Gerusalemme
Il sepolcro vuoto come arma: l'appello pasquale di Pierbattista Pizzaballa per una pace vera
Pasqua come disarmo interiore e speranza contro la "tregua armata" che soffoca la Terra Santa
Dal Santo Sepolcro il grido pasquale più urgente: Pierbattista Pizzaballa, cardinale di Gerusalemme, invoca una pace vera contro la “tregua armata” che soffoca la Terra Santa. Nell’omelia della Messa di Pasqua, ha denunciato tombe riaperte dall’odio, violenza e ritorsioni: «Sembra che abbiamo rimesso il Signore nel sepolcro ogni volta che la morte ha l’ultima parola».
«In questa madre di fede, diventata terra di confronti drammatici, risuona la domanda: ‘Dove lo avete posto?’», ha tuonato il Patriarca dei Latini, rifiutando la logica del nemico e la “giustizia” del calcolo danni. La Pasqua irrompe liberatrice: «Il Risorto non sta nelle nostre strategie di sopravvivenza, né nelle ragioni o paure. È già uscito, ci precede nel coraggio di ricominciare, nel riconoscere l’altro, nel disarmare il cuore».
Speranza pasquale contro voci di morte
Pizzaballa sfida la rassegnazione: «Mentre leviamo voci di morte, la nostra arma è il sepolcro vuoto. Nulla è definitivo: l’ultima parola è di chi risorge, non di chi seppellisce». Un messaggio profetico per Gerusalemme 2026, crocevia di conflitti, eco del Papa Francesco che denuncia ingiustizie globali. «La Risurrezione è disobbedienza alla logica bellica, l’unica speranza che apre le porte della pace qui e ora».
In un Medio Oriente ferito – Iran, Israele, Hormuz sotto tensione – il cardinale offre la Pasqua come “disarmo interiore”. La Terra Santa, da calvario a annuncio vivente: Cristo risorto precede, invita a vera riconciliazione oltre le armi.