SPAGNA
Ortiz, ex matador di Málaga, muore travolto da un toro prima della Corrida Picassiana
L'incidente nei corrales di La Malagueta la vigilia di Pasqua. La plaza celebrava i 150 anni
La morte è arrivata prima della musica, prima del paseíllo, prima ancora che il pubblico prendesse posto. È arrivata nei corrales di La Malagueta, là dove la corrida non si vede ma si prepara: cancelli, manovre rapide, il tratto più opaco e meno raccontato della macchina taurina. Venerdì 3 aprile 2026, Ricardo Ortiz, ex matador malagueño di 51 anni, è stato investito e ucciso da uno dei tori destinati alla Corrida Picassiana del giorno successivo, durante le operazioni di gestione degli animali nei recinti interni della plaza.
Il mondo taurino spagnolo ha appreso la notizia in poche ore. La corrida non è stata annullata: si è tenuta regolarmente sabato 4 aprile, ma in un'atmosfera sospesa, con bandiere a mezz'asta, paseíllo in silenzio e un omaggio collettivo prima che i toreri entrassero in arena.
L'uomo che conosceva la plaza dall'interno
Per Málaga non era un nome qualunque. Ricardo Ortiz era figlio di Manolo Ortiz, torero e banderillero molto noto nell'ambiente locale. Si era formato alla Escuela Taurina cittadina, aveva debuttato come novillero nel 1989 ad Arcos de la Frontera e preso l'alternativa nel 1994 a Quito, con Joselito come padrino. Non una carriera da primissimo piano nel panorama nazionale, ma una presenza riconoscibile nel circuito andaluso: uscite a hombros a La Malagueta, e nel 2000 una giornata memorabile in arena insieme a José Tomás.
Quando la stagione si è chiusa, Ortiz non ha lasciato il settore. Era rimasto a lavorare per Lances de Futuro come corralero, uno di quelli che rendono possibile la corrida da dietro le quinte. È lì che la morte lo ha trovato — non sotto gli occhi del pubblico, ma nel luogo del lavoro quotidiano, nel silenzio della retrovia.
Una data già caricata di significati
L'incidente irrompe in un momento particolarmente esposto per La Malagueta. Nel 2026 la plaza celebra i suoi 150 anni, e la Corrida Picassiana del 4 aprile era stata scelta come punto di partenza ufficiale delle celebrazioni: manifesto firmato da Jacob Vilató, pronipote di Picasso, cartellone con Fortes, Juan Ortega e Pablo Aguado, trasmissione su Canal Sur. Un appuntamento identitario trasformato in lutto prima ancora di cominciare.
La corrida si è tenuta lo stesso. In Andalusia il rito ingloba spesso il lutto senza rinunciare a se stesso: lo codifica, lo mette in scena, lo assorbe nel cerimoniale. Il paseíllo in silenzio, il pubblico in piedi, la tromba come preghiera: non un'aggiunta protocollare, ma il vero prologo della giornata.
Il rischio che resta invisibile
Il caso di Ricardo Ortiz ricorda una verità spesso rimossa: nella tauromachia il pericolo non appartiene solo al momento visibile dello spettacolo. Esiste una lunga catena di lavoro — trasporto, ricezione, contenimento, indirizzamento degli animali — affidata a professionisti esperti ma mai del tutto al riparo dall'imprevedibile. L'uomo che aveva attraversato La Malagueta in tutte le forme possibili — da figlio d'arte, da novillero, da matador, da uomo di corrales — è morto proprio lì, dove l'attenzione pubblica è minima e il rischio, silenziosa, resta intatto.