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il caso

L'India pensa ai coccodrilli e ai serpenti per sigillare il confine con il Bangladesh e fermare l'immigrazione

Una nota interna della guardia di frontiera indiana valuta l'uso di rettili velenosi contro contrabbandieri e infiltrati dal Bangladesh. Ma i rischi per i civili sono altissimi

07 Aprile 2026, 19:56

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L'India pensa ai Coccodrilli e ai serpenti per sigillare il confine con il Bangladesh e fermare l'immigrazione

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Sembra un espediente partorito da un romanziere distopico: impiegare coccodrilli e serpenti velenosi come deterrente naturale contro gli attraversamenti illegali. Eppure, una comunicazione interna della Border Security Force (BSF) indiana, datata 26 marzo, ha effettivamente chiesto ai comandi sul territorio di valutare la fattibilità di una “barriera biologica” nei tratti fluviali più impervi lungo il confine con il Bangladesh.

Non è una misura già operativa, ma la sola esistenza del documento rivela una crisi di strategia.

La frontiera indo-bangladese si estende per 4.096,7 chilometri ed è tra le più complesse dell’Asia meridionale, attraversando pianure, paludi e corsi d’acqua. Secondo i dati del Ministero dell’Interno del febbraio 2025, ben 864 chilometri risultano ancora privi di recinzione; oltre 174 di questi sono considerati del tutto “non fattibili” con infrastrutture tradizionali a causa del terreno acquitrinoso e instabile.

In queste falle geografiche prospera la criminalità transfrontaliera. Oltre agli ingressi irregolari, il confine è teatro di contrabbando, tratta di esseri umani e traffico di stupefacenti. Nel 2024 il valore dei sequestri ha superato la cifra record di 46.107 lakh di rupie e, solo nei primi undici mesi del 2025, le autorità indiane hanno registrato più di 1.100 tentativi di infiltrazione.

Una pressione continua che ha trasformato la sicurezza in terreno di scontro politico: il ministro dell’Interno Amit Shah, figura di punta del BJP, ha più volte accusato il governo del West Bengal di non collaborare sulle acquisizioni fondiarie, facendo della vicenda un’arma elettorale.

Di fronte all’impossibilità di erigere barriere sull’acqua, l’ipotesi di usare fauna pericolosa punta a intimidire e ostacolare i gruppi criminali che si muovono di notte su piccole imbarcazioni.

Ma le criticità sono immediate e gravi: i rettili non distinguono tra un contrabbandiere e un civile. Durante i frequenti allagamenti, coccodrilli e serpenti finirebbero nei villaggi densamente popolati, trasformando una misura di sicurezza in una minaccia mortale per la cittadinanza.

Inoltre, nei Sundarbans indiani vivono già circa 220-242 coccodrilli d’acqua salata, specie che gode del massimo livello di tutela legale. Un loro impiego “tattico” solleverebbe ostacoli normativi ed etici pressoché insormontabili, oltre a rischiare di inasprire rapporti diplomatici già fragili e politicizzati con Dacca.

La vera direttrice di Nuova Delhi, più che zoologica, è inevitabilmente tecnologica: droni, sensori a infrarossi, telecamere termiche e radar sono gli strumenti su cui il governo sta investendo per illuminare le “dark zones” della linea di demarcazione.

L’ipotesi dei rettili guardiani resterà con ogni probabilità una bizzarra opzione confinata sulla carta, ma equivale a una drammatica ammissione: gli strumenti ordinari non bastano più. È il segno dell’estrema frustrazione di uno Stato che non sa come sigillare un confine fatto d’acqua.