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SALUTE

Pasquetta, picnic e pollini: perché l'allergia rende per milioni di italiani la primavera la stagione più difficile

Tra gite fuori porta, fioriture anticipate e sintomi spesso sottovalutati, ecco cosa sta cambiando davvero nelle allergie stagionali e come affrontare i giorni di festa senza trasformarli in una corsa ai farmaci

06 Aprile 2026, 08:58

09:00

Pasqua, picnic e pollini: perché per milioni di italiani la primavera più attesa può diventare la più difficile

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C’è un’immagine che racconta bene la contraddizione della primavera italiana: tavolate all’aperto, prati pieni, aria tiepida, bambini che corrono. E, nello stesso momento, occhi che bruciano, starnuti a raffica, naso chiuso, sonno disturbato, respiro corto. Per una parte consistente della popolazione, il paesaggio più desiderato dell’anno coincide con il periodo più insidioso. Secondo gli specialisti, infatti, circa 3 italiani su 10 che convivono con allergie stagionali arrivano alle festività pasquali nel momento più delicato dell’anno, con un aumento del rischio di reazioni fino al 25% rispetto alle settimane precedenti. A pesare è soprattutto la maggiore permanenza all’aperto, in piena stagione pollinica, proprio quando alcune delle principali specie allergeniche stanno già circolando con decisione nell’aria.

La fotografia emersa nei giorni scorsi al congresso “Libero Respiro”, segnalato sul calendario eventi della SIAAIC, mette a fuoco un dato che i pazienti conoscono bene sulla propria pelle: Pasqua e Pasquetta non significano soltanto spostamenti, gite e aria aperta, ma anche una vera esposizione cumulativa agli allergeni. Secondo Vincenzo Patella, presidente della SIAAIC e direttore dell’Uoc Medicina Interna dell’Azienda Sanitaria di Salerno, quest’anno il quadro è reso più intenso dalla fioritura anticipata e simultanea di molte piante; tra gli allergeni maggiormente chiamati in causa ci sono graminacee, betulacee, parietarie e olivi. Accanto a lui, Stefano Del Giacco, ordinario di Medicina interna dell’Università di Cagliari, richiama l’attenzione sul fatto che nei giorni successivi al ponte pasquale gli ambulatori registrano un incremento delle visite e delle reazioni allergiche pari appunto a circa un quarto in più rispetto alla media delle settimane precedenti.

Non è solo “raffreddore da primavera”

Il punto, spesso, è che l’allergia stagionale continua a essere banalizzata. La si scambia per un fastidio sopportabile, un malanno minore, un raffreddore fuori stagione. E invece la rinite allergica è una condizione che può compromettere il sonno, la concentrazione, il lavoro, lo studio e la qualità della vita quotidiana; in alcuni casi si accompagna a congiuntivite allergica e, nei pazienti più vulnerabili, può aggravare o favorire crisi di asma. I sintomi tipici sono abbastanza riconoscibili: starnuti, tosse, rinorrea, ostruzione nasale, prurito a naso, gola e orecchie, occhi arrossati e lacrimanti, mal di testa, stanchezza. La loro persistenza per settimane, più che per pochi giorni, è uno degli elementi che aiutano a distinguerli da un’infezione respiratoria comune.

In Italia il peso del fenomeno è ampio. L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ricorda che, secondo i dati richiamati dall’OMS, la prevalenza delle allergie ai pollini può collocarsi tra il 10% e il 40% della popolazione a seconda delle aree e dei periodi dell’anno; lo stesso ospedale stima che nel nostro Paese ogni anno circa 9 milioni di persone sviluppino allergie respiratorie legate ai pollini presenti nell’aria e che 4 milioni abbiano bisogno di cure. Sul fronte pediatrico, il quadro è altrettanto rilevante: tra 1,2 e 2,7 milioni di bambini italiani soffrirebbero di allergie ai pollini. Non sono numeri da margine, insomma, ma una questione di salute pubblica che riguarda famiglie, scuole, lavoro e organizzazione sanitaria.

Perché proprio a Pasqua il rischio cresce

Le feste pasquali fanno da moltiplicatore perfetto. Non tanto perché “c’è più polline” in assoluto ovunque, ma perché cambia il comportamento delle persone: più tempo nei parchi, nei prati, nelle campagne, nelle aree collinari; più finestre aperte in auto e in casa; più esposizione nelle ore centrali della giornata; più attività fisica all’esterno. In allergologia questo conta moltissimo, perché il problema non è solo il picco puntuale, ma la somma delle esposizioni. È per questo che una giornata spensierata fuori porta può concludersi, la sera, con sintomi molto più intensi di quelli sperimentati in città o durante la routine lavorativa.

A complicare il quadro c’è il fatto che la stagione pollinica sta diventando meno prevedibile. Il CDC segnala che l’aumento delle temperature, la riduzione dei giorni di gelo e le variazioni di precipitazioni possono anticipare l’inizio della stagione dei pollini, prolungarla e aumentare la quantità di polline dispersa nell’aria. L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù osserva lo stesso fenomeno in chiave clinica: sintomi più precoci, pause più brevi, stagioni allergiche più lunghe, con alcune piante che in certe annate possono presentare persino un secondo periodo di impollinazione. È uno dei motivi per cui sempre più pazienti riferiscono di “non avere più un mese preciso”, ma una lunga coda di disturbi che si sposta e si allarga.

I pollini da tenere d’occhio, e perché l’Italia cambia da regione a regione

Dire “allergia ai pollini” non basta. Dietro questa espressione si nasconde un mosaico botanico e geografico molto vario. Il rapporto di ISPRA sui principali pollini allergenici in Italia elenca tra le famiglie di maggiore interesse Betulaceae, Poaceae/Gramineae, Oleaceae, Urticaceae, oltre ad altre famiglie come Cupressaceae/Taxaceae e Corylaceae. In pratica, il rischio non è uguale da Nord a Sud, né da costa a interno, né tra pianura e montagna. Anche per questo i pazienti che si sentono bene in una città possono peggiorare rapidamente dopo un trasferimento di poche decine di chilometri.

I bollettini regionali mostrano bene questa variabilità. Nelle Marche, per esempio, il monitoraggio aerobiologico di fine marzo 2026 evidenziava la presenza di pollini di Cupressaceae/Taxaceae, Corylaceae, primi segnali di graminacee, Betulaceae, Oleaceae e Urticaceae, con una forte influenza delle condizioni meteo sull’emissione pollinica. È un dettaglio importante: pioggia, vento, rialzi termici e bruschi cambiamenti di temperatura possono far oscillare sensibilmente le concentrazioni, ma non annullano il rischio per chi è sensibile. Proprio per questo gli esperti invitano a consultare i bollettini locali, non a ragionare per impressioni generiche.

Mare, città d’arte, montagna: la geografia delle scelte intelligenti

Una delle indicazioni più utili emerse dagli allergologi è anche una delle meno scontate: non tutte le mete per le feste sono equivalenti. Secondo Patella, le località di mare e costiere risultano spesso più favorevoli perché la brezza marina aiuta a disperdere i pollini, mantenendo l’aria relativamente più pulita dagli allergeni. Possono rappresentare una buona alternativa anche i borghi storici e le città d’arte, dove è possibile stare all’aperto senza restare immersi per ore in prati e fioriture. Più prudenza, invece, per campagne, prati e parchi nelle giornate ventose, quando la dispersione dei pollini aumenta nettamente.

C’è poi il capitolo montagna. Nell’articolo rilanciato da ANSA, gli specialisti ricordano che oltre gli 800-1.000 metri la stagione dei pollini tende in molti casi a iniziare più tardi. Non significa assenza di allergeni, ma una probabilità diversa di esposizione in alcune fasi della primavera. La parola chiave, anche qui, è contestualizzare: quota, vegetazione locale, meteo e storia clinica individuale contano più del luogo “bello” scelto all’ultimo momento.

I temporali non sempre “lavano l’aria”

È un altro luogo comune duro a morire: se piove, l’allergico dovrebbe respirare meglio. Non sempre è così. Del Giacco mette in guardia dai temporali brevi e intensi, perché possono favorire la frammentazione dei granuli pollinici e il rilascio di particelle ancora più piccole e irritanti, capaci di penetrare più in profondità nelle vie aeree. L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù richiama lo stesso meccanismo parlando di asma da temporale, un fenomeno da non trascurare soprattutto nei pazienti asmatici o con sintomi respiratori bassi già noti. È un’informazione cruciale: il temporale improvviso durante la gita non è necessariamente una tregua, e in alcuni casi può diventare un fattore di peggioramento.

La prevenzione che funziona davvero

Le misure più efficaci non sono spettacolari, ma concrete. Il primo strumento è il bollettino pollinico. La rete POLLnet del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente mette a disposizione aggiornamenti e previsioni sulle concentrazioni polliniche, con monitoraggi diffusi sul territorio nazionale e bollettini regionali consultabili prima di partire. In altre parole: se si controllano meteo, traffico e tempi di percorrenza, ha perfettamente senso controllare anche il carico di pollini.

Il secondo strumento è una piccola disciplina quotidiana. Il NHS consiglia di tenere quanto più possibile porte e finestre chiuse quando i pollini sono alti, fare doccia e cambiare i vestiti dopo essere stati fuori, usare occhiali avvolgenti o cappello per ridurre il contatto con occhi e naso, evitare di stendere i panni all’aperto e non trattenere in casa fiori freschi. Può aiutare anche applicare una piccola quantità di sostanza protettiva intorno alle narici per intercettare parte del polline, così come usare filtri adeguati nell’auto e pulire gli ambienti con panni umidi più che con spolverate “a secco”. Sono accorgimenti apparentemente minori, ma sommandosi possono fare la differenza tra una giornata gestibile e una giornata persa.

Farmaci sì, ma con criterio

Per chi ha già una diagnosi, arrivare impreparato è l’errore più comune. Gli specialisti raccomandano di portare sempre con sé un piccolo kit di emergenza con antistaminici, spray nasali e colliri già prescritti. Il NHS ricorda che i trattamenti più utilizzati per controllare i sintomi comprendono antistaminici in compresse, gocce o spray, e spray nasali steroidei; alcuni antistaminici possono causare sonnolenza, quindi la scelta va adattata alla persona e al contesto, soprattutto se si guida. Nei casi in cui i sintomi non rispondano bene alle terapie usuali, o quando l’allergia è particolarmente impattante, il medico può valutare il ricorso all’immunoterapia allergene-specifica.

Qui serve chiarezza: il cosiddetto “vaccino antiallergico” non è una soluzione da improvvisare sotto Pasqua. L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù spiega che l’immunoterapia consiste nella somministrazione controllata di dosi crescenti dell’allergene per 3-5 anni nei casi selezionati; il NHS sottolinea che, quando indicata, di norma viene avviata alcuni mesi prima della stagione allergica; l’AIFA ricorda che in Italia esistono medicinali allergeni autorizzati per specifiche indicazioni, accanto a prodotti gestiti in regime di prescrizione personalizzata sotto responsabilità medica. Tradotto: è una terapia seria, efficace in molti pazienti, ma da impostare per tempo con uno specialista, non da cercare come rimedio d’emergenza.

Quando è il momento di non aspettare più

L’allergia stagionale non va eroicizzata. Se i sintomi peggiorano, se disturbano il sonno, se compromettono attività quotidiane, se compaiono sibili, senso di costrizione toracica o respiro affannoso, è il momento di chiedere una valutazione clinica. Il NHS raccomanda di rivolgersi al medico quando i disturbi peggiorano o non migliorano con i farmaci da banco; il CDC ricorda che l’esposizione ai pollini è associata a crisi d’asma e a un aumento dei ricoveri per problemi respiratori. In altre parole, non tutto ciò che inizia con un semplice starnuto resta un semplice starnuto.

Il messaggio più utile, allora, è forse questo: la primavera non va evitata, ma capita. Conoscere i propri allergeni, consultare i bollettini, scegliere meglio tempi e luoghi delle uscite, avere con sé le terapie giuste e non minimizzare i segnali del corpo permette di non trasformare le feste in una prova di resistenza. La Pasqua resta una stagione di movimento e leggerezza. Ma per milioni di persone quella leggerezza passa, prima di tutto, dalla capacità di respirare bene.