia.

Per anni l’immagine più diffusa dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto del 2007, è stata quella di una giovane in pigiama, sola in casa, che apre con naturalezza la porta al suo assassino.

Oggi, però, attorno a quella mattina riemerge una versione diametralmente opposta, rilanciata dalla difesa di Alberto Stasi: non un ingresso consentito con fiducia, bensì un’irruzione repentina agevolata da un gesto di routine. Al centro c'è l’orario in cui l’allarme dell’abitazione risulta disinserito: le 9.12.

Secondo i legali di Stasi, quella manovra non indicherebbe l’arrivo di una persona attesa, ma una necessità domestica ordinaria, ossia permettere ai gatti di uscire in giardino. In quel frangente, la villetta si sarebbe improvvisamente esposta, offrendo a un aggressore già appostato l’occasione per colpire. Quindi doveva essere qualcuno a conoscenza delle abitudini di casa Poggi.

A sostegno di questa tesi c'è uno dei simboli della vicenda: il pigiama di Chiara. Se in passato gli abiti da notte erano stati interpretati come indizio di confidenza tra vittima e killer, oggi la difesa li evoca per sostenere l’opposto: proprio perché non vestita per ricevere, sarebbe meno verosimile che Chiara avesse deciso di aprire volontariamente a qualcuno sulla soglia.

Si fa strada quindi l’ipotesi di uno scavalcamento del muretto di cinta, suggerita dal ritrovamento di un calcinaccio. L’assassino cioè potrebbe aver atteso nascosto all’esterno, forse giunto nei pressi dell’abitazione con quella bicicletta nera da donna avvistata intorno alle 9.10 dalla vicina per poi introdursi dal retro.

In questo scenario, Chiara, impegnata a fare colazione o a guardare la televisione nel salottino, avrebbe abbassato il volume dopo aver percepito un rumore sospetto, ritrovandosi di colpo, senza vie di fuga, faccia a faccia con l’aggressore. La verità giudiziaria dice che Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva nel 2015 a 16 anni per omicidio volontario e, dal 2025, è ammesso al regime di semilibertà.

Ma l'anno scorso il caso che sembrai ormai risolto ha trovato una nuova svolta: la Procura di Pavia ha aperto un nuovo filone d’indagine autonomo, iscrivendo nel registro degli indagati Andrea Sempio a seguito di accertamenti genetici condotti con tecniche di ultima generazione