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Bagno di sangue nel sud-ovest iraniano: 9 morti in attacchi «americano-israeliani» durante l'operazione Usa
Torre telecomunicazioni di Kouh Siah distrutta e rischio di escalation dopo l'abbattimento dell'F-15E
L’Iran denuncia un bagno di sangue nel sud-ovest: 9 morti e 8 feriti in attacchi missilistici «americano‑israeliani» nella provincia di Kohgiluyeh e Boyer‑Ahmad, mentre infuria l’operazione USA per recuperare un aviatore eiettatosi da un caccia abbattuto. Media statali teherani puntano il dito su raid mirati alla torre telecomunicazioni di Kouh Siah (Dehdasht), con 4 vittime e 1 ferito; il totale sale con 5 morti a Siah Kouh, 4 tra Vazag e Kakan.
Il governatore locale e la direttrice medica di Yasouj, Roghieh Panahi, confermano: missili hanno devastato infrastrutture IRIB durante ricerche del pilota disperso. Teheran lega l’escalation all’F-15E down del 3 aprile, con Trump che esaltava il «salvataggio audace» del secondo aviatore. Nessuna conferma da Pentagono o Tel Aviv, ma il timing – post ultimatum Hormuz – puzza di ritorsione.
Escalation Medio Oriente: da Hormuz a raid interni iraniani
Kohgiluyeh, zona montuosa e remota, diventa teatro di guerra asimmetrica: attacchi precisi mentre elicotteri low‑profile USA scandagliano per il disperso. L’Iran, già sotto torchio per lo Stretto chiuso (20% petrolio globale), risponde con narrazione anti‑occidentale: «Operazione disperata», tuonano i comandi. Pasdaran giurano vendetta, Israele tace ma prepara Iron Dome.
Il bilancio sale: torre TV distrutta, civili colpiti in «salvataggio». Trump 2.0 cavalca hard power, post‑reelezione: raid stile Bin Laden, ma con twist 2026 – droni AI, tensioni post‑Ucraina. Petrolio +18%, Europa trema per gas algerino (Transmed Sicilia a rischio). Kuwait già bersagliato, basi USA in allarme.